Panegirico di Plinio a Trajano/I

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
../Proemio

../II IncludiIntestazione 6 febbraio 2011 100% Lettere

Proemio II

[p. 11 modifica]Romana repubblica è il nome con cui fino ad ora questo popolo viene appellato. Ma a te, Trajano, a te stesso, e alla presenza di Roma, e attestandone i sommi Dei, domando; dov’è questa nostra repubblica? L’augusto tuo aspetto, la illimitata nostra venerazione, il tuo e l’universale silenzio, appien mi rispondono, che la repubblica è in te; in te solo: e che in te, per favore speciale dei Numi, degnamente sta tutta. Ma tu, uomo sei, e mortale. Pur troppo, (e sia pur lungi tal giorno! ma per quanto sia lungi, sempre affrettato sarà per questa inferma repubblica) verrà pur [p. 12 modifica]troppo quel lagrimevole giorno, che noi di un benigno padre, ed il mondo intero del maggior suo splendore, privando, a calamitosi tempi, a vicende terribili di varia fortuna di nuovo esponendoci, tanto più dolorosa e irreparabile farà la rovina nostra, quanto questo breve respiro, che sotto il principato tuo gustato si era, ridestate avea in molti le lusinghiere speranze di più prospero, tranquillo, libero, e sicuro stato. Se in te solo omai dunque sta la repubblica tutta; se il poterla fare infelice, anzi il disfarla, e da’ fondamenti sottosopra rivolgerla, è stato sventuratamente concesso agli iniqui predecessori tuoi, tu mostrare, convincer tu dei Roma tutta, che più nel ben fare che nel nuocere, la immensa imperatoria possanza si estende. E se dimostrato ci viene, che i mali cagionati da quei mostri, benchè [p. 13 modifica]infiniti, e di conseguenza lagrimosa e lunghissima, pure per la successione di Nerva, e tua, poterono divenir passaggieri, a te si aspetta (e di te solo è degna la impresa) il far sì, che i beni cagionati da te durevoli ed eterni rimangano. Nè ciò altrimenti ottener tu potrai, che col fermamente ordinare per sempre in tal maniera lo stato, che alla illimitata e perpetua autorità non pervengano dopo te, nè i cattivi principi, per non sovvertere gli ottimi provvedimenti da te fatti; nè i buoni, poichè a ben regolata repubblica necessarj non sono; ed, esistendovi pure, impedire non possono, che ad essi poi molti altri non buoni ne succedano.

Che uno stato libero, elettive e passeggere dignità, nessuna preemimenza se non quella che dà la virtù, nessuna potenza se non quella delle [p. 14 modifica]giuste leggi, giovino maggiormente a far grande, temuto e rispettato al di fuori, lieto e felice al di dentro ogni popolo, credo, che parlando io ad un principe che fu cittadino, non ne abbisognino prove. Nè tu, nè io, nè questi venerabili senatori, veduto abbiamo vera repubblica; ma non sono così lontani i tempi, che vera e viva memoria non ne rimanga fra noi. Di padre in figlio la dolorosa tradizione delle nostre passate glorie, giunta colla funesta serie dei recenti nostri timori, pericoli, danni, e avvilimenti, troppo fra loro manifestamente contrastano, perchè ogni buono, spaventato dai moderni tempi, ammiratore non sia e adorator degli antichi. E chi più di te, principe incomparabile? che, degli antichi emulator virtuoso, a maggior gloria, volendola, riserbato sei dalle calamità [p. 15 modifica]stesse dei tempi; a gloria maggiore, e d’assai, (senza adulare, ad alta voce io tel dico) poichè di gran lunga avanza i più chiari difensori della libertà colui, che volontariamente restitutore se ne fa, potendo egli pure senza contrasto veruno la signoria mantenersi.

Ed oltre la propria gloria, un’altra immensa glie ne ridonda poi nel progresso dei secoli da tutte le altrui virtù, che figlie della restituita libertà, come da vivo e puro fonte, dalla gloria e virtù del restitutore si emanano. Nè io finora le a te dovute lodi per le tue tante passate magnanime imprese ti ho date; perchè lode di gran lunga maggiore, e di te assai più degna, mi pare averti tacitamente data da che ti favello, o Trajano, nel reputarti capace di quest’una eseguire; cui solamente il tentare, più [p. 16 modifica]gloria ti procaccierebbe, che l’aver l’altre tutte a fine condotte.

Ma, vane parole, e di senno e ragion quasi vuote, mi avverrebbe di spandere al vento, se io, prevenendo, per quanto il debole mio ingegno il può, le obbiezioni e difficoltà tutte, che in così straordinaria rivoluzione s’incontrerebbero, non dimostrassi e le ragioni per cui tu dei farla, ed i mezzi di perfettamente eseguirla, e gli ottimi effetti che di necessità derivar ne dovrebbero.