Pagina:Zappi, Maratti - Rime I.pdf/368

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5E se rustica Musa or non può tanto,
     Usa d’ornarsi il crin di mirti e fiori,
     Nuovo per te valor vestendo e manto,
     Vedremla alto trattar palme ed allori.
Di sè stessa maggior così poi resa
     10Ammirerassi eguale a sì gran pondo,
     Per te sol chiara e per cotanta impresa.
Che con stil quindi a null’altra secondo
     Famosa andrà di tua virtute accesa,
     Signor che lume spandi ampio e profondo.


II


Se in me reo di più colpe il giusto Dio
     Grave talor l’irata man distese,
     Pietà gridai pentito, e quindi apprese
     L’alma a por freno, e norma al suo desio.
5E pur s’ella poi vide al pianto mio
     Placarsi il Ciel, l’antico uso riprese,
     Ond’io tornando a rinnovar l’offese,
     E la pena, e ’l perdon posi in obblìo
Ma se seguir ricuso o pigro, o stanco
     10L’intrapreso miglior corso primiero,
     Senza la sferza, e i duri sproni al fianco;
Signor, raddoppia i colpi pur, ch’io spero
     Di compir, così punto, ardito e franco
     Quel che mi resta ancor breve sentiero


III


Ecco il tempo, o Israele, ed ecco il giorno,
     Che lo scettro di Giuda a Giuda è tolto;
     Ecco il tuo Re già nato, onde ritorno
     Farai da’ lacci, in libertà disciolto.
5Ma non stupir se ’l vedi in vil soggiorno,
     E fra Pastori in rozze spoglie avvolto,
     Questo al Parto real ben mille intorno
     Star dovrìan serví in aureo tetto accolto;
Ch’anzi sol quindi hai da sperar, che scosse
     10Sian le catene tue, se al mondo usciro
     Così quei, che al tuo scampo il Ciel promosse.