Pagina:Zibaldone di pensieri V.djvu/412

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(3468-3469) pensieri 405

qualunque strana e inaudita e nuova indole, carattere, qualità, facoltà, azione di qualunque individuo umano noto o ignoto ci possa venire agli orecchi o agli occhi, ci accada o possa accader d’intendere o di vedere, in bene o in male. Chi è veramente giunto a questa disposizione, e l’ha in se ben perfetta, radicata e costante, ed efficace, può dire di conoscer l’uomo il piú ch’è possibile all’uomo. E piú infatti non può se non Dio, come ben dice la Staël, perché Dio solo può conoscere e conosce tutti i possibili. Or gli uomini non si possono perfettamente conoscere chi non conosca poco men che tutti i possibili, dico, i possibili di questa natura e di questa terra (19 settembre 1823).  (3469)


*   Alla p. 2709. Quasi tutti gli antichi che scrissero di politica (tranne Cicerone de rep. e de legibus), la pigliarono puramente o principalmente dalla parte speculativa, la vollero ridurre a sistema teorico e di ragione, e disegnare una repubblica di lor fattura; e questo si fu lo scopo, l’intenzione e il soggetto de’ loro libri. Ond’è che quantunque i moderni primieramente abbiano fatto della politica il loro principale studio, secondariamente, come privati che erano e sono la piú parte, e quindi inesperti del governo, sieno stati obbligati a tenersi in ciò alla speculazione piú che alla pratica, e per la medesima cagione abbiano immaginato, sognato, delirato e spropositato nella politica piú che in altra scienza; nondimeno io tengo per fermo che gli antichi, anzi i soli greci, avessero piú Utopie1 che tutti i moderni insieme non hanno. Utopia è la repubblica di Platone, sí quella disegnata nella Politica, sí l’altra ne’ libri delle Leggi,

  1. O sistemi di repubblica o di legislazione, praticabili o non praticabili, ma certo non praticati, e solo immaginati e composti da’ rispettivi autori. Vedi Aristotele, Politica, l. II, p. 74, 171, 179, fine, 116, l. IV, p. 289-92, p. 358, fine.