Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/333

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(2588-2589-2590) pensieri 321

radice di coquere. E molte altre pronunzie volgari di voci derivate dal latino si potrebbono forse dimostrare antichissime con simili osservazioni delle loro radici (o già note, o scopribili), delle voci loro affini ec. (30 luglio 1822). Vedi Forcellini Coquo, Praecox ec. e il glossario.


*   Da quello che altrove ho detto de’ numeri ec. si deduce che gli animali, non avendo lingua, non sono capaci di concepir quantità determinata ec. se non menoma, e ciò non per difetto di ragione e insufficienza e scarsezza d’intendimento, ma per la detta necessarissima causa (30 luglio 1822). Onde l’idea della quantità determinata, benché cosa materialissima, è  (2589) esclusivamente propria dell’uomo.


*   La letteratura greca fu per lungo tempo, anzi lunghissimo, l’unica del mondo (allora ben noto); e la latina, quand’ella sorse, naturalissimamente non fu degnata dai greci, essendo ella derivata in tutto dalla greca; e molto meno fu da essi imitata. Come appunto i francesi poco degnano di conoscere e neppur pensano d’imitare la letteratura russa o svedese, o l’inglese del tempo d’Anna, tutte nate dalla loro. Cosí anche la lingua greca fu l’unica formata e colta nel mondo allora ben conosciuto (giacché, per esempio, l’India non era ben conosciuta). Queste ragioni fecero naturalmente che la letteratura e lingua greca si conservassero tanto tempo incorrotte, che d’altrettanta durata non si conosce altro esempio. Quanto alla lingua n’ho già detto altrove. Quanto alla letteratura, lasciando stare Omero, è prodigiosa la durata della letteratura greca, non solo incorrotta, ma nello stato di creatrice. Da Pindaro, Erodoto, Anacreonte, Saffo, Mimnermo, gli altri lirici ec., ella dura senza interruzione fino a Demostene; se non che, dal tempo di Tucidide a Demostene ella si restringe alla sola Atene per  (2590)

Leopardi. - Pensieri, IV 21