Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/211

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(2369-2370) pensieri 199

cacciata, ma doveva costare lunghissime e innumerabili e grandissime fatiche e rischi il guadagnarla, come poi dice Virgilio tante altre volte, e di queste fatiche e rischi fa tutto il soggetto dell’Eneide: la quale sarebbe finita in quel passo, se parta volesse dire guadagnata (30 gennaio 1822).


*    Noi diciamo fare una cosa di buona gana, cioè alacriter. Presso gli spagnuoli gana vale alacritas. Gli scrittori latini non hanno parola da cui questa si possa derivare. E pure dove credete che rimonti la sua origine? Alle primissime sorgenti delle due lingue sorelle latina e greca. Γάνος in greco vuol dire laetitia, gaudium, voluptas. Vedi il lessico, co’ suoi derivati. Come dunque questa voce nostra e spagnuola, volgarissima in ambo le lingue, anzi plebea, né degna della scrittura sostenuta, può esser mai derivata dal greco? quando ne’ tempi barbari in cui nacquero tali lingue  (2370) appena si sapeva in Italia o in Ispagna che vi fosse al mondo una lingua greca? come può esser venuta questa voce se non dal volgare latino e per mezzo di esso?

Non basta. Questa radice non solo è delle antichissime nella lingua greca, ma di quelle che s’avevano per antiquate negli stessi antichi tempi della greca letteratura. Vedi il Simposio di Senofonte, c. VIII, § 30, dove ricerca l’etimologia del nome di Ganimede e per provare che Γανυ viene da una radice che significa godimento, diletto ec. ricorre ad Omero. Dunque, al tempo di Senofonte ell’era già disusata e certo non era volgare, quantunque ella si trovi anche in alcuni pochi autori o contemporanei o posteriori a lui: il che non dee far maraviglia, perché l’imitazione di Omero durò sempre nella poesia greca; le sue parole e la sua lingua furono sempre tenute proprie d’essa poesia; oltre che il poeta usa senza biasimo molte parole antiquate per piú ragioni che