Pagina:Zibaldone di pensieri I.djvu/285

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(150-151) pensieri 257

religione istessa, che, senza però condannare l’amor della patria, dimostrato dallo stesso Cristo piangente sopra Gerusalemme, tuttavia ha per uno de’ fondamenti l’amore universale verso tutti gli uomini. E contuttociò, fintanto ch’ella fu come una setta, il zelo e l’ardore per sostenerla fu infinito ne’ suoi seguaci. Quando divenne cosa comune, non fu piú riguardato come proprio quello ch’era di tutti, e, lo spirito di corpo essendosi dileguato per la sua grandezza, l’individuo non ci trovò piú la soddisfazione sua particolare, e il Cristianesimo illanguidí.

     Aggiungete che lo spirito di corpo ci porta a proccurare i vantaggi di esso corpo e a compiacerci di quelli che ha, perché l’individuo che gli appartiene resta con ciò distinto e superiore agli altri che non gli appartengono. L’amor di patria, l’amor di setta, di fazione ec., vedete che è tutto fondato sopra l’ambizione, piú o meno nascosta. Per gli spiriti piccoli non (151) è fatto l’amore della nazione, perché non arrivano a desiderare né a compiacersi di sovrastare a persone cosí lontane e fuori della loro portata, come sono i forestieri. L’amor poi universale manca affatto di questo fondamento dell’ambizione, che è la gran molla che renda operoso l’amor di corpo, e perciò resta naturalmente inefficace in quasi tutti, non essendoci speranza di distinguersi dagli altri col mezzo dei vantaggi del suo corpo. E cosí, spento quell’amore ch’è utile per le ragioni sopraddette, quest’altro non gli subentra, e se anche gli subentra resta inutile, non movendo efficacemente l’uomo a nessuna intrapresa (4 luglio 1820).


*   Anche nell’interiore quasi tutti gli uomini oggidí sono uguali nei principii, nei costumi, nel vizio, nell’egoismo ec. Sono tutti uguali e tutti separati, laddove anticamente erano tutti diversi e tutti uniti, e perciò atti alle grandi cose, alle quali noi siamo