Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/359

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350 pensieri (4415-4416)

Dante. Vedi p. 4426. Se dunque l’uso del tempo omerico fosse stato che le poesie si scrivessero, Omero avrebbe detto francamente di scriverle. Il veder che nol dice mai, nemmen per perifrasi o metafora (come fa l’autore della Batracomiomachia subito nel bel principio, nell’invocazione; il quale dice il Wolf come cosa provata, essere stato verisimilmente circa i tempi d’Eschilo ),1 è prova quasi parlante che non le scriveva (21 ottobre 1828, Firenze).


*    Perché il moderno, il nuovo, non è mai, o ben difficilmente romantico; e l’antico, il vecchio, al contrario? Perché quasi tutti i piaceri dell’immaginazione e del sentimento consistono in rimembranza. Che è come dire che stanno nel passato anzi che nel presente (22 ottobre 1828, Firenze).  (4416)


*   Qu’on jette une poultre entre ces deux tours de Notre-Dame de Paris, d’une grosseur telle qu’il nous la fault à nous promener dessus, il n’y a sagesse philosophique de si grande fermeté qui puisse nous donner courage d’y marcher comme si elle estoit à terre. Montaigne, Essais, livre II, chap. 12. Pascal (Pensées) si è appropriato questo pensiero. Le plus grand philosophe du monde, sur une planche plus large qu’il ne faut pour marcher à son ordinaire, s’il y avoit au-dessous un précipice, quoique sa raison le convainque de sa sûreté, son imagination prévaudra. I funamboli fanno piú ancora; ma ciò non distrugge la convenienza dell’osservazione soprascritta (Firenze, 23 ottobre, 1828).


*    La grazia in somma per lo piú non è altro che il brutto nel bello. Il brutto nel brutto, e il bello puro, sono medesimamente alieni dalla grazia (Firenze, 25 ottobre 1828).

  1. Vedi p. 4483.