Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/356

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(1018-1019) pensieri 343

sto infinito, inseparabile dal vero amore, questa passione, in mezzo alle sue tempeste, è la sorgente de’ maggiori piaceri che l’uomo possa provare (6 maggio 1821).


*    I filosofi moderni, anche i piú veri ed effettivi, e quelli che piú mettono in pratica la loro filosofia, sono persuasi che il mondo, non potendo mai esser filosofo, bisogna che chi lo è dissimuli questa sua qualità, e nel commercio sociale si diporti per lo piú nello stesso modo, come se non fosse filosofo. All’opposto i filosofi antichi. All’opposto Socrate, il quale si mostrò nel teatro al popolo che rideva di lui; i cinici, gli stoici e tutti gli altri. Cosí che i filosofi antichi formavano una classe e una professione formalmente distinta dalle altre ed anche dalle altre sette di filosofi; a differenza de’ moderni, che, eccetto nel proprio interiore, si confondono appresso a poco intieramente colla moltitudine e colla universalità. Conseguenza necessaria del predominio della natura fra gli antichi, e della sua nessuna influenza sui moderni. Dalla qual natura deriva il fare e il dare una vita, una realtà, un corpo visibile, una forma sensibile, un’azione allo  (1019) stesso pensiero, alla stessa ragione. Laddove i moderni pensatori e ragionevoli si contentano dello stesso pensiero, il quale resta nell’interno e non ha veruna o poca influenza sul loro esterno e non produce quasi nulla nell’esteriore. E generalmente, e per la detta ragione della naturalezza, l’apparenza e la sostanza erano assai meno discordi fra gli antichi i piú istruiti e, per conseguenza, allontanati dalla natura, di quello che sia fra i moderni i piú ignoranti e inesperti o i piú naturali (6 maggio 1821).


*    La lingua cinese può perire senza che periscano i suoi caratteri; può perire la lingua e conservarsi la letteratura, che non ha quasi niente che far colla lingua, bensí è strettissimamente legata coi caratteri. Dal