Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/327

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322 pensieri (3949-3950)

derico avesse pigliato idea dell’italiano, com’é pur verisimile, da quello del suo Algarotti ec. (7 dicembre 1823).


*    Participii aggettivati ec., di che altrove in piú luoghi. Da molti participii si son fatti de’ vocaboli che non son che aggettivi, perché non hanno alcun verbo di cui poter essere participii, come innocens, invictus, intentatus (che non hanno innoceo, invinco ec). e cento mila altri. E vedi a proposito d’invictus e simili, il luogo citato a p. 3938. Nondimeno questi tali vocaboli conservano ancora un senso di participio, eccetto alcuni alcune volte (come illaudatus per illaudabilis, vedi il Forcellini), che oltre al non essere piú participii perché non hanno verbo, hanno anche ricevuto un secondo cangiamento, cioè nella significazione (7 decembre, Vigilia della Concezione, 1823).


*    Participii passivi in senso attivo o neutro ec. Dañado da dañar per dañante, cioè nocente, dannoso. S’usa in forma aggettiva, come si deve anche intendere d’altri moltissimi di tali participii, o latini o moderni, sempre cosí usati, o per lo piú, o talvolta, dico, in forma aggettiva (7 dicembre 1823). (3950)


*   Alla p. 3942. Anzi l’uomo, e lo spirito umano massimamente e i suoi progressi e quelli dell’individuo e delle sue facoltà, manuali o intellettuali ec., e lo sviluppo delle sue disposizioni, del suo spirito, talento, immaginazione ec., tutto è, si può dire, imitazione. Viceversa di quel che si è detto, l’assuefazione è una specie d’imitazione; come la memoria è un’assuefazione, e viceversa ogni assuefazione una specie di memoria e ricordanza, secondo che ho detto altrove (7 decembre, Vigilia dell’Immacolata Concezione, 1823).


*    Non si dà ricordanza senza previa attenzione, ec.,