Pagina:Zibaldone di pensieri IV.djvu/64

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52 pensieri (2099-2100-2101-2102)

regole e circoscrizioni, molto piú debole, e non per tanto piú grazioso forse, e meno ruvido ec. ec. del tedesco; si accosterà insomma di nuovo al francese, piú assai che al tedesco;  (2100) quanto comporterà la differenza che passa tra il settentrionale e il meridionale; si accosterà soprattutto all’inglese, quanto comporterà la differenza che passa tra un popolo libero e un governo assoluto.

Anche la lingua italiana quando si stava formando, (sebbene anche poscia ha sortito un’indole liberissima) nondimeno manifestava allora quell’eccessiva libertà, adattabilità, onnipotenza ch’è propria di tutte le lingue in tal epoca. E parimente andava soggetta a quei difetti che nascono da tali qualità; onde nello stesso cinquecento, quando si stava perfezionando la lingua italiana, essa rassomigliava nel Guicciardini al tedesco quanto all’oscurità e confusione che deriva dall’abuso della potenza che avea la nostra lingua di abbracciare con un solo periodo un’infinità di sentenze,  (2101) di concatenare insieme mille pensieri; di chiudere un ragionamento, un discorso intero, un intero sistema o circuito d’idee, in un solo periodo (qualità che la Staël nota piú volte e rimprovera nel tedesco). Parimente si rassomigliava esteriormente al tedesco nell’abuso delle inversioni, delle figure, di tutte le facoltà non logiche che può possedere una lingua, e che la nostra infatti possedeva.

In tale stato, se avessimo discorso come i tedeschi, avremmo forse creduto che la lingua nostra fosse attissima alle traduzioni. Tutto l’opposto si credé nel cinquecento e si crede di quel tempo anche ora, che si vedono le traduzioni allora fatte, ottime talvolta come opere, ma come traduzioni non mai. Terminata di perfezionare la nostra lingua, e perdé quei difetti, e divenne piú atta alle traduzioni che mai fosse altra lingua perfetta (15 novembre 1821).  (2102)