Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/107

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
(2183-2184-2185) pensieri 95

dere e di concepire, come si argomenta dai segni esterni e come accade a chi sviene o a chi dorme ec. E questo letargo precursore  (2184) immancabilissimo della morte è forse, almeno in molti casi, piú lungo nelle malattie violente ed acute che nelle lente, compassionando cosí la natura alle pene de’ mortali, e togliendo loro maturamente la forza di sentire, quando ella non sarebbe piú se non forza di patire (28 novembre 1821).


*    Non solo l’uomo è opera delle circostanze, in quanto queste lo determinano a tale o tal professione ec. ec., ma anche in quanto al genere, al modo, al gusto di quella tal professione a cui l’assuefazion sola e le circostanze l’hanno determinato. Per esempio, io, finché non lessi se non autori francesi, l’assuefazione parendo natura, mi pareva che il mio stile naturale fosse quello solo e che là mi conducesse l’inclinazione. Me ne disingannai, passando a diverse letture, ma anche in queste, e di mese in mese variando il gusto degli autori ch’io leggeva, variava l’opinione ch’io mi formava circa la mia propria  (2185) inclinazione naturale. E questo anche in menome e determinatissime cose, appartenenti o alla lingua o allo stile o al modo e genere di letteratura. Come, avendo letto fra i lirici il solo Petrarca, mi pareva che, dovendo scriver cose liriche, la natura non mi potesse portare a scrivere in altro stile ec. che simile a quello del Petrarca. Tali infatti mi riuscirono i primi saggi che feci in quel genere di poesia. I secondi meno simili, perché da qualche tempo non leggeva piú il Petrarca. I terzi dissimili affatto, per essermi formato ad altri modelli, o aver contratta, a forza di moltiplicare i modelli, le riflessioni ec., quella specie di maniera o di facoltà, che si chiama originalità (originalità quella che si contrae? e che infatti non si possiede mai se non s’è acquistata? Anche Madama di Staël