Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/416

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404 pensieri (2735-2736-2737)

(armena, siriaca ec.), di quell’Oriente che di nuovo riceveva la civiltà e letteratura dalla Grecia, e quivi ancora servirono di modello, come alla Cronica di Samuele Aniese ec. (30 maggio 1823).


*   Nam si quis minorem gloriae fructum putat ex graecis versibus percipi, quam ex latinis, vehementer errat; propterea, quod graeca leguntur in omnibus fere gentibus, latina suis finibus, exiguis sane, continentur. Quare si res hae, quas gessimus, orbis terrae regionibus definiuntur; cupere debemus, quo manuum nostrarum tela pervenerint, eodem gloriam, famamque penetrare. Cicero Orat. pro Archia poeta, cap. 10. Dunque se le cose latine continebantur suis finibus, le cose greche legebantur anche extra suos fines, dunque anche da quelli che non parlavano naturalmente il greco, dunque s’elle legebantur in omnibus fere gentibus, quasi tutte le nazioni intendevano il greco benché non  (2736) fossero greche, dunque il mondo era δίγλωσσος, dunque la lingua greca era universale di quella universalità ch’oggi ha la francese. Né per suis finibus si possono intendere i termini dell’impero latino, i quali certamente non erano angusti ai tempi di Cicerone, e lo dimostra anche quello che segue nel medesimo passo addotto (31 maggio 1823).


*   È cosa indubitata che i giovani, almeno nel presente stato degli uomini, dello spirito umano e delle nazioni, non solamente soffrono piú che i vecchi (dico quanto all’animo), ma eziandio (contro quello che può parere e che si è sempre detto e si crede comunemente), s’annoiano piú che i vecchi, e sentono molto piú di questi il peso della vita, e la fatica e la pena e la difficoltà di portarlo e di strascinarlo. E questa si è una conseguenza dei principii posti nella mia teoria del piacere. Perciocché ne’ giovani è  (2737) piú vita o piú vitalità che nei vecchi, cioè maggior sen-