Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/160

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(4222-4223) pensieri 155

tentionibus. Gale). μὲν οὖν ἴσως μᾶλλον ἡ διαλελυμένη λέξις (la dicitura senza congiunzioni, σύνδεσμοι)· ἡ δἂ αὐτὴ καὶ ὑποκριτικὴ (histrionica. Gale) καλεῖται. κινεῖ γὰρ ὑπόκρισιν ἡ λύσις. γραφικὴ (idonea scriptionibus. Gale) δὲ λέξις ἡ εὐανάγνωστως· (quae facile legi potest.) αὕτη δέ ἐστιν ἡ συνηρτημένη καὶ οἶον ἠσφαλισμένη (connexa et tanquam munita) τοῖς συνδέσμοις. διὰ τοῦτο δὲ καὶ Μένανδρον ὑποκρίνονται (in Menandro actorum opera utuntur), λελυμένον ἐν τοῖς πλείστοις. Φιλἡμονα δὲ ἀναγινώσκουσιν. Veramente ci sono alcuni scrittori, libri, o passi, che leggendoli, massime ad alta voce, pare che chiamino il gesto, e ci vuol tutta la forza dell’assuefazione e delle regole di civiltà francese per astenersene. E questi tali passi sono appunto, almeno  (4223) il piú delle volte, o forse sempre, slegati. Ma però la causa del detto effetto non è mica la slegatura, ma quella che lo stesso Demetrio accenna piú sotto, cioè la passione. Perocché alle riferite parole egli immediatamente soggiunge, sect. 198. ῞Οτι δὲ ὑποκριτικὸν (accommodata actori res) ἡ λύσις, παράδειγμα ὲγκείσθω τὁδε. E qui, recato un esempio che fa poco o nulla al caso (ἐδεξάμην, ἔτικτον, ἔκτρέφω φίλε), come sono quasi tutti gli esempi di cui Demetrio si serve (talora ei n’adopra un medesimo per due osservazioni, casi o precetti contrarii), ripiglia: οὕτως γὰρ λελυμένον ἀναγκἁσει καὶ τὸν μὲν θέλοντα, ὑποκρίνεσθαι (actu adiuvare), διὰ τὴν λύσιν. εἰ δὲ συνδήσας εἴποις, ‘Εδεξάμην καὶ ἔτικτον καὶ ἔκτρέφω, πολλὴν ἀπάθειον (vacuitatem ab actione) τοῖς συνδέσμοις (insieme colle congiunzioni) συμβαλεῖς. πᾶν δὲ τὸ ἀπαθὲς, ἀνυπόκριτον (remotum ab actione). Ora, benchè il nostro rettorico abbia appena osservata e accennata di scorcio la vera causa, non si può negare che questa non sia una bella osservazioncella. E questa è forse quanto di buono o di notabile v’ha nel suo libro. (Bologna, 17 ottobre 1826). Vedi p. 4224.


*    Bella proprietà della lingua italiana, massime