Pagina:Vivanti - Sorella di Messalina.djvu/132

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128 annie vivanti


Della cuginetta casta e candida?... Di altre donne?

A questo pensiero il cuore gli mancò. Le scialbe tenerezze di una mite creatura ignara, come le sapienti lascivie d’altre donne belle e perverse, tutte, tutte al pensarle gli davano un senso di ripugnanza e di sgomento.

Altre donne!...

Soltanto all’idea di ricominciare con un’altra la fosca tragicommedia dell’amore, di riprendere con un’altra l’aspro calvario della passione, egli si sentiva mancare, come davanti a una mostruosa, inutile fatica.

Quale altra donna dopo di questa avrebbe potuto avvincerlo? Quale altra sarebbe parsa sufficiente ai suoi sensi esasperati, al suo spirito affinato nella fiamma di sottili acri tormenti? Nessuna, nessuna mai!

Raimonda gli aveva avvelenata la coppa di tutte le gioie.

Subitamente un nuovo pensiero l’afferrò:

— E lei?

Lei, che cosa avrebbe fatto quand’egli l’avesse lasciata? Libera e sola, in quali nuovi abissi d’infamia e di depravazione sarebbe precipitata?

A quell’idea i suoi nervi si contrassero; strinse i pugni, e nella sua mente balenò l’idea del delitto.