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a riferire, bastantemente palesano ch'egli si è giovato delle altrui esagerate asserzioni. “Extant praeterea aliis in locis similia spiramenta, quae noctu et interdiu flammarum globos cum strepitu eructant, ut in loco quodam dicto Barigazzio; quare totus hic tractus Mutinensis, et Regiensis agri, qui ad Appennini radices iacet bituminosae ac sulphureae materiae valde ferax est” (pag. 16).
Ma il Fisico che con maggior fondamento ha ragionato di questi fuochi è il Dottor Galeazzi bolognese, il quale dopo l'essere stato sul Cimone passò a Barigazzo per osservarli nel 1719. Io quì adunque compendiate riferirò le sue osservazioni stampate nel primo Tomo degli Atti dell'Accademia di Bologna. Essendo egli per tanto sul luogo uscivano dalla terra molte e diverse fiamme, spesso alte un piede, e talvolta due, nel colore simili alle comuni. Si estendevano in ampiezza quasi a sei piedi, ma nelle più forti eruzioni giungevano ora a venti ora a trenta piedi, siccome gli narravano quegli Abitatori. L'odore era come di zolfo, il che facea vedere