mente a quello ch’era stato fatto in avanti, o per soverchia riverenza al nome dell’immortal Muratori, e di Filippo Argelati, che tanto anch’esso in quell’arduo lavoro erasi travagliato, o per mostrar che per nulla aveano le verità espresse dal censor fiorentino, ogni altra cosa messa in non cale fuorchè l’amore del vero, rivolti si fossero a Firenze per aver piena contezza dei molti e buonissimi codici che vi sono, col riscontro dei quali sarebbero indubitatamente riusciti a formare un’edizione quale l’Italia desiderava. Ma non è questo il solo esempio valevole a mostrare che nella repubblica eziandio delle lettere, accade il più delle volte, che ad un privato capriccio resta sacrificato il pubblico bene. Allora non si sarebbero desiderati nella stampa tanti frammenti interessantissimi, e degl’ interi capitoli[1], rimasti sepolti in diversi
- ↑ Tra’ molti testi a penna della Cronica di Giovanni Villani che abbiamo in Firenze, prescegliendo quello detto del Davanzati, di cui parleremo a suo luogo, e con questo ponendo a confronto l’edizione di cui parliamo, trovasi, che al cap. 48 del lib. I. manca in essa un frammento; un altro al cap. 58 del medesimo libro; e così al cap. 9, 11, e 15 del lib. II; e al 17 e 56 del lib. VII. mancano pure dei frammenti di molta importanza. Dopo il cap. 45 dello stesso lib. VII. manca un lungo e assai curioso capitolo, e un altro pure ne manca non meno interessante dopo il 36 del lib. VIII. Nè son tutte queste le mancanze che si potrebbero notare, ma ci limitiamo a queste, perchè le reputiamo sufficienti a mostrare che noi non parliamo che per la verità. Riflettasi poi, che questa edizione milanese non è la sola che abbia le accennate