Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/226

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(3162-3163-3164) pensieri 219

tisette secoli, con tutte quelle innumerabili e sostanzialissime diversità che sí lungo tratto di tempo ha portato allo spirito ed alle circostanze esteriori  (3163) e interiori dell’uomo e delle nazioni, c’interessa senz’alcun paragone piú che l’Eneide scritta in tempi tanto posteriori, e piú conformi ai nostri, ed aiutata pur grandemente, come ho detto, dall’interesse medesimo della Iliade; piú che la Gerusalemme, piú che altri tali poemi, i quali, massimamente rispetto all’Iliade, si possono dir nati l’altro ieri. Dico c’interessa estremamente di piú, intendendo dell’interesse totale e finale, e risultante da tutto il poema, e diffuso e serpeggiante per tutto il corpo del medesimo. Il quale interesse cosí inteso, manca quasi affatto ai poemi che dalla Iliade derivarono; perocché non bisogna confonder con esso il piacere che ci cagiona la lettura di tali poemi, derivante dallo stile, dalle immagini, dagli affetti, e da tali altre cose che non hanno essenzialmente a far coll’ultimo e principale scopo e scioglimento del poema; né anche i particolari (o episodici o non episodici) interessi qua e là sparsi, non finali né continui  (3164) o perpetui, e nascenti da questa o da quella parte e non dall’insieme e dal tutto del poema; né anche finalmente quell’interesse che può nascere dal semplice intreccio, interesse di pura curiosità, che non aspira né corre ad altro che a voler essere informato dello scioglimento del nodo, conosciuto il quale esso interesse finisce; interesse pochissimo interessante, e superficialissimo nell’animo; interesse che può esser sommo in poemi, drammi ed opere di niuno interesse, anzi non è mai né sommo né principale né anche molto notabile e sensibile, se non se in poemi, drammi ed opere di niun intimo e profondo interesse e di pochissimo valor poetico, perché il destare, pascere e soddisfare la curiosità non è effetto che abbia punto che fare colla natura della poesia, né le può esser altro che acciden-