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Seccansi e l’acqua; e i rami in faccia a lei.
     Pastorelle, scacciatela da voi:
     L’iniqua Ingratitudine è costei.


II


Sorge tra i sassi limpido un Ruscello,
     E di correre al Mar solo ha desìo;
     Nè il Bosco, o ’l Prato è di ritegno al Rio
     Benchè ameno sia questo, e quel sia bello.
5Ad ogni mirto, ad ogni fior novello
     Par, ch’esso dica in suo linguaggio, addio;
     Alfin con lamentevol mormorìo
     Giunto nel Mar tutto si prende in quello.
Tal io, che fido adoro in due pupille
     10Quanto di vago mai san far gli Dei,
     Miro sol di passaggio e Clori, e Fille.
Tornan sempre a Dorinda i pensier miei,
     Benchè li volga a mille Ninfe, e mille:
     Ed in vederla poi mi perdo in lei.


III1


Il Soglio, che t’offrir Giustizia, e Fede,
     Calchi di tanti illustri pregi ornato,
     Che asceso appena dal tuo nobil piede;
     E più grande divenne, e più lodato.
5Oh quanto andò carco per te di prede
     Legno di bronzi in ambo i fianchi armato!
     Oh come di trofei ricco si vede
     Quel, che ti pende, inclito brando al lato!
Ed oh di qual sublime fuoco accesa
     10Lampi diffonde di valor guerriero
     Chiara la tua bell’Alma in ogn’impresa
Gnde il Soglio Giustizia, e Fè ti diero;
     Poi l’una, e l’altra alto gridar fu intesa:
     Grand’è l’onor, ma non già il premio intero.

  1. Coronale detto in Arcadia per l’esaltazione dell’Eminentissimo Gran Maestro di Malta Zondadari.