Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/35

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(2042-2043-2044) pensieri 23

frase e dalla soppressione stessa di altre parole o frasi ec. Perché è debole lo stile di Ovidio, e però non molto piacevole, quantunque egli sia un fedelissimo pittore degli oggetti ed un ostinatissimo e acutissimo cacciatore d’immagini? Perché queste immagini risultano in lui da una copia di parole e di versi, che non destano l’immagine senza lungo circuito, e cosí poco o nulla v’ha di simultaneo, giacché anzi lo spirito è condotto a veder gli oggetti a poco a poco per le loro parti. Perché lo stile di Dante è il piú forte che mai si possa concepire e per questa parte il piú bello e dilettevole possibile? Perché ogni  (2043) parola presso lui è un’immagine ec. ec. Vedi il mio discorso sui romantici. Qua si possono riferire la debolezza essenziale e la ingenita sazietà della poesia descrittiva (assurda in [se] stessa) e quell’antico precetto che il poeta (o lo scrittore) non si fermi troppo in una descrizione. Qua la bellezza dello stile di Orazio (rapidissimo e pieno d’immagini per ciascuna parola o costruzione o invenzione o traslazione di significato ec.) e, quanto al pensiero, quella dello stile di Tacito ec. (3 novembre 1821). Vedi p. 2049 e p. 2239.


*    L’inclinazione dell’uomo al suo simile è tanto maggiore quanto l’uomo (e cosí ogni vivente) è vicino allo stato naturale, e tanto piú vivi e piú numerosi sono gli svariatissimi effetti (da me in diversi luoghi osservati) di questa essenzialissima inclinazione, figlia immediata dell’amor proprio, anch’esso tanto piú vivo ed energico, almeno ne’ suoi effetti e nell’aspetto che piglia, quanto il  (2044) vivente è piú naturale. Tutti, per esempio, amano l’imitazione dell’uomo e delle cose umane nelle arti, nella poesia ec. piú che quella di qualunque altro oggetto. Ma questa preferenza è piú notabile nel fanciullo, il quale tra’ suoi pupazzi si compiace soprattutto di quelli che rappresentano uomini, e nelle favole o novelle che legge di