Pagina:Volta - Le stelle, 1930.djvu/7

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Sin qui non ho fatto che un sommario; illustriamolo a grandi linee.

Prima che da vicino come individui fisici, consideriamo le stelle come folla anonima, sotto il punto di vista del numero, della distanza e del moto; ne riconosceremo così le associazioni e le migrazioni vaste e giungeremo infine a contemplare, nella sua forma e nelle sue dimensioni, l’architettura viva e mobile dell’universo stellato.

Proponendoci di calcolare il numero totale delle stelle, ammettiamo che esse non siano in numero infinito e, per concludere questo calcolo, occorre da un lato stabilire una scala degli splendori, o grandezze apparenti stellari e dall’altro contare tutte quelle più luminose di una grandezza data. Tanto più questo conteggio è spinto lungo la scala degli splendori decrescenti e tanto più legittima sarà la estrapolazione o l’induzione alla totalità delle stelle esistenti; solo la penetrazione degli strumenti moderni, l’ausilio della fotografia ed il metodo statistico, applicato ad un numero adeguato di aree scelte, potevano portare a numeri attendibili. La scala delle grandezze è fissata per modo che il rapporto di splendore fra una grandezza e la seguente è di circa 2 volte e mezza; di più, com’è noto, agli splendori decrescenti geometricamente, corrispondono numeri aritmeticamente crescenti di grandezze.

Fra lo splendore di una stella di prima grandezza e quello di una di sesta, appena percettibile ad occhio nudo, il rapporto di luce è già da 100 ad 1; fra le stelle di prima e quelle di ventunesima grandezza — le ultime a cui si sia spinta la rassegna fotometrica — il rapporto è di 100 milioni; fra il sole e le stesse stelline di ventunesima il rapporto di luce è rappresentato dalla cifra 4 seguita da 18 zeri: tale l’ampiezza della scala fotometrica astronomica.

I numeri che rappresentano la totalità delle stelle, sino ad una data grandezza compresa, dovrebbero crescere secondo un rapporto costante poco minore di 4 da una grandezza alla successiva, se le stelle fossero distribuite egualmente alle varie distanze; il numero totale cioè delle stelle sino alla sesta grandezza dovrebbe essere quasi il quadruplo delle stelle tutte sino alla quinta e così via.

Questo rapporto, poco minore di 4 dapprincipio, va regolarmente diminuendo man mano che spingiamo il conteggio verso le più deboli stelle. Le stelle sino alla ventesima, secondo Seares e Van Rhijn, sono 990 milioni, sino alla ventunesima sono 1.690 milioni — bisognerebbe adunque arrivare sin quasi alle ultime stelle visibili coi telescopi perchè gli uomini, e non tutti ancora, potes-