Pagina:Zibaldone di pensieri I.djvu/144

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118 pensieri (28)

componimento suo dove non si veda qualche lampo di bella novità), con dignitoso garbo e composta vivacità e certa leggiadria propria di lui (cosí anche il Rubbi), per la quale si può chiamare originale, benché di piccola originalità. I sonetti amorosi hanno le doti sopraddette, e qual piú qual meno s’accostano all’anacreontico.


*   Il Manfredi non ha altro che chiarezza e facilità e gentilezza ed eleganza, senz’ombra di forza in nessun luogo, sí che quando il soggetto la richiede resta veramente compassionevole e misero e impotente come nelle quartine per Luigi XIV. Del resto la gentilezza sua, ch’io dico, è diversa dalla grazia e leggiadria e venustà, ch’è cosa piú interiore, intima nel componimento e indefinibile. Né ha il Manfredi punto che fare coll’anacreontico, e la gentilezza sopraddetta l’ha in ogni sorta di soggetti gravi, dolci, leggiadri, sublimi, ec. Nei canti del Paradiso c’è mirabile chiarezza e facilità di esprimere e di spiegare e dare ad intendere in versi lucidissimamente, e senza dare nel prosaico o nel basso, cose intralciate e difficili. Nelle canzoni massimamente ha imitato il Petrarca e anche affettatamente e servilmente, come dove dice, canz. O tra quante il sol mira altera e bella. Pel giorno natalizio di Ferdinando di Toscana, Rade volte addivien ch’altrui sublimi Fortuna ad alto onor senza contrasti (Rade volte addivien ch’all’alte imprese Fortuna ingiuriosa non contrasti: Petrarca, Spirto gentil ec.), e altrove.


*   Dei quattro lirici ch’io ho mentovati di sopra oltre il Manfredi e il Zappi, che sono di un’altra classe, mentre questi appartengono a quella de’ pindarici e alcaici e simonidei ed oraziani, ossia eroici e morali principalmente, io do il primo luogo al Chiabrera, il secondo al Testi; de’ quali, se avessero avuto