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XX


Oh quante volte con pietoso affetto,
     T’amo, diss’ella, e t’amerò qual figlio
     Ond’io bagnai per tenerezza il ciglio,
     E nel tempio del cuor sacrai suo detto.
5Da indi, o fosse di Natura effetto,
     O pur d’alta virtù forza e consiglio,
     L’amai qual madre; e questo basso esiglio
     Mi fu solo per lei caro, e diletto.
Vincol di sangue, e lealtà di mente,
     10E tacer saggio, e ragionar cortese,
     E bontà cauta, e libertà prudente,
E oneste voglie in santo zelo accese
     Fur quell’esca leggiadra, a cui repente
     L’inestinguibil mio fuoco s’accese.


XXI


Fuoco, cui spegner de’ miei pianti l’acque e
     Non potran mai, nè de’ sospiri il vento;
     Perchè in terra non fu suo nascimento,
     Nè terrena materia unqua gli piacque.
5Prima che nascess’io, nel Cielo ei nacque,
     Ed ancor vive, nè giammai fa spento,
     Che alle faville sue porge alimento
     Quella, che a Noi morendo, al Ciel rinacque.
Anzi or lassù vie più s’accende, e nuova
     10A sua virtù virtute ivi s’aggiunge,
     Ov’ei sè stesso, e ’l suo principio trova.
E mentre al primo ardor si ricongiunge,
     Cresce così, che con mirabil pruova
     Più che pria da vicin, m’arde or da lunge.


XXII


Signor, fu mia ventura, e tuo gran dono
     L’amar Costei, che ad amar te mi trasse:
     Costei, che in me la sua bontà ritrasse,
     Per farmi a te simil più ch’io non sono.
5Onde in pensar, quanto sei giusto e buono.
     Convien che gli occhi riverenti abbasse,