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Pagina:Zappi, Maratti - Rime II.pdf/142

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315Colei, che ha sparso il crine, e il sen ferito,
     È l’infelice moglie di Sichèo,
     Che ruppe fede al cener del marito.
Odi, come si duol che non poteo
     Già vendicarsi del Figliuol d’Anchise,
     320Che tanta ingiuria al suo bel nome feo,
     Onde sè stessa per vendetta uccise.

FRANCESCO MARIA DE CONTI

Parafr. dell’orazione: Ante oculos tuos, etc.

AVanti a gl’occhi tuoi dell’infinite
     Nostre colpe, Signor, portiam la salma
     E scopriam le profonde aspre ferite,
     Onde langue trafitta, ed egra l’alma:
     5Portiamla a te; perchè alle rie pentite
     Nostre voglie tu sol recar puoi calma:
     A te le discopriam, perchè virtute
     Hai tu sol di recar vera salute.
Se il fallir misuriam, ch’abbiam commesso
     10È maggior del gastigo il nostro male
     Poichè d’infedeltade il grave eccesso
     Egual colpa non ha, nè pena eguale:
     Ogni nostro atto ogni pensiero stesso
     Chiama ognora dal Cielo un nuovo strale:
     15Onde ciò, che soffriam, ch’abbiam sofferto,
     Nasce da i falli, ed è minor del merto
Troppo più grave e troppo più pesante
     È il nostro errore del flagello stesso:
     Così, Signor, ti scuopri ognor più amante
     20In soffrire non solo il nostro eccesso,
     Ma nel punirlo ancor, mentre le tante
     Nostre colpe agguagliar non vuoi con esso:
     Noi tuoi figli, noi siamo empi in fallire,
     E tu padre ti mostri anco in punire.