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che ulterior cammino, entrai in un larghissimo piano erboso che guarda la Lombardia, chiamato Piano Cavallaro, per servir di pascolo nella state ai cavalli. Fino a questo luogo la salita non è disagevole, ma il restante del cammino per arrivare al Cimone è ripidissimo, e tutto ingombro di massi di sasso arenario il qual posso dire che da Fanano a quel sito accompagnò sempre i miei passi.
Un ora e mezzo prima dell'alba superato aveva quella sommità, nascostasi già la luna sotto dell'orizzonte, ma quelle tenebre venivano tratto tratto diradate da un luminoso e giocondo spettacolo. Quando giunsi ai faggi su l'imbrunir della notte non andò guari che un gruppo di nubi temporalesche spinto da un impetuoso vento di ouest coperse il nostro orizzonte, e versò un diluvio di pioggia e di picciola gragnuola, durante la burrasca sì frequenti e sì vivi ne erano i lampi, e per quegli eccheggianti dirupi sì fragorosi si udivano i tuoni, che pareva l'aer tutto ne divampasse, e quel tratto di monte fosse per iscoscendere e diroccare. Ma un ora appresso rasserenossi il cielo, se non che