Pagina:Zecche e monete degli Abruzzi.djvu/67

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ghe; perciocché, memore dei danni inferitile dalla casa di Aragona, l’Aquila aveva già alzato lo stendardo di Francia, prima ancora che Carlo VIII mettesse piede nel regno e, seguendone l’esempio, tutto Abruzzo era insorto, ridottisi i pochi avanzi dell’esercito aragonese nella rocca di Celano. Questa rivolta sgomentò il nuovo re, di cui riuscirono a vuoto gli sforzi per chiudere il passo di San Germano a Carlo, che il 17 febbrajo pigliò Gaeta; onde Ferdinando mosse a difender Capua, ma la seppe in mano del nemico, il 19; e ricondottosi a Napoli, ove prosciolse i sudditi dal prestatogli giuramento, fuggì indi ad Ischia. Il giorno 20, un araldo francese si presentò alle porte di Napoli, e vi fu ricevuto fra le acclamazioni della moltitudine; e sul tramontare del dì vegnente, il re cristianissimo fece il trionfale suo ingresso nella capitale del regno. È noto come il 15 maggio dell’anno stesso, nel duomo di Napoli, Carlo fosse dal legato pontificio incoronato re di Sicilia e di Gerusalemme; e come, cinque giorni appresso, saputa l’alleanza conchiusa dai veneziani tra gli stati d’Italia per togliergli la nuova corona e intercettargli il ritorno, si dipartisse di Napoli, lasciandovi governatore il conte di Montpensier, mentre al D’Aubigny rimase affidata la tutela delle Calabrie.

La zecca dell’Aquila, che ne’ suoi monumenti ci serbò memoria di tanti sovrani, il cui dominio si andò alternando negli Abruzzi, non esitò ad improntare le proprie monete del nome e delle armi del francese conquistatore; ed era già operosa nello stampo loro nel maggio 95, allorché i sulmonesi pari facoltà imploravano. Il che, anche nella mancanza dei relativi capitoli, chiaro ci si appalesa dall’esame dei conii, dei quali soggiungo la descrizione, e riproduco nelle tavole i tipi.

D. charles * roi * de * fre. Scudo coronato di Francia, alla cui punta la sigla k.

R. + cite * de * leigle. Aquila incoronata ad ale aperte, entr’ornato composto di quattro semicerchii1.


  1. Leblanc, Traité historique des monnoies de France, Paris, p. 316