Pagina:Zibaldone di pensieri VI.djvu/89

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84 pensieri (3645-3646-3647)

per non manifestarlo o lasciarlo manifestare che nelle convulsioni degli elementi e ne’ fenomeni accidentali e particolari, com’è quello de’ vulcani, che sono fuor dell’ordine generale e della regola ordinaria della natura. Tanto è lungi ch’ella abbia avuto intenzione di farne una materia d’uso ordinario e regolare nella vita degli animali o di qualsivoglia specie di animali, e nella superficie del globo, e di sottometterlo all’arbitrio dell’uomo, come le frutta o l’erbe ec., e di destinarlo come necessario alla felicità e quindi alla natural perfezione della principale specie di esseri terrestri. —  (3646) Orazio (I, Od. 3) considera l’invenzione e l’uso del fuoco come cosa tanto ardita, e come un ardire tanto contro natura, quanto lo è la navigazione e l’invenzion d’essa; e come origine, principio e cagione di altrettanti mali e morbi ec., di quanto la navigazione; e come altrettanto colpevole della corruzione e snaturamento e indebolimento ec. della specie umana. Ma il fuoco è necessario all’uomo anche non sociale ed alla vita umana semplicemente. Come si vivrebbe in Lapponia o sotto il polo, anzi pure in Russia ec. senza il fuoco? Primieramente, rispondo io, come dunque la natura l’ha cosí nascosto ec. come sopra? Come poteva ella negare agli esseri ch’ella produceva il precisamente necessario alla vita, all’esistenza loro? o render loro difficilissimo il procacciarselo? e pericolosissimo l’adoperare il necessario? pericolosissimo, dico, non meno a se stessi che altrui? Ed essendo quasi certo, secondo il già detto, che gli uomini non hanno potuto non tardare un pezzo (piú o men lungo) a scoprire il fuoco, e piú ad avvedersi che lor potesse  (3647) servire ed a che, e piú a trovare il come usarlo, il come averlo al bisogno ec. e a vincere il timore che e’ dovette ispirar loro, sí naturalmente, sí per li danni che ne avranno ben tosto provati e certo prima di conoscerne, anzi pur d’immaginarne l’uso e la proprietà, sí ancora forse per le