Pagina:Vivanti - Sorella di Messalina.djvu/126

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122 annie vivanti


Egli, ch’era sempre stato, per istinto e per educazione, di una lealtà a un tempo candida e ferrea, era divenuto equivoco e complesso. Mentiva per Raimonda e con Raimonda. Tutta la sua esistenza era una menzogna; ed egli non aveva più nè principî, nè volontà, nè dignità, nè fermezza. Era sulla china ineluttabile del completo avvilimento.

Quella donna che, da principio, aveva finto di interessarsi alla sua arte, che aveva ostentato un grande entusiasmo per l’opera sua e il suo ingegno — non appena era riuscita a sedurlo, a soggiogarlo, che cosa aveva fatto? Dov’erano sfumati i nobili propositi dei primi tempi quando essa dichiarava di volerlo aiutare, ispirare, spingere verso la celebrità e la gloria?

Un amaro sorriso torse il labbro del giovane a quei ricordi. Come tutto era stato falso in lei, falso e vile e menzognero! Che cosa le era mai importato di lui come artista? Che cosa contava per lei l’ingegno, l’ispirazione, l’arte? Ma se per l’arte essa non aveva che odio! odio e disprezzo e rancore, come d’altronde per tutto ciò che, anche per breve tempo, lo allontanava o lo distraeva da lei!

Ella, che pure si arrogava il diritto di seguire ogni propria fantasia, di concedersi ogni più stravagante capriccio, da lui esigeva