Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/434

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422 pensieri (2770-2771-2772)

con cui egli si trae fuori delle difficoltà somme di questo passo. E tanto eziandio erano e si denno valutar maggiori esse difficoltà (11 giugno 1823).  (2771)


*   Noi diciamo fumo per superbia, fasto, vanità, onori vani, o l’orgoglio che ne nasce, e il vanto ch’altri ne fa: insomma applichiamo in molti modi e casi quella parola a significare la superbia e le cose che a questa appartengono. 1 Né piú, né meno fanno i greci della voce τύφος (il cui proprio significato si è fumo), e de’ suoi derivati e composti. Siccome anche noi similmente di fumoso, e fumosità (12 giugno 1823).


*   Matto non verrebb’egli da μάτην, μάταιος, e mattía, cioè mattezza, da ματία? (12 giugno 1823).


*   Come la lingua latina abbia conservato l’antichità piú della greca, si dimostra ancora con queste considerazioni. 1°, La lingua latina conserva nell’uso comune de’ suoi buoni tempi e de’ seguenti (non solo degli anteriori) i temi o altre voci regolari di verbi che tra’ greci, avendo le stesse radici che in latino, ma essendo però difettivi o anomali, non conservano i loro primi temi o quelle tali voci regolari, o non le usano se non di rarissimo,  (2772) o talmente ch’essi temi ed esse voci non si trovano se non presso gli antichissimi autori, o presso i poeti soli, i quali in ciascuna lingua che ha favella poetica distinta, conservano sempre gran parte d’antichità per le ragioni che ho detto altrove. Doveché la lingua latina usa essi temi ed esse voci universalmente sí nella prosa come nel verso, ed usale ne’ secoli in ch’ella era già formata e piena, ed usale eziandio non come rare, né come quasi licenze o arcaismi, ma tutto dí e regolarmente e come temi e voci proprie e debite di quei verbi a’ quali appartengono. Per esempio il verbo do, si è il tema di δίδωμι (e nota che questo verbo in

  1. Vedi Caro, lettera 20, vol. I, principio.