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V


Quel primo sguardo, ch’io rivolsi a lei,
     Che tien sul mio voler libero impero,
     Innocente partì dagli occhi miei,
     Ma tal non ritornò poscia al pensiero:
5Che all’intelletto con sì dolci e bei
     Color dipinse il vago volto altero,
     Che tosto e cuore e libertà perdei,
     Cui più, infelice! il ritrovar non spero.
Del fiero inganno mio Ragion s’accorse,
     10Ma che? in aiuto del tradito cuore
     Colle sue forze ahi! troppo tardi accorse,
Ch’altri s’era di lui fatto Signore:
     Onde confusa i passi indietro torse,
     Ed io rimasi in servitù d’Amore.


VI1


Deh qual mi scorre, oh Dio! di vena in vena
     Freddo timore, allorch’io penso al giorno
     Giorno per me, sol di vergogna e scorno,
     In cui il Giusto fia sicuro appena.
5Talchè mia mente di quel dì ripiena
     L’alme più elette sbigottite intorno
     Vede al Giudice irato, e il fier soggiorno
     Cercar d’atroce non dovuta pena.
Sol per celarsi a lui, ch’all’ira è volto.
     10Misera e vede ancor gli Angeli suoi
     Coll’ali per timor coprirsi il volto.
Se tanto temeran gli sdegni tuoi
     Quelli, che in Cielo hai già, Signore, accolto,
     Che fia quel giorno, ahimè! che fia di noi?


VII2


Forse celarmi in quelle piaghe io spero
     Nel duro dì, che ’l divin sdegno aspetta,
     In quelle, ahimè! ch’al Giudice severo

  1. Memoria del Giudizio Universale.
  2. Sullo stesso soggetto.