Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/261

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(2452-2453) pensieri 249

che gli ottimi latini. E tanto è piú facile quanto i detti autori greci son piú buoni, cioè piú veramente e puramente greci. Siccome per lo contrario, quanto ai latini, è tanto meno difficile, quanto meno son buoni, cioè meno latini, come, per esempio, Boezio tradotto con molta naturalezza dal Varchi, e le Vite de’ S.S. Padri, che non hanno quasi piú nulla del latino, tradotte egregiamente dal Cavalca, e gli Ammaestramenti degli antichi da F. Bartolomeo da S. Concordio ec. ec. Cicerone, Sallustio, Tito Livio difficilissimamente pigliano un sapore italiano, se non lasciano affatto l’indole e l’andamento proprio. Al contrario di Erodoto, Senofonte, Demostene, Isocrate ec. Ora, essendo l’andamento delle lingue moderne generalmente assai piú piano e meno figurato ec. delle antiche, questo è un segno che la lingua greca, adattandosi alle moderne molto piú della latina, doveva esser molto piú semplice e naturale nella sua costruzione e forma (30 maggio 1822). (2453)


*   Se l’uomo sia nato per pensare o per operare, e se sia vero che il miglior uso della vita, come dicono alcuni, sia l’attendere alla filosofia ed alle lettere (quasi che queste potessero avere altro oggetto e materia che le cose e la vita umana e il regolamento della medesima e quasi che il mezzo fosse da preferirsi al fine),1 osservatelo anche da questo. Nessun uomo fu né sarà mai grande nella filosofia o nelle lettere, il quale non fosse nato per operare piú e piú gran cose degli altri, non avesse in se maggior vita e maggior bisogno di vita che non ne hanno gli uomini ordinarii, e per natura ed inclinazione sua primitiva non fosse piú disposto all’azione e all’energia

  1. Il fine della letteratura è principalmente il regolar la vita dei non letterati; è insomma l’utilità loro, ed essi se n’hanno a servire. Ora io non ho mai saputo che la condizione di chi è servito fosse peggiore e inferiore che non è quella di chi serve.