Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/122

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(3699-3700) pensieri 117

camente ei (conservata nell’italiano: potei, sedei ec. che per adottata corruzione è passata in regola, si dice anche sedetti,1)) poi per evitar l’iato eℲi, e poi evi (come ho detto altrove del perfetto della prima, amai, conservato nell’italiano ec., amaℲi, amavi), indi vi (docvi) o ui (docui), ch’è tutt’uno, e viene a esser contrazione di quella in evi (docevi). Ed è ben consentaneo che da doceo si facesse primitivamente nel perfetto docei,  (3700) conservando la e, lettera caratteristica della seconda coniugazione, come l’a nella prima, onde l’antico amai. Ma l’u com’ebbe luogo nella desinenza de’ perfetti della seconda, essendo una lettera affatto estranea alle radici (come a doceo) ec.?2) Si risponde facilmente se si adottano le cose sopraddette: altrimenti non si può spiegare. L’u ebbe luogo nella seconda, come il v, ch’è la stessa lettera, ebbe luogo nella prima e nella quarta: per evitar l’iato. L’u e il v ne’ perfetti di queste coniugazioni e nelle dipendenze de’ perfetti sono dunque lettere affatto accidentali, accessorie, estranee, introdotte dalla proprietà della pronunzia, contro la primitiva forma d’essi verbi, benché poi passate in regola nel latino scritto. Passate in regola nelle due prime. La quarta è l’unica che conservi ancora il suo perfetto primitivo (come la terza generalmente e regolarmente, che non patí né poteva patire quest’alterazione) insieme col corrotto: audii, audivi.

  1. Tutti i nostri perfetti in etti sono primitivamente e veramente in ei, quando anche questa desinenza in molti verbi non si possa piú usare, e sia divenuta irregolare, perché posta fuori dall’uso, da quell’altra, benché corrotta e irregolare in origine, come appunto lo fu evi introdotta per evitar l’iato, come etti. E qui ancora si osservi la conservazione dell’antichissimo e vero uso fatta dal volgar latino sempre, sino a trasmettere a noi i perfetti della seconda in ei. Puoi vedere la p. 3820 ec.
  2. Impleo (compleo ec.) — deleo (vedi la p. 3702) es evi etum. Perché dunque, per esempio, dolui e non dolevi? come delevi che v’è sola una lettera di svario. Perché dolitum e non dolētum? O se dolui, perché delevi e non delui? (v’ha però forse abolui, ed anche adolui ec., p. 3702 e ivi margine. Vedi p. 3715.