Pagina:Zibaldone di pensieri VII.djvu/92

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(4160-4161) pensieri 87

phista Alexandrinus, in Ethopœiis, editis a Galeo in libello cui tit. Rhetores selecti, nempe cum Demetrio περὶ ἑρμηνείας ec., Oxon., 1676; Ethop., III, p. 221. Il genitivo per l’accusativo (Bologna, 16 dicembre 1825).


*    Summittere per mandare in alto; o vero submittere. Vedi Forcellini


*    Marceo o marcesco, marcitum; marcire, marcito marchitar spagnuolo


*    Siccome ad essere vero e grande filosofo si richiedono i naturali doni  (4161) di grande immaginativa e gran sensibilità, quindi segue che i grandi filosofi sono di natura la piú antifilosofica che dar si possa quanto alla pratica e all’uso della filosofia nella vita loro, e per lo contrario le piú goffe o dure, fredde e antifilosofiche teste sono di natura le piú disposte all’esercizio pratico della filosofia. Sommo filosofo fu il Tasso pei suoi tempi quanto alla contemplazione. Ma chi meno di lui disposto per natura alla pratica della filosofia? chi piú disposto anzi alla pratica delle dottrine piú illusorie, di quelle dell’entusiasmo ec.? E infatti chi meno filosofo di lui nella pratica e nell’effetto che gli accidenti della vita producevano nel suo spirito? Viceversa chi meno filosofo in teoria che certi spensierati e imperturbabili e sempre lieti e tranquilli uomini, che pur nella pratica sono il modello e il tipo del carattere e della vita filosofica? Veramente, siccome la natura trionfa sempre, accade generalmente che i piú filosofi per teoria, sono in pratica i meno filosofi, e che i men disposti alla filosofia teorica sono i piú filosofi nell’effetto. E si potrebbe anzi dire che la mira, l’intenzione e la somma della filosofia teorica e de’ suoi precetti ec. non consiste effettivamente in altro che nel proposito di rendere la vita e il carattere di quelli che la posseggono, conforme a quello di coloro che non