Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/190

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178 pensieri (2337-2338-2339)

serva, tanto piú che gli altri, della natura? L’uomo presente, e già da gran tempo, vuol latte, vuol biade per cibarsi, vino per dissetarsi, lana per vestirsi, vuole uova ec. ec. Ecco seminagioni, vigne, pecore, capre, galline, buoi per arare ec., vacche per partorirli e per latte ec. Ma il capro nuoce, anzi distrugge la vigna; cosí fanno i buoi ed alla vigna e ad ogni albero da frutto se vi si lasciano appressare; le greggi e gli armenti e il  (2338) pollame ec. sterminerebbero i seminati se non si avesse infinita cura d’impedirlo; il pollame nuoce alle stalle delle greggi e degli armenti; i danni del porco sarebbero infiniti ai campi e al bestiame, se non vi si avesse l’occhio ec. ec. Insomma, i bisogni che l’uomo si è fabbricati, anche i piú semplici, rurali ed universali, e propri anche della gente piú volgare e men guasta, si contraddicono, si nocciono scambievolmente; e la cura dell’uomo non dev’esser solo di procacciare il necessario a questi bisogni con infiniti ostacoli, ma nel provvedere all’uno, guardare assai, perché quella provvisione nuoce ad un altro bisogno ec. E pure è certo che piú facilmente potremo annoverar le arene del mare di quello che trovare una sola contraddizione in qualunque di quelle cose che la natura ha veramente e manifestamente resa necessaria o destinata all’uso sí dell’uomo, come di qualunque animale, vegetabile ec. (8 gennaio 1822). Vedi p. 2389.


*    Alla p. 2019, margine. Cosí da metus us, metuere. Actuar (da actus us) per ridurre ad atto o mettere in atto dicono gli spagnuoli. Vedi attuare nella Crusca,  (2339) actuare nel Ducange.

La cagione poi per cui dalle voci della quarta congiugazione si facevano i verbi in uare (o uere ec.) e non in are semplicemente come da quelli della seconda, io credo che fosse questa, che le dette voci anticamente e propriamente terminassero in uus, giac-