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Pagina:Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino, vol. 5, 1795 - BEIC IE6483391.djvu/189

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non si potè scavar con le zappe per l'incontrata resistenza lapidea. Ma questo impedimento istesso divenne utilissimo a miei rintracciamenti. Quel masso arenario veniva interrotto da cinque fessure, ed era giusto da esse che sortivan le fiamme formatrici dell'incendio. Scopersi adunque che il gaz idrogeno non emanava dalla crosta di terra che copre quel montuoso pendio, ma sibbene dal nucleo arenario lapideo. Dal qual nucleo è pur facile che derivi anche quello che è l'autore degli altri fuochi di Vetta, e della Raìna, giacchè volendo anche supporre che alcuni di loro fatta abbiano la prima loro comparsa nel 1666, come riferisce Boccone, per relazione de' paesani, egli è inverisimile che le sostanze in questa crosta non molto grossa rinchiuse, generatrici del gaz idrogeno, sfruttate non siensi di esso in questo spazio di tempo.

Quando nel 1719 osservò il Galeazzi i fuochi di Barigazzo, que' paesani gli dissero esservi un interna comunicazione fra essi e quelli di Vetta, argomentandolo dal vedere che quelli cessando, questi ne escono in maggior co-