Pagina:Viaggio in Dalmazia.djvu/123

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25Il tuo fratello, di Pintoro il figlio.
     Addietro volse a questo dire i passi
D’Asan la Sposa, e le braccia distese
Al collo del fratello. „ Ah! fratel mio,
„ Vedi vergogna! e’ mi repudia, Madre
30„ Di cinque figli!“ Il Begh nulla risponde;
Ma dalla tasca di vermiglia seta
Un foglio trae di libertade, ond’ella
Ricoronarsi pienamente possa,
Dopo che avrà con lui fatto ritorno
35Alla casa materna. Allor che vide
L’afflitta donna il doloroso scritto,
De’ suoi due figliuolin’ baciò le fronti,
E delle due fanciulle i rosei volti:
Ma al bambino, che giaceva in culla
40Staccar non si poteo. Seco la trasse,
Il severo fratello a viva forza;
Sui cavallo la pose, e fe ritorno
Con essa insieme alla magion paterna.
     Breve tempo restovvi. Ancor passati
45Sette giorni non erano, che intorno
Fu da ogni parte ricercata in moglie
La giovane gentil d’alto legnaggio;
E fra i nobili Proci era distinto
L’Imoskese Cadì. Prega piagnendo
50Ella il fratel: deh non voler di nuovo
Darmi in moglie ad alcun, te ne scongiuro
Pella tua vita, o mio fratello amato;
Onde dal petto il cor non mi si schianti
Nel riveder gli abbandonati figli!
     55Il Begh non bada alle sue voci; è fisso
Di darla in moglie al buon Cadì d’Imoski.
Allor di nuovo ella pregò: deh! almeno
(Poichè pur così vuoi) manda d’Imoski