Pagina:Zappi, Maratti - Rime I.pdf/254

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
206

XII1


Sposa, tu pensa a me, ch’a te pens’io:
     Abbiam di Me Tu pena, Io di Te cura:
     E come Dio di perderti ha paura,
     Bramo paura in Te di perder Dio.
5Dammi dunque il tuo Cuore e prendi il mio,
     Ch’Io sia di Te, Tu si di Me sicura:
     Onde al Fattor Tu sempre, io alla Fattura
     Torniam, seguendo il natural desìo:
E mentre il Cuor ti toglio e ’l mio ti fi’o,
     10E l’un dell’altro è guardia e prigioniero,
     E Me con Te, e Te con Me divido:
Tu di Me, Io di Te siam piaga e arciero,
     Tu di Me, Io di Tc colomba e nido
     E Tu mio solo, ed Io tuo sol pensiero.


XIII


Il tempo io son; spegni la face Amore,
     E fa del mio trofeo spoglia il tuo strale;
     Che la Ragione almen trovi il natale,
     Tra’l cener d’ogni secolo che muore.
5Beltà, grazia, virtù, possanza, onore
     Son messe al fin del ferro mio fatale;
     E di più regni il cenere non vale
     (Miralo e piangi ) a misurar poch’ore.
E se colà di Libica foresta
     10Tra procelle di polve il Pellegrino,
     Trova naufragi in terra, e assorto resta;
Tu, che al periglio, Amor, già sei vicino,
     Volgi le luci in questa polve, e in questa
     Del Ciel, ch’è Patria tua, traccia il camino.


XIV


Fanciulla amante al Genitor gradita,
     Per mostrar quanto è bella, uscita un giorno,
     De’ tesori paterni il seno adorno,

  1. Parole di Gesù Cristo a Santa Caterina da Siena.