Pagina:Vivanti - Sorella di Messalina.djvu/39

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gnora di pochi istanti prima, calma, dignitosa e corretta; gli occhi verdi ridivennero triangolari; le labbra ch’ella mordeva convulsamente eran scarlatte; stringeva con violenza alle narici il fazzoletto intriso d’etere.

Alberto turbato le s’inginocchiò dinanzi, e piegò il volto sul braccio di lei, fresco alla sua guancia accaldata.

— Raimonda! — mormorò convulso — amami! amami!

— Ma ti amo! ti amo! Non hai compreso che ti amo? — singhiozzò lei.

E colle due mani gli alzò il viso e gli affondò nelle pupille lo sguardo violento, assetato di voluttà.

Al giovane ella apparve d’un tratto intristita, avvizzita, pietosa. Ed egli pensò che la donna è meno bella quanto più è ardente, meno inebriante quanto più è appassionata, meno commovente quanto più è commossa.

Con subitaneo finissimo intuito ella parve leggergli in fronte quel pensiero. Si riprese, subitamente calmata, sorrise, lo cinse col braccio e gli battè lievemente le dita sulla schiena, come se suonasse il pianoforte.

— Ma tu, dopo ciò che ti ho detto, tu hai forse paura di me!

— No! no! non ho paura — esclamò il giovane, ripreso a sua volta dalla passione.