Pagina:Vita di Dante, Petrarca e Boccaccio.djvu/145

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canti, dopo le accurate ricerche dell' abate de-Sade, che portò quasi ad evidenza , essere stata la moglie di Ugo figlio di Paolo de-Sad& la tanto amata Laura del Petrarca. Quindi non par che troppo bene si avvisi il Maoetti nel dire, che tatt'al- tro di quel che suonano, indichino i versi del Poeta. Percioc- ché troppo egli era difficile, cbe il suo animo concepito aves- se sentimenti si teneri e patetici, qua» sòoo nei suoi vergi, che d'immensa dolcetta ne ricercano le fibre , per un* ente morale , ed astratto , com' è la sapienza , e non per la 'sns Laura, di cui fa sempre or giocondo, or lamentevole ri- cordo nei sonetti, nelle canzoni, e nei suoi trionfi. Basterebbe riflettere posatamente sn qnetl' egregio sonetto « Levomtpi il mio pensiere ecc. » volto a Leura riveduta in sogno , per concludere invincibilmente, essere stati i suoi amori per colei, che il prese per mano, e disse « in questa spera meco sarai, se il desir non erra « io son colei, che, ti dife tanta guerra etc. Uop' è dnnque inferire, che nulla hanno di allegorico^ ì soavi detti del Petrarca ; e che la soapassione par La ora fu vee- nientissima, come quella di Dante par Bice; sendochè > poeti amar sogliono più le vaghe donne, che le ingegnose allegorie» (xi) È da avvertire, eh'egli comincio, ad apprendere lingua greca tol monaco Ba ria amo ambasciadore dell' Impara dorè An- dronico presso il Papa Benedetto XII. Poi già sessagenario ri- pigliò tale stodio con Leonzio Pilato di Tessalonìca, tostocchè }' ebbe conosciuto in Venezia , per opera del suo amico Boc- caccio. Ed in questa seconda epoca è paragonabile più ragio- nevolmente a Catone , come dice il nostro Ma net ti. (Biografi Univ. Venezia 1828 peg. 411') fxn) Questo libro egli con^pose a Gavignano, per consolare . Azzone~di Correggio, suo indegno amico, usurpatore della So- vranità di Parma sotto pretesto di francarla. (BiograC Univ. pag. 407 )

(xtn) Questo altro è da rigoardarsi, come tributo di con- discendensa verso i Cai-tosi ni di Montrien , di cui suo (rateila Gherardo avea indossato l'abita (Idi pag. 4a70