Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/333

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320 pensieri (988-989)

p. 1052, capoverso 3 e p. 2165. 3°, Resta memoria di parecchie traduzioni fatte dal greco in latino anche ne’ buoni tempi, e fino dagli ottimi scrittori latini, come Cicerone. Ed anche restano di queste traduzioni o intere o in frammenti, come quella di Arato fatte da Cicerone e da Germanico, quella del Timeo di Cicerone, quelle di Menandro fatte da Terenzio, quelle fatte da Apuleio o attribuite a lui, quelle dell’Odissea fatta da Livio Andronico, dell’Iliade da Accio Labeone, da Cneo Mattio o Mazzio, da Ninnio Crasso (Fabricius, Bibliotheca Graeca, I, 297) ec. tutte anteriori a Costantino. Vedi Andrès, Storia della letteratura, ediz. di Venezia, Vitto, tomo IX, p. 328-329, cioè parte II, lib. 4°, c. 3, principio. Non cosí nessuna traduzione, che sappia io, si rammenta dal latino in greco, se non dopo Costantino, e quasi tutte di opere teologiche o ecclesiastiche o sacre, cioè scientifiche e appartenenti a quella scienza che allora prevaleva, non mai letterarie (vedi Andrès, t. IX, p. 330, fine). La traslazione di Eutropio fatta da Peanio che ci rimane, e l’altra perduta di un Capitone Licio, non pare che si possano riferire a letteratura, trattandosi di un compendio ristrettissimo di storia, fatto a solo uso, possiamo dire, elementare.  (989) E si può dire con verità quanto alla letteratura, che la comunicazione che v’ebbe fra la greca e la romana non fu mai per nessunissimo conto reciproca, neppur dopo che la letteratura romana era già grandissima e nobilissima, anzi superiore assai alla letteratura greca contemporanea. 4°, I latini scrivevano bene spesso in greco del loro. Cosí fa molte volte Cicerone nelle epistole ad Attico (forse anche nelle altre); dove forse, per non essere inteso dal portalettere, la qual gente, com’egli dice, soleva alleviare la fatica e la noia del viaggio leggendo le lettere che portava, ovvero per evitare gli altri pericoli di lettere vertenti sopra negozi pubblici, politici ec., dal contesto latino passa bene spesso a lunghi squarci scritti in greco e tramezzati al latino