Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/112

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98 pensieri (1338-1339)



*    Perché la medicina ha fatto da Ippocrate in qua meno progressi e sofferto meno cangiamenti essenziali che, possiamo dire, qualunque altra scienza, in pari spazio di tempo; e quindi conservasi forse piú vicina di ogni altra alla condizione e misura ec. in cui venne dalla Grecia; perciò quella parte della sua nomenclatura che si compone di vocaboli greci è forse maggiore che in qualsivoglia altra scienza o disciplina, ragguagliatamente e proporzionatamente parlando. Non dico niente della rettorica ec. (17 luglio 1821). Vedi p. 1403.


*    Gli ebrei pongono o soppongono uno sceva semplice (cioè una e muta che non fa sillaba) espresso o sottinteso sotto, cioè dopo, tutte le consonanti che non hanno altra vocale, sia nel principio, nel mezzo o nel fine delle voci. Ragionevolmente, perché i nostri organi cadono naturalmente in una leggerissima e, non solo pronunziando una consonante isolata o una parola terminata per consonante e non seguita  (1339) subito da parola cominciante per vocale ec., ma anche nel pronunziare due o piú consonanti di séguito in una stessa parola, come TRAvaglio ec., quella o quelle consonanti che non hanno altra vocale, s’appoggiano insensibilmente in una e tenuissima; e non possono mai nudamente e puramente addossarsi alla consonante che segue. Eccetto quando quelle due o piú consonanti fanno un tal suono che, benché rappresentato con piú caratteri, è però effettivamente uno solo ed equivale a una sola lettera (lettera non rappresentata nell’alfabeto distintamente e ve ne sono parecchi; del che vedi gli altri pensieri sulla ricchezza dell’alfabeto naturale pronunziato); come le consonanti doppie (tutto), come nella suddetta voce travaglio le consonanti g ed l ec. Non cosí nell’x , benché rappresentato con un solo carattere ec. (17 luglio 1821).