Pagina:Zecche e monete degli Abruzzi.djvu/26

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
10

il doppio carattere di moneta e di peso, onde, restandogli come moneta l’antico nome, come peso quello gli fa dato di tarpisium a dinotare la trigesima frazione dell’oncia. Investito Ruggeri nel 1139 da papa Innocenzio II del reame di Sicilia e il figliuol suo Ruggeri del ducato di Puglia, volle quel re eternare l’anno successivo la memoria di sì gran fatto, stampando una nuova moneta d’argento del valore di 8 romesine o di 24 follari, che dal titolo del figliuolo si chiamò ducato1; rimase però inalterato il tarì, e con esso l’oncia di conto.

Devesi all’imperatore Federico II di Svevia la nuova divisione, operata il 1222, dell’oncia in 600 grana, e quindi del tarì in 20 grana, come pure da lui si coniò il mezzo grano nel denaro di mistura, del quale si vide pure la metà, corrispondente al quarto di grano d’oro. Per decreto del 1231 le zecche di Brindisi e di Messina stamparono gli augustali e i mezzi augustali, le più eleganti monete che dai bei tempi di Roma in poi si fosser vedute, nobili monumenti della risorgente arte italiana. L’augustale si fece del valore di un quarto d’oncia o di tari 7 ½, alla bontà di carati 20 ½, a differenza dei tarì brindisini e messinesi, la cui bontà, era soltanto di carati 16 ; e il nome gli provenne dallo effigiatovi busto dell’augusto Federico. Che se, com’è probabilissimo, la fabbrica di quella moneta durò quanto il governo svevo, del che può trovarsi prova nella copia di augustali tuttavia superstite e nella ricca varietà dei loro conii, i successori di Federico non desistettero mai dal riprodurre sovr’essi la effigie e il nome del restitutore della moneta d’oro dell’Europa occidentale.

Carlo I di Angiò che, per invito di papa Urbano IV, fece suo il reame dell’una e l’altra Sicilia nel 1266, e fondò la nuova dinastia, non intralasciò nel primo anno del suo regno lo stampo dell’oro, nella zecca di Barletta; ma sostituì la propria alla imagine di Federico, e all’aquila lo scudo angioino, abolendo così i veri augustali, e dando alle nuove monete di pari

  1. Salv. Fusco, Dissertazione su di una moneta del re Ruggeri detta Ducato, Napoli 1812.