che l'alimento di quelle fiamme derivava da materia sulfurea. Tenuissimo ne era il calore, poichè quando il termometro fu quasi dentro alle fiamme, l'alcohol si sollevò solamente otto linee parigine. Se la terra di dove si alzan le fiamme venga battuta con gran forza, improvvisamente e per qualche tempo cessano di farsi vedere, per uscir dopo in altra parte più copiose e più veementi. Non hanno tempo prefisso, ma così d'estate come d'inverno appariscono quando non cadano dirotte pioggie, e non soffino impetuosissimi venti. Si fa egli poscia a render ragione di queste fiamme, valendosi della credenza che sieno originate da esalazioni sulfuree, le quali al tocco dell'aria si accendono nella guisa che fa il fosforo di Lemery, e di Ombergio.
All'epoca dunque marcata dal Galeazzi che è di 75 anni a questa parte, si vede che que' fuochi non differivano sostanzialmente dai presenti. Erano fiammelle più o meno alte, per la rarezza fornite di poco calorico, come il sono anche adesso, ove la corpulenza sia picciola. Riferivano gli abitanti di