Pagina:Zecche e monete degli Abruzzi.djvu/39

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occuparci, siccome di quelle che dentro a’ confini del regno si coniarono esclusivamente in Abruzzo, salva l’unica eccezione di Sora, per assoldare le truppe e per agevolare i commercii coi vicini stati della Chiesa, sono i bolognini e le celle. La prima menzione di bolognini in Abruzzo l’abbiamo nella cronaca di Nicolò di Borbona, quando parla della copiosa raccolta d’uve del 1368, onde si vendette il vino bolongni cinque la soma de tre varili1. Queste monetine, che si principiarono battere col tipo del busto mitrato nelle zecche pontificie da papa Urbano V, tra il 1362 e il 70, ebbero sì gran voga in tutta l’Italia centrale nel secolo successivo, che mettea conto ai monetieri lo intralasciare lo stampo delle altre specie per dar mano a quello dei bolognini; ma, appunto perchè universalmente ricevuto, il bolognino fu in breve tempo, non solo tosato dai frodatori, ma e adulterato dagli zecchieri; e lo vedremo anche all’Aquila, non fosse altro, scemato di peso prima del 1404, onde accadde che quella officina per qualche tempo fosse chiusa. Secondo la tariffa romana degli 8 di luglio 1439, che regola il corso delle valute nel patrimonio di san Pietro2, il bolognino di Roma dovea correre 4 cinquini ossia 20 denari, e l’aquilano cogli altri forestieri solo cinquini 3 3/5 o denari 18; ma vuolsi ammettere che in quella tariffa, affine di accreditare la moneta dello stato, siasi ribassato il corso dell’estere, mercè la quale ragionevole supposizione sparirà la tenue differenza tra le due specie di bolognini. Il rapporto tra il bolognino nostro e il carlino, e per conseguenza la sua proporzione col ducato, risulta da ciò che, essendosi nel 1438 chiesto dagli aquilani di pagare le collette ad rationem de bolonenis LX pro quolibet ducato, il re Renato rispose: In bonos ducatos auri vel carolenorum ad rationem de carolenis X prò quolibet ducato 3. Dunque il bolognino tor-

  1. O. c. 854.
  2. Card. Garampi, Saggi di osservazioni sul valore delle antiche monete pontificie, s. l. e a., pag. 90 e seg. dell’App. doc. XXIV. Quest’opera non fu mai pubblicata, né fornita di stampare. L’esemplare di cui mi prevalsi è quello della Vaticana, che contiene importanti aggiunte manoscritte.
  3. Muratori, Ant. Ital. VI, 559.