Pagina:Zibaldone di pensieri II.djvu/405

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392 pensieri (1083-1084)

l’abuso della vittoria ec. erano virtú, cioè forza di amor patrio. Da ciò si vede quanto profondi filosofi e conoscitori della storia dell’uomo sieno quelli che riprendono Omero d’aver fatto i suoi eroi troppo spietati e accaniti col nemico vinto. Egli gli ha fatti grandissimi e virtuosissimi nel senso di quei tempi, dove il nemico della nazione era lo stesso che oggi è per li cristiani il demonio, il peccato ec. Nondimeno Omero che pel suo gran genio ed anima sublime e poetica concepiva anche in que’ suoi tempi antichissimi la bellezza della misericordia verso il nemico, della generosità verso il vinto ec., considerava però questo bello come figlio della sua immaginazione, e fece che Achille con grandissima difficoltà si piegasse ad usar misericordia a Priamo supplichevole nella sua tenda e al corpo di Ettore. Difficoltà che a noi pare assurda (e quindi incidentemente inferite l’autenticità  (1084) di quell’episodio tanto controverso ec.); ma a lui ed a’ suoi tempi pareva nobile, naturale e necessaria. E notate in questo proposito la differenza fra Omero e Virgilio (24 maggio 1821).


*    Alla p. 1078. Riferite a questo, per altro effimero e debole e falso, risorgimento della civiltà la mitigazione del dispotismo e la intolleranza del medesimo piú propagata; il perfezionamento di quello che si chiama sentimentale, perfezionamento che data dalla rivoluzione; il risorgimento di certe idee cavalleresche, che, come tali, si mettevano in pieno ridicolo nel settecento e in parte del seicento (come nei romanzi di Marivaux ec.); al qual proposito è noto che il Mariana attribuisce al Don Chisciotte (che è quanto dire al ridicolo sparso sulle forti e vivaci e dolci illusioni) l’indebolimento del valore (e quindi della vita nazionale e gli orribili progressi del dispotismo) fra gli spagnuoli (ho detto il Mariana, e cosí mi pare. Trovo però lo stesso pensiero nel P. d’Orléans, Ri-