Pagina:Vivanti - Sorella di Messalina.djvu/70

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66 annie vivanti


Ella continuò, senza badargli, fissi nel vuoto gli occhi d’acquamarina che parevano divenuti più glauchi e più profondi.

— E viene il giorno in cui (per dispetto o per disperazione? per vanità o per follìa? per ira o per dolore?...) cadiamo in quelle braccia che si aprono a noi, cerchiamo rifugio e conforto in quell’anima ignota!... E la bocca dell’amante nuovo soffoca sulla nostra bocca il singulto che prorompe per l’altro, placa nel nostro cuore lo struggimento per l’altro, spegne nei nostri nervi il desiderio dell’altro.

Alberto si sentì impallidire.

Ella continuò, quasi parlando a sè stessa:

— E quando ci siamo date a lui... ecco che — per un fenomeno misterioso della nostra anima — è di lui che siamo innamorate! Eccoci guarite di uno spasimo, e piombate in uno spasimo nuovo. Ecco il nuovo amante che ci strazia, ci tortura, ci dilania come ci aveva straziato e dilaniato il primo...

Tacque un istante; indi riprese:

— E l’altro?... il primo?... quello che fino allora abbiamo amato sino al delirio, sino alla follìa?... Egli per noi non esiste più. È caduto dai nostri desideri come una cosa morta. È diventato per noi un essere trascurabile e insignificante; nulla in lui ci