Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/165

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
160 pensieri (4226-4227)

ser vissuto in una specie di timore  (4227) o timidezza continua, rispetto ai mali indipendenti dagli uomini, e questi, sopravvenendomi, avermi spaventato, ed abbattuto e afflitto l’animo assai piú del solito, non per altro se non perché io mi sentiva essere come solo in mezzo a nemici, cioè in mano alla nemica natura, senza alleati, per la lontananza de’ miei; (Recanati, 16 novembre 1826); e per lo contrario, ritornando fra loro, aver provato un vivo e manifesto senso di sicurezza, di coraggio, e di quiete d’animo, al pensiero, all’aspettativa, al sopravvenirmi di avversità, malattie ec.


*    κογχίον diminutivo positivato per κόγχος. Vedi Casaub., ad Athenae., l. IV, c. 16.


*    Faquin, facchino ec. - φάκινος. Vedi Casaub., ad Athenae., l. IV, c. 16.


*    Indulgeo indultum-indultar spagn.


*    Senza porvi altro studio (cioè alcuno). Varchi, Ercolano, Venezia, Giunti, 1570, p. 94, verso la fine.


*    «Io ho veduto delle Commedie piú sporche e piú disoneste che quelle d’Aristofane; ho veduto de’ sonetti disonestissimi e sporchissimi; ho veduto delle stanze che si posson chiamare la sporchezza e disonestà medesima». Id., ib., p. 245. «E gran parte della lingua spagnuola ritiene ancora oggi della lingua de’ mori». Ib., p. 260 (Recanati, 26, domenica, 1826).


*    «I francesi, per qualificare un uomo che stimino, soglion dire c’est un homme extrêmement aimable, gli inglesi he is a very sensible man, gl’italiani è un uomo di garbo; segno manifesto, pare a me, di quanto i primi pongano sopra ogni altra cosa i piaceri della conversazione, e la scienza della urbanità; i secondi