Paradossi: cioè sententie fuori del comun parere/Primo libro de Paradossi

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Primo libro de Paradossi

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CHE MIGLIOR

SIA LA POVERTÀ CHE

LA RICHEZZA·

PARADOSSO PRIMO.


HÒ LONGamente creduto ch'ognuno volentieri confessasse esser senza dubio da preferir la poverta, alla ricchezza, ma poi che si grandimenti ingannato mi ritrovo, et vego molti in ogni luogo dubitarne sono forzato dal molto amor che alla verita portato ho sempre, di scrivere, quanto circa cio n'intenda, dico adunque che qualunque ne dubita, et non sa che gli huomini virtuosi fossero sempre poveri, riducasi alla memoria la vita di Valerio Publicola di Menenio Agrippa, et del giustissimo Aristide, liquali per la morta poverta furono del publico sepeliti, ramentisi anchora la vita di Epaminunda Thebano, nelle cui stanze solo un stindione doppo tante vittorie et doppo tante spoglie ritrovossi, ricordidi di Paulo Emilio, di Attilio Regulo, di Qu. Cincinato, di Curio, di Fabritio, di Cato Elio et di [p. 3v modifica] Marco Manlio. Mi ricordo havere letto in Qu.Curtio, che Abdolomino fatto Re di Sidoni sprezzasse incontanente quel regno (quantunque opulento) per quel dispreggio, ne fusse da savi repputato assai maggiore che prima istimato non era, ben mostro egli di conoscere quanti affanni et quante angustie stessero nascoste sotto il vano splendore delle richezze , et quanti beni si chiudessero nel seno della poverta, il che fu anche ottimanente da Anacreonte poeta conosciuto il quale, havendo ricevuto in dono da Policrate Tiranno cinque talenti maggiori, due notti stette senza mai prendere sonno, et finalmente per liberarsi dalla molta molestia,nella qual per il dono posto si ritrovava, gli restitui al Tiranno, con parole degne d'un'animo che potesse fare in si simil fortuna un cotal rifiuto. Certo chiunque e povero in vita, è sempre lieto nella morte, ne visse mai alcuno in tanta poverta che morendo, non havesse disio dessere anchora piu povero. O poverta casta et humile sopra la qua le come sopra d'un stabil fondamento fondata fu la santa et vera Chiesa d'Iddio. Scrissero gia alcuni nobilissimi ingegni che la poverta ne gli antichi secoli fusse discatrice di tutte le Citta et inventrice di tutte le buone arti, et essa sola ritrovarsi senza difetto, tutta gloriosa, et piena d'ogni vera lode, et ch'una medesima poverta fu in Aristide giusta, in Platone benigna, in [p. 4r modifica]
Epaminunda forte, in Socrate saggia, et in Homero faconda, la medesima anchora fondo sin' da principio il grand'imperio al populo Romano, certo che se mai per altro, non fusse d'amare, si dovrebbe ella essere amata, et cara tenuta, per che ci insegna cognoscere quai sieno e veri, et quai sieno è falsi amici, et qualunque non l'ama non è per alcun modo degno d'essere amato, et qualunque la teme è come fiera crudele, da essere temuto, et fuggito. Oh come spesse siate hacci persuaso l'essere modesti, humili, accorti, pieni di providenza, et n'ha fatto ottenere quello, che la santa Filosofia con longo tempo, et assiduo studio appena ottenere puote, n'ho a miei giorni conosciuto mille, furiosi più che non fu mai Oreste, superbi più che Atamante libidinosi più che Verre ò Clodio, li quali divenuti poveri, divennero similmente casti, mansueti et benigni, di modo che insino l'umbra loro pareva divenuta affabile et gratiosa, vadino hora le filosophie morali vantandosi allor piacere, che simil cosa (siami detto con buona gratia) non oprarno giamai, deh come essa fu anchora sempre buona guardiana, per che non ci entrasse in casa, la pigritia, la prodigalita, la lussuria, con la gotta et molti altri brutti et abhominevoli difetti. Dovunque essa si rotrova, vi cape di rado la superbia, no vi ha mai luogo l'invidia, et le insidie ne stanno ben di lungi. Si che io non intendo dove se la [p. 4v modifica] fondino quelli tanto innamorati delle richezze, questi cotanto avidi de danari, li quali furono sempre la ruvina et destruttione de molti, et nel vero che hanno da fare gli animi nostri (che di lor natura sono tutti celesti) con le terrene superfluità? h'altro gia non è l'argento et l'oro che una superfluità terrena, io so, che tutti quelli che filosofarno gravemente, non li annoverarno mai fra beni. Infelici mal nate, et travagliose richezze, poi che con tanto affanno siete acquistate, con lagrime et amari singhiozzi siete perdute, et con angustia et paura confervate. Scrive Seneca (autor grave et degno di molte fede) grande esser colui ch'usa è vasi di terra, come se di argento fussero, ma molto maggior essere chiunque adopra l'argento, come se di terra fusse, ma vengasi più oltre, et vegasi meglio, di qual conditione sieno le tanto amate richezze, le quali, se tu le spargi, scemano incontanente, se le conservi et ben rinchiuse tenghi, elle non ti fanno punto piu ricco, ma ben ti rendono tutto occupato, di modo, che tu non ne sei padrone, ma sol guardiano di esse doventi. Giesu Christo (quella sapienza infinita) chiamò con la sua santa bocca, Beati è poveri, et più d'ogn'altro abracciò et favorì la dolce povertà. Molti sommersero le ricchezze loro, et prudentemente fecero, havendo temenza di non essere da quelle sommersi, molti le sprezzarno, et molti anchora con [p. 5r modifica]acerbissimo odio le perseguitarno. Non potrei ueramente in mille carte discrivere e travagli che di continuo n’arrecano, & gli inviluppi ne quali duramente spesso ne stringono, sì che, fortemente mi maraviglio di chi le cerca con tanta ansietà, e da che fono elle in vero da fare? a‘ che giovano? ò vero servir ci possono? Se tu le brami per haver copia de ginetti, corsieri, curtaldi, ò de cavalli turchi,certo che troppo stoltamente fai, e essendo il cavallo uno animaluzzo ingordo, non mai, ne di giorno, ne di notte satollo, superbo, seminario di guerra, il quale ò che ad ogni picciolo inciampo, teme & ombreggia, non obedendo ne al freno, ne al sperone, tutto indomito, traboccandoti in mille pericoli, ò vero ch’egli si lascia à guisa di montone reggere da un simplice fanciullo, stringere il ventre con poca fascia, & porre i chiodi pazientemente ne piedi. O quante dannose incursioni sono state fatte nelle nostre contrade da barbare nationi che fatte non si sarebbono, s’e cavalli non fi fussero mai ritrouati, ma voi tu vedere che rea cosa sia et nel cospetto ch’Iddio odiosa il nudrire sì male beftie? odi quel che ne dice il Profeta, AB INCREPATIONE TVA DEVS. DORMITAVERVNT QVI ASCENDERVNT EQUOS. Et qualunque non sa che il porvi sua fiducia sia cosa da huomini d’Iddio nemici, oda & attenda il medeaimo profeta. HI IN CVRRIBVS ET HI IN EQVS NOS AVTEM IN [p. 5v modifica] NOMINE DOMINI. Veramente tutte le volte ch'io vego alcuni più chel dovere, de cavalli amici, cosi penso incontanente fra me stesso, et dico, Tra l'amante et la cosa amata conviene gli sia qualche similitudine, altrimenti non si crearebbe mai si ardente amore, poi che adunque costoro ne sono tanto vaghi, poi che segli fanno in tutto schiavi, poscia che altro non appetiscono et per haverne mandano hora nel reame di Napoli, hora in Turchia, et hora in Ispagna, certo che deveno anch'essi havere del cavallo, et deveno participare di quella bestial natura. Non voglio al presente raccontare tutti gli incommodi, che essi n'apportano, si nelle case nostre, come ne viaggi, dove se trottano ti rumpano le reni, et se vanno all'ambio troppo spesso inciampano, sono oltre questo (si come riferisce Absirtoco gli altri scrittori dell'arte veterinaria) soggetti a tutte l'infirmita alle quali soggetti sono gli huomini, lasciovi di dir il rimanente de fastidi che ne dano, per non trapassare da un Paradosso, all'altro, bastavi che non sieno da desiderare e beni di fortuna per accomodarsi; anzi per meglio dire, per incomodarsi di cotal cosa ma per che si bramano adunque tanto? bramansi forse per possedere Diamati, Rubini, Topatii, Smiraldi, ò altre simili gioie? Se per questo si bramano, fassi nel vero troppo unanamente, non veggiamo noi che il pregio di quelle, consiste ò nell'appetito de ricchi [p. 6r modifica] et pazzi huomini, ò nella parola de bugiardi mercatanti? non veggiamo altresi che il prezzo et la reputatione loro è piu d'ogn'altra cosa all'incertezza et variera soggetta? l'Agata c'hora è in si vil pregio, fu in grandissima stima, et Pirro una gia n'hebbe qual tenne maravigliosamente cara, il Zaffiro, perche imita il color celeste, fu in gran reputatione appresso gli antichi, hora quasi si vilipende, et come cosa di poco valore si tiene, il Diamante poco si prezzava, hora e tenuto gratissimo, lo Topatio era havuto caro dalle donne, hora (non so per qual cagione) in si vil stima l'abbino, lo Smiraldo fu gia in suprema dignita et al presente se ne sta agietto, et par che si doglia della sua cambiata sorte, ma vegasi un poco piu diligentemente, di che giovamento et valore sieno le gioie, quando non puote il maraviglioso Carbonchio del Re Gioanni impedir ch'egli (mal grado suo) non capitasse nelle mani de nemici, et in possanza di quelli, non morisse, ma forse che tu desidri danari per havere le case tue de vari et belli drappi ornate, et per adobarti di ricamate et pretiose vesti, ma ben stolto da dovero et accecato sei, se non t'accorgi, che per quelle vivii sempre in continua molestia, provedendo che non sieno dannegiate da topi, consumate da ragni, et dissipate da tarli, bisognandole spesso piegare, scottere, spiegar, sventolare et anche da ladroni guardare, oltre che essere si [p. 6v modifica]



m IL PRIMO LIBRO 31)

ùede una el'prefl‘a uanica a uolere coprir e corpi nollri(che altro non fono che puro fango)di bifi'o di porpornp de altro pretiol'o copi imÉtotdifide rero io d’cfîere ricco per hzmere le uolte de finiH‘i mi uini ripiene (per imbomr G rechi,C0rfi,San feuerinijSalernifaflignani,Rocefi,Alnabi11,Bri ancefcln,1'ribi.mi,Vernncie,8C altre forti,che per non parere un CmciglioneE tutte né le voglio no mnre , non , che per quello non lo debbo giamaì

I l difidei'nre,efl"endoci {lato dritto il uino dalli Dei ì i? (li come alîermziil diuino mio Platone) per fare u una nfpm uenderta tontra de mortali, cofi uédi i

colli gia‘ demnlîi Tuoi nemici, mduaÈdoli all’ine briarfi,8{ poi finalmente all’uciderfi«Androcida fcrifl'e ad Aleflîmdra che iluino erail langue del la terra 8€ che lì khiuafi'e di berne,dil che non fa pendofi gllîll‘d’ll‘hflfllflZZd il fuo caro amico Cli I to qual teneuzi in luogo di fratello, arfe Perlepofi gî ‘ li7puofein croce il medico, SimOItÎ altri Cmddi 3' " eccefo crudelmete conlife. Souuiémi d’hauer let to che li Cartaginefi il uietzlfi'ero a‘ foldatifi‘femì 85:1} .rn iqiîh'nto, m entre dumua l’ul’fitio del reg gei‘e l'1 citra‘.Fu gia‘ richiel‘to Lectichida a‘ dir la cagione perche fi parchi & moderati fqu‘ero nel bere i (110i Spartani, a‘ quali rifpole,tlitto ciò far; fi , 21 (cieche gli altri non hauefi'ero a‘ confultare per effimelle loro occorenze. Cinea ambafcia tore di Pirrofla cui dolci 1T11n1 fauellti teîto a cia fcuno piacque,8( tanto al fuo figllor giòuo‘ , efi'en [p. 7r modifica]

mi DE PARADOSSI, 3-0 7 do in 1k ritia «‘K ueggendo l’ifiuifizram altle za' di quelle uiti , clifl'e forriclend o 3 che merita mente pendeua la madre da cofi alta croce , partorendo fi maligno 8C yefiifero figliuolo co; me era il uino . Debhoufi dìfidemre le richez ze per hauet uilegginndo le mandrie de graf fi armeti: per pofi'edere e‘ Corti]: pieni de polli, Per nudrir collLunbi,rortorelle, 0‘ uero per paî'ce re il bel pauone: non credo iozpercioche farebbe una efprefi‘a fciochezzav fono forfe altra cola gli armétìche efca de lupi et rapina degprii guardia ni f 8€ ilrallegrarfi dl fi fatte cofe nò fi puo meri tament‘e dirche fin una àlegrezzu heflizile efl'en; do pel mezo delle befiie caufam iccfi anche ali

tro no conoî'co efl'ere e‘ polli che preda de frodo '

lenti uolpi , cibo d’ingordi uccellacr , ruuina de cortili,8( dif‘rrugimento de grumi. Oh quanto e‘ maggior la molefiia loro di ql cheimaginare fi Pofi'a buono Iddio,p UL’UOHO, 5th firepito quzî to gridorefi séte,& e pur unacofa né fol minuta ma di qualita‘, anchor maligna,impoche frefco, peltelh'momodi Galeno,8< della il‘tefil ifperien; 1:1 uolge fozzopra il fiomacox“! nonfl'cfco lo c6

tamina 8L difirugeche dird delle torture il cui

pianto da fi gran noia a‘chi lo alî'olm , 8613 cui

carne fileglìa il coucupifcrblle appena; 21‘ chi ne mangia i Che dirdfimilmente de columbi non mai del beccur fianchi , perturbatori 8€ della diurna 8€ dcvllanoturna quiete , contaminatori [p. 7v modifica]




IL PRIMO LIBRO delle care , di maniera che inferiori non fono di i v molefiia a‘ pauoni,il cui rauco gridore porrebbe 0 q fpauento fin’ nell’inferno. Hai mifero pauone. l l cerro,chi te cédufi'e in quelle nof‘tre parti, hebbe

afi‘ai piu riguardo alla gola 86211 uentre fuo che

alle querele de uicini, al disfacimento de tetti,

8( alle ruuine de nofiri ameniffimi giardini. Se

adunque per le fopradette cofe non mi Ierueno

le ricchezze,a che mi ferriirà'IIOfin qual cofii me

ne preualero iofpotrebemifi direelle ti {eruiran}

no per farti menare uita fuaue 8€ gioeonda,per;

i cioche {e ricco faraimon ti mancaranno eccellen l

Ì ti mufici che ti dilettino 8( falcianti raggioire,' quando afflitto 8€ trauugliato ti ritroueraizsé io Î': dico,non mi poter in uerummodo la mufica di ' lettare , elî'endo efi'a di {ha natura tutta rea 8C _ maluagia. Atanafio uefcouo di Alefi'andria huo .l zl mo di grzî fantita‘86 di profondofapere, alla cui l ‘ ‘ lettione fanco Gerolamo infiantiffimaméce n’efl fortajlà {caccio dalla Chiefa, perche troppo mol lificaua Slinteneriua gli animi nofiri difponen; cloli alle l:1fciuie,8( a uani piaceri, oltre che au} menta la maninconinfie per auuent‘ura auuiene che da quella prima afîagliti fiamò‘) Aurelio h Agofh'no mael’rro di fanta Chiefa non l’approuo Î , mai,8( gli Egittii non folo come cofi1inutile,ma ' dannoîîi la biafmarno , Arifiotele anchora che tenuto e il nmellro di coloro che fanno , la uitu; Pero;,dice11do,che Gioueme cantarla , ne fonaua [p. 8r modifica]DE PARADOSSI; 's la cetra. Filippo binfmo Alefiìmclro filo figlin lo perche gli dnua molta opera , 8C udillo un; uolta fra l’altre dolcemente cantare, 8C potra al cuno farmi bramofo di robba per fpenclerla poi i'cofi uano {hidioìnon uoglia gia Iddio che cofi folle diuenga 1nai.che far ne de:th finalmente: forfe per andare alla cacciaùome fogliono igri principi 8€ tutti quelli ch’oggicli fanno profeffio ne di gentìlhuomoimai no che per quello cercar non la debbo.Oime che il cacciare È un efercitìo per imprendere a incrudelire,el'ercitio ueramen;

te da difperati , dafrenetichì,8€ da pazzi. Tro;

i ‘ uarno la caccia i Tebani huomini crudeliffimi,

nefi uidde mai ch’ella fufi'e efercitam l'aluoî che:
da popoli nemici d’lddio , ficome furono gli

f Idumeiflfmaeliti 8€ Filillei. Non fi legge che al ‘ cune de {anti Patriarchi o Profeti fufi'e mai cac/ ciatore, ma fi bene di Efau , di N imbrotto , di Caino 8€ altri fimili , ne immeritamente difi'e A golfino che Efim percio era peccatore , per che fufi'e cacciatore, la onde,grandimente mi mura miglio come efl'er pofi'a che tanto uago ne fia il Re Francefco huomo di fi alto 86 nobil intellet; to. Fu la caccia come cola pefiilente interdetta a preti nel concilio Mileuitano, benche di tal di uieto pocafii ma fi facci,ne p altro finiî r0 è poe; ti Atteonein ceruo conuertito che per darci ad intendereche per il {moderato l‘tu dio del'cacciu; re confiimando le faculta flol‘tredouentiamo né


a; [p. 8v modifica]m IL PRIMO LIBRO "w [olo belìie,nm befiie cornute,8( ' ho conofciu/ to piu d’un paio di femine,iflimlstc le piu fiuie 8: pudiche c’hauelî'e la lorpatriq,le quali come Prima il marito s’era leuato perfilr uolare alla pianura il funfalcone , ò uero per dar la fuga ì

ualche timido animaluzzò,tantoflo per non la Fciar refreddare il luogo del conforte co gli ami ti loro lì coricauano,8( cofi mentre il mifero ma ‘ rito perfeguitaun per nuentura il ceruo , efi'oin ceruo di fa uedutamente lì conuerciua,8( mentre efl‘o per è bofclìi giua gridando,altri con l'uo graî {corno giuncmia alla muta 8€ faceua la danza triuigiana,ò iiiileri cacciatori sì che ui gioua il ti to fiudio della cacciasfe non a‘farui per lai conti nua conuerlîltione delle l'elue,8( delle beflie, do uentare feluagi,befiiali,rozzi,8( l'peH‘o a‘fiaccar ui il collo in qualche foH'o.Scriueno gli hillori/ ci che Virizit0(quello,che occupòpel fiio ardite il regno di Portugallo).ii pallore douentafi‘e cac ciatore,8( di cacciatore (olenmffimo ladrone di uenifi‘e. Hor fu adunque poi che le faculta‘ cer; care non fi deneno per fimil cofinchi làreìfi fuor di l'ennoche non mi accontenti che almeno utili fieno per farci fru' commodamére l’amore 8t ha uere copi a di donne belle a‘ trailu llo del la gioua nezzzl nollmflo non niegaro gianni che per tal elîetto utilifiìme nò fieno hauendone tante fiate uedum chiari {lime dimoll'mtionijl che dir non

Però polîo l‘enza un diremo mio cordoglio , 8€

\ [p. 9r modifica]«1+ DE PARA DOSSI 9-.) 9 ciònafce per giga fingolare afi'ettione 8C riuerem‘ rza che a‘ quefi‘ò fefi'o (mofl'o da non fo qual ca; gione occulmflio fempre portato 8€ al preferite piu che mai portc,di1'6 però ardiraméte, che ne anche per qu efio le doueremo cercare, pereioche altro non fono gli amori delle uaghe 8€ belle <15 ne,che una lofengheuolmorte,8( un dolce uene no,che ci trahe del fenno quantunque ben fmfa ti fiamo )Scriue Oro nel fuo libro delle lettere hieroglifice,che quando gli Egittii ‘uogliono rap prefèntare l’AmoreJappreÎentano un laccio, 86 quello credo io perche quali fempre a‘ miferabil conditione ci conduce. Oime che l’amore è una troppo amara paffione , che ha l’entrata l'ua ne cuori nofiri prefliffima,mn l’ufcita tarda,cagion che poi ne nafchino copiofe lagrime,folpiri cocé tiflîmi,angofcie 8t trauagli infuppormbili , ne}: altro A lcefimarco P la utino,uolle ch’egli fufi'eil primo che trouafi'e apprefl'o gli huomini l’arte del manìgoldo,fe né pche uiuiamo p lui gelofi .g .lui crudelméte fiamocruci ati,prefenri,fiamo ab fenti,8( abfenti per lui fiamo preferiti. F u ga‘ ri trouato un Eunuco che fi traflullaua al meglio che poteua còl’amata del re di Babilonia,di cui il mifero,era molto prima cheilRe,fi fortemétc inuaghito che ne menaua fmanìa,il Re uolto ad Appollonio Tianeo ch’era tenuto da ciafcuno un fonte di{apienzadimandogliche pena {e gli douefi'e per quello fuo temerario ardimento, l'15

B [p. 9v modifica]'ΑÈîs IL PRIMO L IBRO mi, altram i fi‘e A ppolonio, lÉiluo ch’egli uiua,dilche fortemétemarauiglinndofi,foggiunlè,n6 dubi} tare fignor mio , ch’arnore( s’ein perfeuera in cofi folle pélìero)n6 gli fa ccia fentir accerbifl'imi martiri,fara‘ come una naue da contrari uenti c6 battutamolam il mefchino al fuoco 86 a propri danni,c0me femplice farfalla , ardera 86 {ara in giaCcio,uorr;1 8€ n6 morra in un tratto,8€ uguah mente huuera in odio 3€ morte 84 uita‘ , ne certo fi abagliuua piîco,c6ciofia che amore fufi'e quel; lo che tmfl'e dal fennoil faggio Salomone 8c lo fece preu zirìcare la finta legge , indufl'e nnchora Ariflone Effefino figliuolo di Demofirato agia 'cerfi c6 un’afina 8: generarne una figliuola ci) fu poi p nome detta Onofeli 2 qfio anchora perfiia {e zì Tullio stella l’innamorarfi d’una caualla

8C da quella generarne una bellifi'ima figlia , la

qual chiamom Epona , il medefimo (ofpinlè

,Cratis pullor Sibaritano ad accenderfi d’una ca apra 3 molle Feclm 8C Gidica moglie di Cominio all’amor de figliafiri,Bibli ad amare il fratello, Pàfife a‘ congiungerlî col toro,8( altri infiniti in connenienti cuufo‘ l’amore per cagione del qua ’le defideriunio noi danziri , fiolti 7 fl’olti , che fizl 'mo,nc'> fono ne anche da cercare le richezze per 'pofi'edere deletteuoli giardini da chiarifi'ime fontane giocondifi'imi alberi circondati, per; cioche mi luoghi ci fanno l'pelTo marcire nell‘o

l

.rio o! nelle lafciuieflinîqcloci al peccare per fegre [p. 10r modifica]

m DE DA R Anossr ‘ w ì'o fifi'ime M586 che ciò lia nero, uegafi che quiàd M‘Tullio nolle deferiuere lefpurcitie 8€ libidi‘ noli fatti di G.Verre,dipinfe primiemmente tut te le amenita‘ de luoghi oue folito era di conuer fare quafi che elle fnfi'ero liste minifire de fuoi fallil e richezze furono l'empre giudicate di {i mala qualità che altri,fpìne, 8€ altri fiamme, le dìfi'ero 8C fempre fecero glihuomini infolenti, arroganti ,bizarri,auari,difpettofi, befiiali,negli genti,difd cgnofi,folli,ritroli,lalciui,86 odiofi,ne alcuno ritrouofi" i mai che dubirafi'e ch’ella non fnfi'ero per petuo alimeto di pelîime operationi. C . Plinio nella [ma naturaleifioria fcrifi'e,efi'ere noi 85 oppreffi, 84 fin nel ,pfundo tratti da tefori la natura per nofiro bcnefitio ci nafcofe. Zenone afferma che piu tofto nuocano che giovine , ne lal'cierc} didire che andando Crates Tehano in Atene per dare opera alla filofofia ,gitafi‘e nel mare quanto hauca d’oro 8€ cl’ argento,penfany do non potere 81 la uirtlî 8€ le richezze infieme pofi'edere,ìl medefimo affermiamo Rione, Plap tone , 8€ altri {ani filofofi ,ma a‘ che piu cittare bifogna tellimoni: quandoln l’antifi'ima bocca di Giefu dille, che piu ageuolmente entrerew be nella cruna d’un’accora, una fune di naue, che il ricco ne reame de celi, efi'ortandoci a‘ [par gere fenza alcun deletto le faculta noflre a bi fognefi . Finfero alcuni ( ucramente ingegnw ivi )che efi'endo inuagbito Gioue delle rare bel B ii [p. 10v modifica]
di Danae, egli si convertisse in pioggia d'oro, et cosi possedesse la desiderata preda, à dimostrarci essere l'oro più d'ogn'altra cosa atto, ad ispugnare la pudicitia delle innocenti virginelle, ma non solo è egli solito gittare à terra la donnesca honestà, che suole anchora essere cagione de tradigioni, homicidii, et altre essorbitanze, perciò credo io dicesse Possidonio, che la richezza era madre d'infiniti mali, il che non si può gia dire della beata et dolce nostra povertà, della quale diffusamente parlando Seneca, scrisse, che l'ignudo per lei era securo da ladroni et ne luochi assediati il povero ritrovavo pace. Sara adunque senza dubbio miglior la franca poverta, che le serve richezze, poi che infiniti beni opra, et niuno maleficio partorisce giamai.

CHE MEGLIO SIAL'ES

sere brutto, che bello.

PARADOSSO. II.


QUalunche dubita che meglio no sia d'essere brutto che bello (che molti credo ve ne sieno) considri, che quante amorose facelle spente si vegano ne brutti visi, et contrafatti corpi, che ne belli [p. 11r modifica]
senza fallo di crudele incendio cagion sarebbono, considri anchora, à quante dannose fiamme, fatto si sia con la brutezza fortissimo riparo, non solo nell'antica, ma nella moderna età Certissima cosa mi pare, che se Elena la Greca, et Paris il pastor Troiano fussero suti brutti, si come furono belli, ne Greci sentito havrebbono tanti travagli, ne Troia sostenuto l'ultimo suo sterminio, con tanti guai, che sol nel scriverli mille dotte mani, ne sono al tutto rimaste istanche. Non havrebbe gia molti anni sono passato il mare lo feroce et bellicoso Inglese con si gran danni de Fiamenghi, se la vaga bellezza d'una gentil fanciulla con strabocchevole empito, tratto non ve l'havesse. Dirò anche di piu, che moltissime rovine non sarebbono nate nella citta di Firenze, se la rara bellezza d'una giovane Fiorentina non ne fusse stato cagione (si come appare a chi le Fiorentine storie attentamente legge.) Veggiamo anchora spesso, piu savi, et ingegnosi li brutti che li belli, et da Socrate incominciamo, il quale (per quanto s'intende) et dalla sua medaglia apparisce, fu stranamente sozzo, et fu però tale che merito di haver il testimonio dall'oracolo, d'essere il più savio di qualunque altro huomo. Esopo di Frigia favoleggiatore eccellentissimo, fu di figura quasi che mostruosa, di modo che, qual si voglia de baronzi, in comparatione di lui,seria paruto un Narciso, overo un [p. 11v modifica]mi IL PRIMO LIBRO w demon dimenofiome ogn'uno fa)abondo d’o; gni uirtu‘,8{ hehbe ['opra ogn’altro acutifi'imo IntellettoDi molta Iuidezza fu Zenone filofofo, fu brutto Arifioîilefiu brutto Empedoelgbrut; tifi'imofu G31b3,ma d’ingegno 8C d’eloquentia nel coi-petto di ciafcuno illufirimmo fempre ap peruaNSpuotegizî 1:! hrurezza di Fiiopomene impfiirlo che egli doppo lefi'erfizitn uzilorofo

{ahi-1:0 non diuenia èanchominuitrimmo capi; tan ofiézffiioi cittadini perle molte uirtu gnu» tiofifl'imojpotrei dir de 1noItiuIcri,che per defi; derio di hreuitu‘ al prefente tralaiìio. Sono an; chora e‘ belli per la maggior parte piu mai funi, meno rob‘ufh‘nneno [offerenti de dlfiig‘i, anzi (re bene auu ertir uorremo)qu:1fi tutti molli, 8€ effe minati Ii uederemo femprz. Non ueggiamo noi altres 1‘ 8! per e‘ firitri de fedeli Morici , 8Lper umcottidiana ii'perienza , radeuolte auuenire chela heìiezza di alcuno fin grande 8C lacci, 'ta‘ nonfia picciola 3 conciofm cofa che difficil} mente iì cuiìodifca quel che da molti auidamen teÎfi apperifceJ-î quante donne belle uégonfi hog gi diÎper Italia che parimenti pudiche tenute fie nox’Io fon piuche certo, che nella patrinmizi le pÌu uaghe'éîvé belîeflonoreputme le piu laiciue 8€ le meno honefie,8c cofi parmi che 1m uégai in cia fcadun’aitro luogod'e il mio auuifo non m’ingî na che facilmente ingannare mi potrebbîfi che, efiremamétemimarziuigiio di quelh cheiì Iaméî [p. 12r modifica]m.“ V Fiji , ,k V

lv m bEpARA‘fi'ossr.‘ unì i {tano di nòelîere belli,f;1cendone di ciòcon la mi l l tura afprifi'ime querele,8( cerceîclo di abellirfi c6 ‘3 tanta diligentia 8( con fi feruente {ludiofenza 9 clonare a‘ fpefn,86 lenza rifparmiare fatica. De‘n dicammi quefii tanto fiudiofi della fragil bellez za , le la natura madre difcretifi'ima dette 101' quel chegioua a- che dolerfi [e ella 06 gli ha da:

to quel che diletta, 8€ fi uanamente aggradifcef

lr Efi'a 05 da a Tuoi amici,c0l'a che le infirmim pof {ano ageuolmente difiruggere 8th uecchiaia re Pentinamente rubbareponciofia che la uera libe ralita fi conofca dalla fermezza 86 longa {labili ta del dono.Moltiîuero ne fece la bellezza adul i teri,8( mai (per quanto io (appia) alcunonon ne fece cafiro,molti ne trafl'e a gr.lLliP€fiCOlÌ.& qua fi tutti al peccare pr ecipitofnmentecondufi'e, 8C {e non mi ratenefi‘e l’efem pio di uno prpolito, 8C dun Giofeppe,detto lo lmurei forfe lenza alcu na eccettioneîurono giri 812d prefente anchora fono molto fiudiofi di Cafiita,liquali apertaméj te confefiîmo,ehe non potendo ne per longhe ui gilie,ne paccerbe diÎciplìneme per all'idui digiu; nidom îr: gliincentiui della carnefil rafrecldate _ ifuoi rifcaldiimentì , hamergli immantenente do ' mati 8€ rafreddati fol col ucdei'e una brutta figu 1:2 , la onde , ne uiue ancbora una confuetud ine, che uolendo dir , che una femina fia brutta di cafi'egli e‘ un ri medio 8€ una ricetta contra luf {turiaio‘ brutezza adfique {antagmica dieafiitg B mi [p. 12v modifica]m IVIL‘PRIMO L IBK‘O w {chifatrice de l'candali,ripamtrice contra pericò li , tu certo fai le connerfiitioni piu facili ,tu da quelle lieui ogni amaritudine,tu l'ceicci ogni ria fofpitiongtu {01:1 l'ei finalmente medicina alla rabbiofn gelofin. Io uorrei faper ritronare paro; le degne per lodzirti come i tuoi meritirichiede; rebbono,ch’io lo farei u ie pi u che uolentieri,per che da te,procedeno infiniti beni ,86 a gran torto fei dalli ignoranti binfimata , o come confiqlia/ rei io uolentieri ogn’uno (che amico mi folî'e) a farli bello di quella belta che con efi'o noi perle uera dicontinuo,neci abandona mangiando)! dormendogîuocando, o fofpirando , di quella belta dico)che ci accépagna in fin’ all’hore efh'e me,anzinell’ifiefi'o catnletto con noi dimora, qual ueramente dir potemo che nolhra fia, 8€ n6 de parenti , o della natura. Credafi pur ame, che meglio e il farli bello di quefi'a nera bellez; za della quale al preferite ui ragiono,che in quel l’altra nnfcere che fi facilmente con un picciolo parolime di febre ficorrompe 8€ guafiafi.Mi fouuiene d’hauere molte fiate lettod’un giouajî netto Tofcano, ilquale ueggendo che la bellez; za fua era molto fol‘pettafl capital nemica del la buona fama,ch’egli cercaua con ogni arte 8C fiudio di procacciarfi I, elî'o ifl'efi'o c5 un rafoio' firmamente figuafio la bella faccia 8: ridufi'e quelle fue guan cie che pareuano di dui finiffimi i rubini cofparfe, ad un miferabilhorrore. Ilmco [p. 13r modifica](€1 DE PARADOSSI w,”

,defimo fecero anchom nella primiciun Ghiera,

molte fauie uerginelle , delle quali falli percio da buoni Chrilliani {i gloriofa mentione,non fa; rebhono gia coli le femine de nolfi'i tempi , anzi hauédogli Iddio fatto fi bella gratin d ’elîer brut te,efi'e proccaccinno c6 peregrine foggie, c6 hiac ca,c6 lìfci,c6 olii,con pezzuolejpelandofi, mi; fciandofi,fruttandofi,d’apparer belle, 86 che n21 fce poi finalmente da quella tanta indul‘trizi! non altro certo , che peccato , morte, a: ira d’Iddio: Vadifi adunque 8C la momentana bellezza dili; drifi(l'e lo meritakhe a me pare piu tofid da fug gir,che da feguire,conciofia che dalla bellezza nafce l’orgoglio,germoglia l‘alterezzn , 8C con altere corna ne {orge la foperbia. Io per me , da che incomincia a fuper diflinguere la uerita dal; la bugia,fui fempre di quello parete,che piu fui} feroda prezzare le dòne brutte, che le belle , ne fenza mgioneil dico , perche le brutte fono Piu cafie,piu humili,piu ingegnere 8€ heîno maggior gratia,le belle piu altiexemeno (labili, 86 de mo di piufchifi zpiene di lofenghe 8{ di l'mancerie. meglio e adunque l’efi'er brutto che bellomiuno me lo nìeghi,8l niuno a quello mi fi contrapun ga,che lo faro bugiardo ti manere col teltimonio di Socrateul qual diceuaache la bellezz 1 era un tiranno di picciol tempo,col tefiimonìo di Tee; fraflo che l'cri'to ci lafcio non altro ell'ere la bel?

taglie un taCito inganno , 86 le quello non glifia [p. 13v modifica]

bastevole, aggiugnerolli l'upinione di Teocrito, che disse, non altro essere, che un detrimento non conosciuto, et noi saremo si accecati et imprudenti che ad occhi aperti seguitaremo è danni nostri? et piu volentieri abbracieremo la dannosa bellezza, che l'util brutezza? Deh tolga Iddio da noi cosi folle pensiero, et saggi divenuti, faccia che incominciamo hoggimai à odiare quel che ne utile, ne gloria recato ci ha per alcun tempo.

MEGLIO È D'ESSER

ignorante, che dotto.

PARADOSSO III


QUanto piu ci considro, tanto piu mi risolvo, che meglio sia il non saper lettere. che saperne, poiche quelli, che vi consumarno la lor miglior età, alla fine pentuti et dolenti se ne sono ritrovati. Scrive Valerio massimo che M. Tullio il qual dir si può meritamente non solo il padre dell'eloquentia, ma fonte anchora d'ogni bella et varia dottrina, in sua vecchiezza strettamente l'odiasse come forse potissima cagione di suoi longhi travagli, ne veramente crederommi [p. 14r modifica] che à torto l'havesse in odio, poi che ritrovati si sono molti altri di chiaro intelletto, qual fu Licinio imperadore, Valentiniano, Eraclide Litio, et Filonide Melitense, li quali chiamarno le lettere, hor publica peste, et hora publico veneno. silla anchora et Nerone grandimenti si duolsero di haverle apprese, ma piu d'ogn'altro, il profeta David parmi haver mostrato il gran bene che dall'essere ignorante ne risulta, cosi ne suoi divini versi dicendo, QUONIAM NON COGNOVI LITERATURAM INTROIBO IN POTENTIAS DOMINI MEMORABOR IUSTITIAE TUAE SÖLIUS. cioè, perche non ho saputo lettere, goderò delle grandezze d'Iddio ricordevole della sua giustitia. Trovo di più, nelle scriture sacre, che chi aggiugne scientia, aggiugne dolore, et nel molto sapere, molto sdegno ritrovarsi. Certissima cosa è che tutte L'eresie tanto antiche, quanto moderne, sono dalli dotti nate da gli indotti, sempre ho veduto espresssi indicii de buoni esempii et virtuose opere, di maniera, ch'io non posso se non lodare una vecchia usanza d'alcuni popoli Italiani, li quali per publico editto pria che i lor consigli si congreghino, gridasi fuori, fuori i litteruti et quelli insieme, che sono di mediocre senno: per questi, intendendo è Notai, Cancellieri et altri simili. Lodo similmente i signori Luchesi, li quali prudentemente fecero già un decreto che niuno che [p. 14v modifica]


‘m iL'PRIMO LIBRO w

dottore fufi'eJedefi'e nel magil’fraro,tem€do che glihuomini di lettere,con il lor l'aperejnon per; turbafi'ero la quiete8€ buoni ordini della citta‘, ne meramente fuor cli propofito temeuano , con} ciofia che i literati credanfi con un Q V A N4 Q v A M poter gittaril mondo fozzopra, 8/: c6 fondere I’uniuerfo , fem‘pre ritrouando qualche uncino,o‘ qualche florta {pofitiong da peri: erti/ re ogni nobile 8C florido intellettoNò uede ogni

ùno che ciò che il dotto tocca lo fa in erefizl come Mida l’oro fu biro tramutraree Vegafi un poco, come hanno miferabilmente oltraggiato la po; uera {'crittura l'anta,Trouarno gia‘ nell’Euan‘gefi lio,ET NON COCNOVIT EAM, DONEC PEPERIT FlL IVM PRI‘ M O CE N I V M,8(fi1bitamétecla quelD O NE C,8c daquelPRIM OCENITO ,for; marno due pefiilenti Erefie,delle quali, appena 1a Chiefa nofira libera 8€ netta al preferite ne ri; mane3il medefimo li fece fopra di quella parola N I S 1,86 anche fopra diquell’altra EX. SimiI cola non fecero giamai gli huomini indotti,anzi

fel {i fara‘ 1a comparatione fra gli ignoranti 86

fra dotti,trouerafi' i differenza piu che mediocre,

trouerafi‘ i dico, Ario , Forino, Sergio, Nefiorio,

Macedonio,Appolinare,Giulian0,& altri mol/

ti Eloquentifl'imi , 8€ pieni d’humane dottrine,

efi'ere anche frati in ogni tempo autori dell’Ereti ca prauitafit Hilarione,Antonio,Macario, Pan















o fior 2;;4nzu [p. 15r modifica]

m DE PARADOSS I. 3|} r; nutìo,Serapione,Honofii0,Anian0, si altri infi niti,fcnza colori retorici,non fapendo le cl ifcipli ne matemattiche,priui de concetti metafificali, fplendere in ogni luogo di fimtita,fi0rire d’inno centia , 8€ di tanta uirtu rilucere_, che puote al; cun di loro truppe rtarc da luogo a luogo un monte d’ifmifuram altezzalo perme , non ne; go certo,a che fieno buone le lettere da fciocchi tanto ifiimatc,per il gouerno de fiati non crep 'do fieno gioucuoli, percioche nego molte ma; tioni fenza notitia di leggi imperiali 0‘ di peripa tetica filofofiaditalmaniera gouemarlàche al; l’altre rimangono di gran longa fuperiori, anzi uegoi litteratigoffijnettifl come cauati gli hai da libri,efi'er,come il pefce tratto dall’acquafll; la militia parimenti non crederà che feruino, ha uendone ueduto a giorni miei piu d’un paio,lir‘j li,per uigor de fiioi libracci,uollero formar bar; taglie,indirizzar fquadi‘eprdinate eferciti,8[ c6 gran biafmo l'empreriufcirno.Et in uero,fe nelle col'e militari,nuoui accidenti acafcano che fcrit ti nonfi trouano)8{ nuoui ilratagemmi s’ul'ano, che da dotti regifirati non furono come le dire; monoi alla militia u tilirccrto che baflar clone; ‘rehbe il buon giudizio congiunto con qualche ifperienza,fenza uolger fozzopm il'crittori del; l’arte militare,8( che lettere hehbe mai Sforza da Cotignu ola ò Braccio da montoneîche lictem tura hebbero‘francefco Sforza,i1 Carmignuola, [p. 15v modifica]


mm IL PRIMO LIBRO w 3,; 61 Nicolo‘ Picino {che littere hebbe , G ottime; ,f lata che appena fitpcua {ortofcriuere il ,pprio no? i me! Senza lcrrcre era il Tolécino , {elmi lettere l ÎlC6E€ di 'Piciglianofenzn lecrere Cofaluo Per; ‘r gitano lelî'e mai Vegecio,ne Fròtino,l’Aluiano; ' ‘ 011 Trmulzo, 8€ pur ogn'un fia di quanto ualor fufi'eraNo tredero‘ fimilmente che al famiglinr‘ 5‘ governo in parte alcuna giouino,c6ciofia che fa l, nere uerluto m’hahbin honoratifiîme madrone; ‘ le qualimò furono mai al {indio di Parigi , ne 2€ quel di Padonajfx mlméte pero‘le cnl'e 8d ualîll li reggono ch’ogn’nnone rimane pien di (lupo; re,8( Ariflotele con Senofonte, che di ml fogge: r0 fcrifl'ero, rellerebhono di ciò confufic , anzi {e prefenti {lati fufiÎeromé dubitojche nnoui precer ti non haueH‘ero dalla loro attimi , ne fuoi libri traportati.Deh che clireàk‘. Arifiotele {e hom ne deffi la defirezza che nel cîimandnre 8C efeguir ule la fignora donna Cornelia Piccolomini con; Ì tefl'a d’Alilîe i penfo indubimtamente che dire; {le per lei nò {crimine per lei tal nfi‘unto prcfi, 86 ti mamuigliarefle di nederein una-giouane don na,pr0uidenza lIlfiÌlll‘àl delle cofe che auenir po'î' fono,maiefla nell’(lppl'efcntlìì‘fi,ÎCUEÌÎÎÌÉI nel cor regere3manfuetudine nel còuerfare,8( liberalità nel remunerare chi di buon cuore le {CINQIHH di lei per hora non parlero pitiiorfe che un giorno mia pennamanifeflaranglio al mondole {ma i di uine qualita‘,8{ alle lettere fo ritornoflequali‘, ‘ [p. 16r modifica] ("h-EKDE PARADOSS l, Jà) '16 Îono ueramente produttrici de firmi 86 dOlenti‘ efl'ettimego io {‘enza fallo, quafi tutti e fuoi le;

‘ guaci,trifianzuoli,tificuzzi,fracidi,catarrofi,8î

p còl‘eguente di uolto {lipato del colore di mor te,d’una difficile 8€ uitiofil natura , pieni d’alta tezza,colmi d’orgoglio,fprezzatori delle dolci céuerfiitionimemici mortali delle donne che l'0

no però (quido buone fi ritrouano) l’honorc 8C la gioia del mòdoxîitadori di piu,fol'pett0fi,lu nacici,bugiardi,8( pche noflro fignor Iddio pre; uidde,che tali,elîer douean0,quali ue gli ho in

poche parole dipinthlafcio‘ che la l'crittura fanta amoreuolmére n’zîmonìfce al né efi'ere {e né lo; briaméte dotti. Temédo che (e troppo nelle do: trine ci ,pfundafi'imo,n6cadeffimo in mille gra ui dini,nella quale trouiamo anchora fcritte ci; fl'e parole, NOLI ALTVM SAPERE,

S E D T I M E. , né uolere fapere huò ne inuefii gare le cofe ulte,mafia in timore)8c 3‘ aulo apì’o né mofira egli d'hauer iprezato ogni litteratura poi che x150 conobbeìné {crier egli aÌ Corinti che nulla uoleua fapere fuor che x50 crucififl‘o 1‘ 8€ che 116 era uenuto infirutto di lifiana fapiéza, ne di'artificio retoricofnò dice fimilméte la fcrittu ra,che la fciétìa géfiaSe gonfia, 8! nòedifica gli

‘ ai i Dio,che ne uogliamo noifareìNò fi afferma

anchora nella medefinm,che la fapienza di qfio m6d0,e nelcofpetto d’Iddio una mera fioltitiaf

8€ chiùq; cerchera le cole alte,fara 0915M) dalla [p. 16v modifica]"m IL PRIMO LIBRO w

gloriarammonendoci nell‘Ecclefial‘tico a n6 cer} cnr cofeJopra la capacita degli itelletti nof’cri né minaccia Iddio per la bocca del Profeta d i noler difiruggere la filpieza de lìiui,8( riprouare la pru denza deprudentiICrederoio efi'erci chi dubiti chela fcientia non {la inuentione del d i monio, poi che dimonio uol dir l'ciente e Non leggiamo noi ch’egli promife al troppo credulo Adamo la fcientia del bene,8( del male , {e uoleua aiag; giare del pomo che Dio le hauea prohibitorAfz ferma pur Platone,che un maligno fpirito detto per nome Tenda,fufi'e della fcientia inuentore, donde credoio nai'ca che gli huomini dotti , fie noa‘fempre maligni,inuidiofi,feditiofi,8c l‘un cer chi fommergere,8c oi'curare l a gloria dell’altro,- fempre arabbiati,infidiofi, uendicatori , le non con l’arnie,nlmeno con fatire befìiali , con difti chi mordaci,con iambici crudeli , 8: con furiofi Epigrammi.Qualunq; dubita che rea colà non fieno le lettere,dicami per cortefia {e fufi'er buo; ne li principi folîrirebbono d’hauerne tanta cari fiiafnoi fappiamo pur, come fono curiofi inuelh' ga tori delle cofe buone . Credo io certo , poi che la robba 8( il fangue togliono [i fpefi'o a poueri uafalli,cofi gli torrebbono anche le lettere, le co, nol'cefi'ero che di giouamento o di deletmtione alcuna fufl'ero,8( anche penfo che il gran college 'gio de Cardinali {e elle fufiero punto amabili, o di fe,dîfiderio alcuno mouefl'ero nc’: ne patirebbe tanto [p. 17r modifica]m ma PARA DOSSI w n" quanto ne pate. Io pur mi 1narauiglio,che (e ta li fono ch’efi'er pomlno a uecchi di diletto , 8€ a giouani d’ornznnento , come pombil fia che al meno gli ingotdi frati non le u adino chic" dendo per l’amor d’IddioJo non pofi‘o in paez {e ueruno trouzire perfona fauia, che l’ami,ocon diligentia cerchi , faluo qualche mal auuìfa» to , niente prelago de futuri danni , l'oggetto di fciag’ure , 8L berfuglio di afi'littioni , il che , {e piu chiaro uederuoletexconfidetate che quan” do il fanciullo incomincia ad imparate lettere, fu biro per deletteuole ogetto,fe gli apfifenta ani ti li occhi la ero ce,uedete che hel principio fifa, poi che dalla croce s’incomincia,e che fi po altro fperare nel mezo 8€ nella fine,che pouerta,l‘tentì angofcie,cordogli, 8C dolorofa metterli come q; fi de tutti e litetati auiene.Vedete(uip1‘ego)il fine di Socrate di u eleno morto per commandamen to del magillrato,fimilmente quel di Anafagorà che pur edi ueneno,quel di Talete che mori di fe te,riducetiue a memoria la morte di Zenone per commandamento di Falaride tiranngtiduceti} ue a memoria il pouero Anafarco, con uari tor; mentiper uoler di Nicocreonte {pento,Arcluimz de filofofo 8C matematico fingolamfu uccil'o da foldati di M arcello,Pitagom con fefiîanta difcgf

,polifu amazzato,Platone fu uenduto per {chip

110 da Dionigi,per ricompenfa delle (uefatiche,

Anacaxfi mori di morte repentimpmdoro ere; C [p. 17v modifica]

m ’IL miri/romeno 3a:

po di cordoglio per non hauere {'21sz to fciogliere’v" una quiflione da Stilbone filofofo propoflale:

Aril‘totilef poi che pduto hebbe il fauore di Alel‘ fandr0,elîendoin Cnlcide , li affogo nel fiume Eurippo ,Califiene fuo dil'cepolo fu gi trato fuori

delle fineflrefa M . Tullio fu mozzo ilcapo , ta; gliate le mani,tratta la linguqnna prima fu bnn dito,gittata la alfa a‘ terra ,uide la figlia laqual am'o piu cheil cuor del corpo {uo , daunnti a gli occhi giacerfi morta, uidde la moglie Terentìa, della qual gia tantofi fido nelle braccia delfuo àuerl‘ariofieneca anchora mori di uiolenm Inor ge,Auerroe che fece il gran Comento , fu fatto rcoppiare con una ruota {'ul petto , ad Algazele cafco la gbcciaflioan Scoto leggendo in Inghil zerr aula una fubita confpiratione de l'cholari, fu con e temperatoi amnzzatoana [e uolelî‘ i dir il mal efl'ito cle tutti e litterati antichi , non farei hoggi fine,8{ perche di quelli tuttauia parlando porrebbealtrui facilmente credere,ch’io uaneg‘; giafi'iparlero anchora de moderni, 8€ incominf ciaro dal Petrarca che mori {ubitanamence , po: da HÉl‘mOlìlO barbaro, il quale , primieramente [bandito per hauer fenzaconfentimencod e {noi fignori , accettato i1 Patriarcato d’Aqiiileggi a, moridel gauocciolo che {otto le ditellaAgliue'n ne,Domitio Calderino parimenti mori di pelle 11 1' Conciliatore fu nrfo morto,non hauendolo Po» "tuto urder uiuo,Angelo' 'Politiano fini l'uoi g1or; [p. 18r modifica]m ÎDE PAR Abossr.‘ w ug

nì percuotendo del Capoem'urî- , il Sauonarolîl.

l l o 'c’hebbe l'pirito profetico , 8Chuomofu di tanta. i dottrina da Pappa Alefl'andro fu in Eirenze ar: fo,Pier leone d a Spoleto fuigittato in un pozzo,’

'aî Thomafo moro s’e‘uillo mozzaril cap0,altrè

‘ tanto s’e ueduto fare al dotto uefcouo di R0 fila

il Signor Gioan Erancefco Picco fu da fuoi terì

‘ razzani ammazzatoNon diro de tutti , perche farebbe una fatica da fpauémre un’Hercole,ifpe tialmente fe aggiunga ui uolefl' i la difgratia di qnelli che uanno quali mendicando il pane d’u Icio in ufcio,8( perla calamità qual l'eco porta; 'no le letteremon trouano ne da Principi, ne da rèuerencli prelati ,chi dia lor fuoco al cenchiofln 'datene un poco perle corti de principi‘ 86 uedre i 't‘e'in quanto fauore fieno le lettere. So io che nel 'Reame di Inghiltera poca gratin , 8C poco tratte n‘iméco hino -i litteitati . 81 invrjl di F micia nc') di rò gia‘ minotelma diro bene che nò hino ql che efi' i uorrebbono 8C par loro dimeritare. Chi go uema Carole v. d’Auflrias'a‘ chi da egli e fuoi Reami a gouernateiquiti literati potete anno;

j ' uerar nella fua corte fcrederemo noi che ariuafl‘e

1:0 a due paia,il fimile fi Po bé dir di rerdinido te de Romani.Certo chiiîque andera {corredo la corte di Eerrara,di Mitoua,et d ’Vrbino, trouer ra p tutto lèruarfi fimil metro,egli e be uero che da pochi anni îqua, apparito e ne còfini d’ Italia 'et di-Alemagna un dignifl'imo filato che molte

C ià [p. 18v modifica] .m IL P’Rr’I‘M i O 'LIBRO w le ama 8€ molto lcflima,8( quahîque n’e fludiop

fou, 86 uez‘eggîmfl mirabilmente honora,ma (e famofana ,come d’efl’er dimoflra,non perfeuere

 m longo tempo in fi fatto propofito , 8L nel nero

l




farebbe rro ppo gran peccato che fi ualotofo figno

re guafihiîeml Radio fi uigorofa complefi'ione, i g) v8: p 'el; mezo delle lettere fi facefi‘e le flelle nemi/ i i] il; che,lequ,a li finìhorapmueggiendoli de dui graf L 4;, il fi neiîcouatìgnzideeduipnincipati , fiat: le fono M; i 1‘ molto propitie 8c benigne . Deh quanta pieta i ‘ i ‘ mi uiene al cuore, quando odoche qualche geni . M til {'pirito Ii da alle lettere , quanto mi rincrefce , il che monfignor mio di Senegallia per l’amor che ‘ ‘ i mericamenne le porto ne fia tanto feruente ama ‘ Ì; i} dote. Come mi fa male,cheil gentilifl'imo pro












tonotario Dandino fe gli rfia fitto in fino a gli voce chijdeh come anchora fortemente mi rincreièe ‘ cheil uertnoi'o'fignor Emilio f eretto non rene fa

 pia mai (per cofa che gli fopra uenga) fpiccare,et

" l quanto mi difpiace eheil galantifi'imo fignor Ga ' rbriel Cefano habbi deliberato ìnuecchiatui , con I fumarfi tutto 8€ finalmente morìrui , dall’altro 3 cammqu‘anto mi ralegro,che il cauaglier anuo ‘ la col magnifico meH‘er Paulo FoH'a l’habbino ; E ,abaridonatemorrei che fimil configlio feguitafi'e ’ i IO il mio fignorMario Galeotta,Ottauiano Ferre l urìo,Annibal della Croce,8L AlbereoLollio col rimanente dell’academia delli Eleuati, acciò non auuenisse a loro delle disgratie che auenir soglio [p. 19r modifica]I:


m DE PAKADOS'S I W n no achl le lettere {egue 8t ammir:i,ma uolete uoî meglio {ledere quanto hoggi mai fieno perda; {cachan luogo fchernite,d i qui lo potete confida rare,che come alcuno latinamente parla l'ein d a iubito del pecl ante pel capo,8€’allor giuditio,chî unq; dice Pedantexonchiude ogni miferiafi co; me nel dir ìgrato s’îchiude ogni difettoM i fouie ne (non e anchora guari) d’hauer conol'ciuto dui honorati cauaglìeri, ambicluil'eruid ori del Chri; fiianifsimo re Francefco, li ‘quali,— p‘er'ch'e , molta a-ffettitione alle dottrine“ moltt‘au ano,erano qua fi diuenuti a lor l'oldatì odiofi, Sipareuagli che l?arme,con1’aggiunta delledottrine , né potcfl': r0 uirtuofamente operare , al laq‘ualg’cofar non mi laprei giamaîopporre, anzifln‘ molti modi cofiretto mi ferito di confefl'are , che le lettere con qualunque altra-‘profefl' ione congiunte, gli

’ arechino l'empre malil'simo augurio, N6 cefl’arn

adunque fin che fpirito nel petto mi‘l'enta, di el'o! tar altrui a lafciarle, a biafimaxl'e, a odiatle , a p feguittarlefl darle da ogni luogo eterno bido,

O‘ Dio percbe non fi fa un genera] diuietoche chi L‘I

parla di lettere,fia rigidamente punito , 8€ qua} lonqx tocca per leggere libro ueruno,fia con ogni grane fupplitio caflìgato , con fimil decreto lî uieticarta,penne,inchiofiri 8€ calamari, gual‘tafé ferfi anche le fiampe,acioche tolte uia le lettere, fi togliefl‘e ancÌnora l’infelicita che da quelle na;

fce,la qual parmi che non {01 affliggii feguacia C i i i [p. 19v modifica]' (Ii' -IL P‘R'IMO‘LIBRG -' w loro, ma che porga anchora danno a luoghi do ue mgunar li fogliOno le academie . vadifi un poco diligentemente cercando per tutte le città”; che mantengono Rudi , uadilî a‘ Siena, a‘ Pila, a‘

Salerno , a‘ Catania , a‘ Padoua, a‘ Pauia,8c uezv . . N - dretele tutte ò pouere, o‘l'editiol‘e, 0 l'quallide, 6‘;

calamitofemedretele diuenute partecipi della;

mala forte de litterati , Meglio è adunque l’efl'e

re ignorante che dotto ,meglio e‘ odiare le letfl'

tere che amarlemon fi confondino , ne fi arrofi; {chino hommai piuin ignoranti nofiri,de qua; 1i(la Dio merce) uegio infinita efi'er la (Ghiera,

anzi ralegrinlî di buon cu ore , Iddio ringratian'

done 8t auenturofa cofii reputandoil non faper

nulla , Souenga lor che Socrate all’hora fulTe:

dall’oracolo giudicato fauio , quando confefi'o

dinpn fapercofa alcuna . Souenga loro ildet},

co diAurelio Agofiino , L IE V A N S I gliini; detti 8€ rubbano il cielo , 8€ noi con le dottrine nol’cre fiamo fomerfi nel profundo, Souenga lor, quel che difl'e nela fioria delli Apofioli Fallo giu» dice a‘ Paulo,che le molte lettere I’haueanofiaw to dal fenno ufcire.







«I













4-57 [p. 20r modifica]

m 'MEGLIO e‘ D‘ESSER

“ ' ceco , che illuminato.

rnhADosso Irrr.

oN Dubito cheil titolocÌi ,‘y‘ i

, i ‘ . ì‘ i


i quefio mio Paradofî'o,ralmé

Ète non rsbrgotifca e letton,

7h

ì che poca credenza mi faccia 41‘

hauer per l’auenire a‘ quantq H,

l'k' fono per ('crìu ere in fan ore de la ta‘ro aborrita cecita,l.;r qua 16,511 uel’oaporm {73cc afi‘ai piu conmrodi,di quel vliche l’intelletto noflro capire 8c la lingua poffl w Lia ifprimere . Veggio ioil ceco , dotato fempre di maggior memoria pernò efi'ere dalla lucede gli occhi in uarie parti difixiato,laquale,di quan Ata importanza pero fia,di qui,lo p6 bene ciafcu» ,no ottimamente confiderare , poi che M.Tulli0 nel fuo Oratore 1:1 chiamateforo 86 iCrecì la fed pero madre della fapienza , oltre che tanti altri per godere difi nobil feni'o , conofcendofi della natura] memoria primati . L’artificial s’imagi; .‘ ,narnocon fpefa di pretiofi olii , con uarielauan Le de, 8€ con ceroti,8( poluere di lontan pnefe p0): tate. Trouafi anchora efl'er il ceco di molto mia.n gliorrapprefiuame cio nmrnuiglìa parer ci delle C hauendo ein , le potenze dell'anima, megliq che l’illuminato raCColte 8€ unite,e priuo fimìlfi ‘ * C. iii i [p. 20v modifica]m IL PRIMO LIBROW

mente di uedere tanti brutti fpettacoli quanti hoggìdi per ci alcadun 'luogofi uegono,non rin

contra quando ua perle firade,e molh'u oli l'cri

gnuti,gli abomineuoli nani, e'ridicoli gozzuti, 8t tanti altri contrafatti corpi,quai falena Orta uiamo Augufio chiamare ludibri 8C fcherni del la mturamon uede gli horribili Enopi , non gli milerabili paruliticimone lchifeuolilazzarolî,

non tanti idropiciflterici atrntti,sfregiati,fpelatì r0gn0li,cancheriti,gottofifranci’olacifit «lrri fifi

mili.O quanti beneficx li riportano dall’efi'er ce; (0,86 danno ueruno mai dalla cecita n’e rcfulcna toiella non ptohibilce checontemplare non pol' fi mio a nolh'o bene placito le celelliali bellezze anzi le diligentemente auemr ci uorremo, eH'a e in buona parte'cagione, di fi bella 86 alta contem

platione.Dem'ocrito efl'endo di acutifl'imo uede re,lî trailein occhi dalcapo,per meglio potere contemplar il cielo,al quale con tuttol’afi'etto pareua che fofpirafie.Non uieto la cecita che H0 mero(quantunq; ceco)non diuenifi'e il piu famq lo 86 eccellente poeta che hauelî'e mai per lecolo alcuno la dotta Grecia, ne anche puote ollare che Did imo Alefi'andrino m') apprédefl'e lettere C’reche,Latine,8( di piu(che farle parera cola in

dedibìlegch’ìegli diligéteméte n6 îprn-a lî'e le d i; fèìpline ma temattiche.L’ elferceco 116 fu cî’imge dimento che Claudio Appioxbéche uecchiolpru

dentemente nel fenato non configlìafi‘e 8€ nuj [p. 21r modifica]

m DE PARADOSSX w 21‘ merofa famiglia con fumma deflrezza non re) gefi'emon fu anchora di ueruno impiiccio ì Lip po,che perfetto oratore non douenrafi'eJî che ne fu di peggio Annibale poi che perduto hebbe un occhiosrefi'o egli per quello di efl'er coraggioi'o 8€ ditrauaglizuimportunamére i Romani! 8c {e perduto gli haueil'e anchom tutta due , non fa. rebhe per quefto rimafio d’efi'er ualentifi'imo guerriere,8( ì nofiri tempi D. Vgo di M oncada perduto ch’eglihebbe un’occhio perde egli per qnefio una fol dramma del (un ualoreenongia, per quanto s’e ueduto ne fuccefi'i. E certamente follia efpreflîi, a‘ credere che la cecita fufi'e mai di nocumento alcuno. Tobia diuento ceco,non fu meno d’Iddio temente 8€ amoreuole che pri; ma fi'fufl'e. Ho io alcune uolte a dilungo fauel lato con molti cechi liquali, m’hanno giurato, non efl'erfi mai doluti di tal accidente,ma (cm; pre haueme Iddio ringratiaro , percioche {e piu uoleuano per lor biibgnegir in fpagna, non ned deuano con il mal fiomaco L’affettado, 8: man; tador Spagnuolo,8( in Alemagna andando, n6 uedeuano , quei uolti fieri, ne quei habiti Pigm' di fuccedume,8€ di lor ui fu chi mi raccòto efi'er fiato in Inghilterra poi che perduto hauea la lu/ ce,8( hauer l'entità afi'ai minor molefi'iznnon ha} uendo potuto ueder in uii'o il difpettofo 6€ inho {pitale Inglefe,pareuami certo mentre fauellaé uà,tutto Pien di gioia quafi fra fediceiîe, fe ho; [p. 21v modifica]m _IL PRIMO LIB'RO’ W r3 mi accadera di gir piu alla corte di FranciaJoÎ dato Iddio , che non uedro il {garbato uefiir di quella ricca corte da 111'211 concertati colori diflim tomon uedropiu un numero infinito de paggi-fi unti 8€ bi fimti,che cial‘cun di loto,condir potreb be ilcalderone d’alto pai'cio-mon mi ucdro (ah-j chor chcfentir lo polîîvurtzir ad ogni pafi'o , da fi gran carouzma de cuochi , guatteri , carenier-i 8{ uerturalijfié fa fuolgcro i mici penficri) fi co} mc {alito 2m di fare,pri:1 che mi accecafl'i al ui; fitar l’Itzìli3,non ucdro in Lombardia per difetj' to delle lor diuife uoglie,tanti belli edifitii diru pati}; tante fimEDE uille diflrutte, non uedro il golofo 86 lufl'uriofo Milanefc,non l’auaro Paue femòil litigiol'o Piacétinomon il bizzarro Palme gianomon il beficmiatorCremonefe , n6 l’ociofl {o M;1ntouano,non l’orgogliofb Ferrareiè , non ucdrdil cicalon Fiorentinomé uedro il bugiar do 8€ fimulator Bolognel'c,n6 l’ufurario di G: nouamon e‘ capi fucntati di Modena, né il fuper

bo LUChcfe, 8c difi'emi piu molte prima che ceri minafi'e l’incommincmto ragionament0,che ho m gli pareua d’efi‘er troppo auenturofo poi Chl’, xitrounndofi Panno pnffilto in Roma non Îuidde piu 1:: faccia d’infinite meretrici che a‘ guifa de Reinc triunfano del pretiofo fmgue di Giefiufie uiddc aÎ Napoli le gran (quadre de marani,jle in numerabili rorme de rufi'iani,non uidde una in finita copia dc boriqfi cauaglieri che tuttoil giqx‘ [p. 22r modifica]m DE PARADOSSL w “12 no a‘ guil‘a de fottiuenti con gran firario di chi lì fegne nanne fu 8€ gin con la bachetinain mano, non nidde in Sicilia que mangia catenacci che per ogni picciolacol'a contrafanno il uilb di Mar te quando ein e‘ piu forte adirato,ne tante dcîne in uil'o mirò difpofie per picc-iolo pretio 3‘ far al= trui di le fi‘efi'e intiera copia , che piu parole 3 lî dolceméte mi fauello‘ i1 bu6 Ceco,che mi fece'uc. nir uoglia di accecare,efi'end0mi fpefi-‘o di mala maniera anch’io céturbato p uedere in Vinegia mmoli de mariuoli,in effetto credami chie‘ {agi gio,che l’é dolor léza para gée ai ueder ìuiio l’in; dilcreto Padouanojil bcfiial Vicentino, il licétio fo Triuigiano,il furioio V eronefe,il tenace Bre} fciano, 8€ l’inhumano Bergamafc-oweramentc egli è di necefi'ita che l’illuminato nega infinite cole da far per ifiomacaggine ufcir le pietre de— muri. Mi ramentohauer letto che incontran; dofi a‘ calo un fanto hnomo nouellamente acce; cato con Atrio principe de eretici, dnolfefi della fopmgiunta cecita , a cuiil fant’hu omo rifpofe, n6 accademrio che tene doglia 8C îcrefmringra tiandone io di buon cuore Iddioipofcia che far; to ceco,piu non ti [leggio Eretico perfido 8C difi' leale , fono per certo gli occhi nollri troppo ma- le'befiie , per laqual cola î. narra Giobbe d’haz uer fatto cofuoi occhi patto , che d’una l'01 don na contenti a‘ niuna altra penfafi‘ero , 8€ il Pro; fata grandimenti fi duoleche gli occhi l’anima . [p. 22v modifica]


m IL PRIMO LIBRO w

gli rubbafi’ero , 8C che la morte gli era entrata nel cuore per le feneflre', cioe per gli Occhi , che altro n6 l'onn chele fenefire dell’animo, alquale. uelocemente fenza inciampa truuare, tutto citi che ueggìono rflprefentano. Il Salmo anchora n’nuertifce a‘ fuolger altrouegli occhi nofiri, per che nc‘; ueggiano le uanica del mondo. Cantail gentil Poeta nel fuo Poema; V '1' V [D I, P E R I I, Come {ubito Liiddi,ri1nafi'morto . Vidi de gia Dauid la bella Berf'abe una 8t un’altra fia ta 8{ talmente l'e gli l'uegh'o il concupifci bile 3p; petit0,talmente da lafcmi {guardi prefo rimafe, - che gli ne fegui poco men che morte , il medcfi; m0 quali auenne a‘ me,quando ne miei piu uer di anni,prima mirai i niui raggi della dòna mia all’hora fi ,che mi parue l'entire al cuore colpi; piu che mortali,allhor21 il mio libero arbitrio di uenne al tutto feruo, 8! Te la bonta d‘lddio (che mai uien meno)non mi foccorreua , ero in tutto Pfîl‘duto,ma di’quello non parlo piu,8( allecel‘e fil l'critture faccio ritorno,lequali, con Bfl’icacifl'i me parole n’efl'orcano al trarci gli occhi , {e per auentura,ci l'candalizano Stolfendonomia qui di) auien maiche da quelli ofi'efi non fiume-5 uo piu oltre cerciclo le còmodita che dall’efl'er ceco nfulrano,8( infinite le ritrouo , percio che cechi factimon ci fanno piu di mcfh'eri ne colirii,ne oc Chlaliane fpecchi chriflallinimon s’ha da temere caualcando per le neui chela» bianchemla ai;





















w [p. 23r modifica]


m DE PARADOSS x. w u‘ {fa non difgreghi 8C diflrughi , non accade per .opra de dotti fifici rimediar piu all’oftalmia, al la dilatatione della pupilla,nlla l'cotomia ,allc imagini,allecataratte,all’ungnla,alla parlami la lagrima , all’epifora,alla lippitudine , 8t a molte altre infirmita che gli occhi ibgliono trop po nemichcuolmcnte infellare , n6 accade flillar piu acqua di ruta,di fenocchin,difaluia,di ucp bcna,di chelidonia,non fa piu meflieri l’aloc nnl ninoinful'o,ne meno la curia , non s’han piudi bifogno bianchi d’uoua,nc pillule lucis,meglio e adunque l’efi'er ceco che illuminato , poiche il ceco nu 11;! uede che I‘aiîliga 8C torméti,8l chi uc de ha del continuo per ogctto chi l’è cagione (l’infinita molèftin,chi le procura angofcia 8€ chi le da materia d’acerbifi'imi dolori. Quanto di; fpiacerc crediamo noi che fia ad un uiandeîte ue' derfi craucrfar la firada da fquallidi fcrpcnti, da nenenofirofpi, 8C da mordaciramarri, uederfi fatto gli occhi precipitii pieni di fpauento, ucdc re in faccia un’inimico mortale,ued erfi c613 boc ca 8C c5 le mani fchemire 8€ uccellare.Non fi leg

ge da chrifiiani nel facro fante Vangelo . BE Ai

TI OCVLI QVI NON VIDÈRVNI'! Beati gli occhi che non uiddero. Certamente, {e Occhi in capo,n6 hauea,un mio caro amico ,cgli né haurebbe gli anni pafl‘ati con diremo fuo do lore,ueduro la mogliecon un pefi'imo adultcro abracciata. Ahi txopo curioii occhi noih'i,di qui [p. 23v modifica]m IL PRIMO LIBRO w

ti 3E anni ne fiete uoi cagione e quante (ore mo, fimtc uoi al femplicc animo per turbargli la gra ta {ha q uietefquante lettere fcritte, quanti {culi piti motti rapprefiznmte al cuore per riempirlo d’amnritudiuefquanti gefli , quanti mouimenti ucgono gli occhl,c;igione che pofcia mai ne lieti ne contenti lll mamo.

MEGLI ò“ 2‘ D’ESSER pazzoflhejìuio.

PARADOSSO V.

Enfo indubitammentc che poca fà

tica hauero a‘ perfuader altrui, che

meglio fin l’efi'et pazzo che fauio,

elTendo [lata gli anni pali‘ati (per

I. quel ch’intendo)da dui nobilifl'imi

ingegm con larga uena di Facondia , lodam lzì pazzia.Andero‘ adunq; folamente facendo la fcelm di quelle poche cofc che da loro fono {late pretermefi'e,(non {o però {e per inauertenza , (ì pur,perche di fouerchio mcolto hauefi'eroò dico adunque ricordarmigia di hauer' letto ne'libri de FllOfOfiflhE a‘ uoler efî'crein quella uim felice, bifogmu a el'fci' pazzo,i l che facilmente credere fouencndomi d’un buon’huomo , il quale era impazzito d’una fi nuoua fpetie di pazzia,ch'e [p. 24r modifica]m DE PARADOSSI. w 24

gli credeua che tutte lenauì che nel poro arri-A uafl'ero,fuffero tutte fuefl perciò auanti che giu gnelî'ero le andaua a rincontmre col uolro,et col cuore tutto pieno di gioxa 86 di contentezza , 8C tofi parimenti quando elle fi partiuano per far maggio inleuante ò in ponente,buona pezza di uia le accompagnaua,pregandoli di buon cuore felice uento,8l profpero uiaggio,il che,ril'apedo poi il fratello che con l'un mercatantia di Sicilia ne quei tempi uenne(forfe inuidiofo di fi buona fortuna)dettelo nelle mani di alcuni ualenti Elfi ci,li quali rifanandolo,di quella gran contente: 2a lo priuarno,et efi'endogli di ci6,rima'fio qual che poco diniemoria,gir1r6 piu uolte , che mai non uifi'e piu lietamente chein quel fiato fi uiuel' fe,Io per me,non lego mai quello auenturol'o ac cidente,che tutto d’inuidia non mi firugha 8C c6 fumi . Non e umilmente cola degna d‘inuidiare ,, che un’huomo cl i balla condirione 8C quali del; la fece populare, per uirtu della fimtifl‘ima paz zia, entri in coli fatto humore ch’egli ficreda d’efi'ere imperadore e 8c lenta nel cuor fuo tutte quelle contentezze che l'entir foglionoe‘ueri im, peradorii'rrouafi anchora al prefente, nelRea me di Francia , un’orafo molto eccellente ,che tiene per cola certa che madamma M'ìrgarita figliuola difua maieflìglihabbi da effe}: con” forte, 8€ fermamentefi perfiiade 7che efi'a non meno di lui il difidri , 8€ con diligentia tacita, [p. 24v modifica]ai IL PRIMO LIBRO 3-0 mente procuri,firanamcnte,in publico 8€ in paa lefe marauigliandofi,per che tiro fi tardinoquc ) fie fue nozze. Mifouiene anchcra hauer udito racmntare dal mio maefiro efi‘erfi ritrouato in Milanomn femidorComafco,ilquale dalla pnz zia c6fortato,s’hauea formato nella fua camera il còcil‘toro con e. C nrdinali, Vefcoui , 8l A rciuef ftoui 8€ p un’hora del giornofihe tanto n’hauea impetrato'dalpzxdronckhiudeuafi in camera,po neuafi in fedia come nuouo Papa, porgeua il pie de a baci,riceuca umbafiatorifilceua cardinali, efpediua bolle mandaua 'Brieui 8Ccreaua nuoui ufficiali per la fedi: Apoflolica 86 poi tornaua a foliti feruigì, Dìtemi(ui pregoîqual fapienza ha rurebbe potuto imaginarfi un fi maramgliofo di 1' lettofche piu grata maniera d’inuétione baureb be pomro un’huomo rapprefentare alla fantafl fia: Certamente io non fo perche fi adirino al; cuni d’ efl'er detti pazzi, efi‘endone l'ampre ritto uato nn’infinito numel‘O,8C quafi ogn’uno libe ramente confefi'îmdo efi'erne quello mondo una gabbiama penfo i0,che molti dichino 8€ pochi fel credano,nltrimenti non {ene farebbe tanto ru more quando altri fuch detto pazzo NPho pur ueduro molt; nella patria mia pazzi pin di Cril Io,chc li pureua di pareggiare di fenno So-lomo nc,il quale, (olo fra grli Hebreì hebbe titolo di’ fauio,ma quanto però fufi'e fauio,chiar0 mi puo te apparire 8: da gli idoli 2‘ quai factifico,& dal

le molte [p. 25r modifica]m DE PARADOSSI 3-.) "'15 le molte concubine quai fofienne, 8C longamenf te nudri-Numera la bugiarda 86 ambitiol'a Crel

' tia fette faui,ilche confiderando M .Tullio par {e

ne rida,affermando ,che chiunque le lor attioni. minutamente confiderafi'e, ritrouarebbe efi'erci mefcolato piu pazzia che fapienzaDh quanti (e ne fono conofciuti in ogni eta,che l'01 per contra fare il pazzo,fi fono liberati da infiniti danni,86 fe fufi'ero fiati pazzi da douere penfate quel che harehbono'fattodpoi che folo il fimularlo puote e‘fl'ere cagione de tanti benì,Quanti [e ne uidde; r0 gin andare afi'olti da commefi' i furti,etda cru deli homicidii, per efl'er tenuti pazzi: non e folia to di dar il cielo li gratiofi priuilegi,fe non a ceé lefiîe l'chiatta,non ui uoglio racontare l’hìfiorie antiche, perche penfomi che ciafcuno nhabbi fof ficiente cognitione,certamente ,quanto piu mi profundo nella contemplatione della pazzia la trono tucmuia col‘a fopra modo giotta 8c delew teuole,8[ uegola tutta piena di belle còmodita. Io nego il pazzo non prenderli cura di pofi'eder fiati,diedificar uille,di prender moglie ,di efl'er ne guelfome ghibellino, 8C quelli che noi riput; tiamo faui diligentemente tutte le predette cofe cercare.chi piu faggiamente in cio operi, e fuccel' fi poi,ottimamente lo manifefianoaîego anche; ‘rail pazzo niente follecito delmangiare, ne del ueflire,8[ quelli,che l'ano detti faui7mni rachet; farfizma'di cola ueruna còtentatfi, non po tutta [p. 25v modifica]' m TL PRIMO LIBRO w Î’indufiriahumana, non po la Dea Copia , colÎ filo corno,a lor i nl’atiabili defiderii l'odil'fare , c6- fidrifi hora,chi piu s’accofii agli Euangelici pre eettiQPer liquali, quieta lo fouercliio penfiero 86 - del uefiirfi 8C del pal'cerf'Jl pazzo non fi cura de. gli honori,fprezza le grandezze,8( rifiuta iprù mi luoghi,8[ a quei che tenemo faui d’altro gia hon cale, 86 per confeguir preminenza ,peracqui' {lare prelaturefoìîtono caldo et gelo,perdono il {anno et anche fpefi‘e uolte col fonn0,la cara uita bora per uoi flel'fi giudicate chi meglio l’intencla 8t qual meramente alla noce d’lddio piu ubidi; fca.Chiunque eimpazzito non conofee tanti plî tigli d’honoreìnon abada a duuellimon piatifce alla ciuile,non douenta per tre feudi berlîìglio de gli archibufimon fi fiacca il collo correndole po fle,non fi fa feruo de fignori indifcretimon landa guifce per amor di dameme uago diuiene di biég de treccie 0‘ di uermiglie guancie,non paga datii ne tributifl‘ niuno finalmente e‘ {oggetto ,ma ui ue piu d’ogn’altro libero 8€ franco , puòclir cio‘ ‘che uuole fi de principi,come de primate perfone fenza riceuerne pugnalate 6 minaccie udire, non‘ ha anche bifogno il pazzo di retorico artificio p farfi attentamente 86 con delettatione afcoltare, ne per mouer ilrifo. Ò cheuena di eloquentia mi fora al prefente rnefiieri per dir co mpitamente la uirtu della pazzia,laquale,é tanta che l'01 il fingerla dette moltifl'ime uolte occafione del L15 [p. 26r modifica]m 'ÎDEPARAÌÎOSSI. w a; elicarfi di riceuute ingiuriemperfe anchom facile adito all’intelligenza de fatti altrui,ha de matti; la Fortuna fpetialifi'ima cura,et dagrauilìîmi pc IÌCOlÌ come cari figliuoli fouente guardainon uî uenoi pazzi per la maggior parte fani,et gaglian di: e‘ donde nafce quefiozfe non perchenon fi pi; gliano afÉ anni ne intraprendono mai querele.So no ueramente i matti cola celel‘te, hanno fpirito di profeti;1,fono pieni di furor diuino , 86 di qui nal'ce ch’ognuno tanto le ne diletta, 861' principi gli tengono fi cari.Ho ueduto principi lafciar dal canto come befiie,huomini littetatifi'imi ,per di uifare co pazzi,ho fimilmente ueduto molti lì» gnori,liquali,a‘ pazzi larghifi'imi cloni facendo,» lafciauanfi doppo le {palle feruidori,benuoglien ti,8( creditori quafi ch’io non clifi'i languir per fa me,l’€ e pur a fede mia,cofa troppo marauiglio fa,che fempre tutti gli huomini eccellen ti habbî no hauuto un mmu l'cello di pazzia , guardate qual pfefi'iò uolete,8( troum‘ete ch’io n6 mento, fiano {cultori ,pittori,mufici,architetti,6 uer lite rati,e‘ qual buò poeta hoggidi fi truoua che alia to pazzarello né fiafueramétechiunq; ha piu del pazzo, ferite anche piu del poeta 8C le l’Ariofto non ne hauefi'e hauuto piu che buona parte,ma__i haurebbe îtonato uerfi netit’alti,ne fi ben culti, 8€ fi uergognaremo,poi d’elTer tenuti pazziflo certaméte p efl‘er di me,fparfa upinione che 316V to ne participafi'ilo bene quante commodita 8c

‘ D i i [p. 26v modifica] ' mi IL PRIMO LIBRO w quzîti uantaggi n‘ho riportato,altri dl me fi rldC ua,8( io lor tacitamente uccellaua 8C godédo de priuilegipazzefchi fedeua , quando altrui , che ben forbito fi teneua , fiauafi ritto , copriuami, quando altri fiaua à capo ignudo , 8L faporital mente dormiua,quando altrui non lenza gran molefiia ucgliaua. Confidero alle uolte che l’in

mentore delle carte fufi'e huomo piu di qualche fi {lima ingegnof0,poi che non l'olo fa che le uii'; tu,giufiitia,temperantia,fortezza,danari,bafi'0

ni,8( li mili cofe giofirino 8€ îfieme chi di lor piu

fi uaglia contendono,l’un uincendo,8€ rimanen

do uinto, ma fatto ha di piu , chel pazmhabbì

in cotal giuoco honoratifl'imo luogo , hcbbe co;

fiui ,ne fi ponegare giudicio perfetto 8C forfe che

anch’efi'o uidde quelche nego io, cioe non efi'er

al mondo perfone piu legate 8! ferue , di chi fi

perfuade aappetifce d’hauer luogo fra quelli chefon tenuti faui, tanti fono e riguardi , tanti c rifpetti,& le auertenze che di h;iuer,lor bilogna, de quali, il pazzo non fi cura punto flafl' i cin fempre gioiofo , 8t fpenficrato,non fi ripofa nel; la prudenza , non rifugge alla fraudepon ha ri 'corfo all’afiutia , non non fi confida nell'altrui fauore , ne anche cio accaderebbe in alcun temi po , hauendo di lui lddio cura 8C protettione. lo non dubito ,che molti de nolh'i moderni Ca ltoni mero non li adirino,perche tanto inalzi la gazzia de'quali uorrei faperc {e letto hinomni [p. 27r modifica]

| l

v'm DE PARADO’SS I w 27

Îe diuine fcritture,8c chi piu di loro la elalta:l chi

piu la magnifica 86 ingrìdifcefchi c6 piu efficaci

parole còdrmna la l'apiézar'et noi temerari uorre mo da quelle difcordare 8C abracciar [15 {olo ql

che da Iddio e bialimato , ma anche odiato i Io trouoche le piu ualorofe nationi di Europa han no {upremo tittolo di pazzia, 8t né di fapienza. Incòminciamo un poco da Fricefi , quai pazzi Chiamarano Paulo in prima,a Calati l'criuendo,

il che poi fi raferma dall’ interprete l'auto Cero; lamo , 8C Hireneouefcouo di Lione gli chiama anoitu s,che nella uolgar nollra lingua tanto {o n‘a quzîto a dir fenza mente,8( in tutto pazzi,ne d’altra opinic‘îe fu Giulio Firmico nelle fue afiro loghe c6mentati0ni,qu ato ualore habbino' pero fempre moflrato nell’arme,n’e tefiimonio il Le uante col Ponente , 86 forfe anchora gli Antipo; diJin doue credo, rizzati fieno moltiloro Tro, phei,ma nc') [olo nell’arme chiari 86 illufiri ap; paruero,che fiorirno anche di liberalita 8c di re; ligion8,fi come appare per molti Tempii bono; reuolmente in uarie prouintie dificati , 8C al pre; l‘ente forfe piu che mai fiorirebbono fe non fufi'e r0 tanto unghi di apparir FiniAndianne hora in 'Portugallo , n6 héno mollrato e {‘tolti Portughe fi 8C forze el'treme,8( ingegno acutifi‘imo , 8€ ar; dirincredibile ne gli Indiani acquifiif n6 ha Per tugallo îfiniti legni d’efi'er pi u dell'altre prouin rie del celo amichefhauédo e Piu belli 8C leggiu

D ii i [p. 27v modifica]


ÌL DR IMO: LIBRO "W

ii caualli del mòdo,dandoli per metropoli 86 czì Po del regno,una Lisbona 116 men nobile 8€ me morabîle che grida 5% ricca,c‘on porto di mare; col famofo 8C honorato fiume Tago,che p q'lla dolceméte pafl’afitunta poiin luogo alto , 8t da tre uguali colli legiadramete ornata. Vegninma in Alemzigna oue trouoi Sueui reputati piu de gli altri fciocchi,quali però îì full'ero nelle lor’fa tende cliugnaméte Cefare,ce lo mofiròne fuoi C6 mentari. Dilcédiamo laorain Italia doue qual; tro nobili citta ritrouo, Siena, Modena , Parma, 8: Verona,tutta quattro notate dell'efi'ere fopra l’altre pazze,8( ueggiamo un poco come l’habd bi Iddio dotate de bellilî'imi priuilegi, 8C l'petial

cura fempre n’habbi.Primienunéte Siemfla uec chia) é fopra d e ameni colli fond'ltîl , gode d’un

(erano 8€ puro celo , piena d’honorati edifitii, fruttuofe uìlle,fillutiferi bagni,cogiofa di ricche

8€ buone uettouaglie, ornata di uaghe 8t cortelì dònepbòdaîte de giounni dil'pofii, uecchi dikre; ti,fiinciulli ubidiéti,ferui fedeli, còtadini patien

til'fimimm di Siena fiami p hora detto ai ballar); za,che alla nobìl Parma mene uado, La quale,

fiede in un belloSC gmfl‘o piano,lieta pero di uri cine xn6tagne,ricca d’illultri 8€ poderofe fami} gliefecòda de facerdoti 8c coraggiofi l‘oldati, li

fjli,p uirtu della dolciflinm paZzia fon fatti a‘ lor uicmi quafiformidabilin Tacero io il cafcioPar

megiano del qual migiando, dico fra me fiefiov, [p. 28r modifica]N m 'D‘E‘PARADOSSI w ,23 che {e per tal uiueîda preuarìco il padre Adamd efi‘er degno d’il'cufa , 8Ctutte le uolte ch’io ne alaggìomé pofi'o inuìdiare ne l’ébrofia ,ne il nel tare di Gioue, faroio errore {e fra i molti orna; méti di qjlla citta ui ripògo dui uirtuofi giouani 8€ di aîo, 8€ cli natura fratelli, de quali l’uno E chiama G abriele,8€ l’altro Lionello Tagliafer; rofnò credo certo che alcuno di talfallo ripigli. ar c6 cagione me ne pofiî1,tìto fon benigni,accu fiumati,8€hofpitali. Che dito di Modena? certa métemé {o donde mi debba incominciare le fu: diuine lodi, percioche l'e incomincio dalliinge. 'gnofi artefici di rotelle,de forcieri,ueluti,drappî mefchi,forbici,guiti,8( altre cofea‘ fofientamen to del corpo appartenétifle quali,ui fi ritrouano‘ di tutta pfettione,tem0 né fare ingiuria al conte 'vguccione Rangòe,ilqu ale,alla eta‘ nell'ra, e‘ un uero efi'empio di cortefia 8: di bòta‘ , 8( le faccio rprimiexaméte mentione de molti ualétiffimi fol dati che da qlla ufcire fogliono , temo nò ofi'en; ‘dere la bellezza 8C rara gentilezza delle donne- ’Modenefe,h quale età’ta che pare che il debito îchiega che di loro {opta tutte l’altre cole fi fauel ii,ma dalle dòne facendo principio, non haro io giufla cagione di temere che di cio olîefi ne rimzì' ga un’infinito numero defludiofi giouani a {lui diofi dico , delle lettere Greche, Latine, Tofcaj nehcfe K prefane , pafi‘aromene adunque con filenno , 8c zì Verona faro‘ diritto 8: ratto nolo, D i i i i [p. 28v modifica]5m IL PRIMO LIBRO W della quale,liolendo parlare,difidro( come dir: fe colui)un fiume,anzi un torrente'di eloqueng; tia.Verona fu detta quali Verunameraméte una degna de cui fcriuino le piu dotte penne,8€ par! lino le piu dil‘erte lingue , prende fuo nomedal uero,dicui fu fempre amicifi'ima,il fito e gratio fog’uifi prende gran diletto da contemplare ac; que correnti1colli a meni,monti fruttiferi ,campa gne ampie 8€ aperte, d’indi , come dal cauallo j‘l'roiano,efcono huomini 8{ da guerra 8: da letz tere,non ui manca induflria mercantile , flimalî grandimenti la nobith , ne per danari e nobili con gli ignobili facilmente fi mefcolarebbono et per darci anchora meglio a uedere quanto Idio l’ami,dato gli ha per pallore il bon Matteo Cl: berta gloria 8€ honore dell’ordine epifcopale, qualmai non uego che non mi paia di uedere 11m ujua imagine di Ambruogiop di Agofiino. Vedete hora,come uero fi mi oua il comun detto che’Iddio hacura de matti: non ui pare che gli habbi trattato meglio dall’altre nationi, non mi uoglio fiender piu oltre,poi che tal argomen co ellato da altri 8C forfe con miglior modo trai: tatoiSono adunq; dîl efi'er molto ben riueritic pazzi poi che Iddio tanto gli ama , 8€ hagli col fuo amirabil configlio eletti , per confondere la {apienzu di quello mondo , uolendo che le piu nobilicitt:1,8€le piu ualorol'e nationi, pazze 8€ non faggie dette fieno. v [p. 29r modifica]

m CHE MALA»COSA NON ì.) fia fe un Principe perda il (tato.

Pnnnbosso. vr.

On fo ueramente, per che tam) te querele facciano e Principi (e auiene che perdano e ilari,ef {endo di necefi'ira , che {e non

la morte ,che a tutte le cofee . folito di por termine, ne fiano finalmente depofiiDouerebbonoin uero piu to R0 uergognarfi che efi'endo foggetti a tutte l’hu; mane qualita,c0me cìafcun’altro huomo(quan tunq; di humil fortuna)prefumîno 8C appetifchì no d’efi‘ere a tanti altri )for{e di maggior ualore prefer iti,ne li uogliono contentare d’efi'ere pari a g li altri di conditione,come fono pari per natu ra.DiH‘e gia un fauio Filofofo 8C dichiara fama ,ne {noi tempi,che tra ricchi fi con tendeua merita mente di richezza,tra belli di bellezza , ma che tra gli hnomini douea efi'er il lor conttafio della gentilezza,8€ dell’humanita,ne fra loro douerlî mai ricercare altra preminentia che dell’efi'er l’u no piu d’altro benigno,liberale,honel‘to,cortel’e, & afi‘abile,Lodarfi per tanto da {ani marauiglio vfixmenre Diocleziano,che per modellia ricufnlîe l’xn]perio,ch’er'a pur grandegfk afi'ai ben fiabili; [p. 29v modifica]


IL PRIMO LIBRO W tò,ilcui eil'empiomìrblî'e poinìolti 'àlt‘ri a fari! finiiglinnteJrarqualimi e fiato doppolongoin} teruallo di tempo , il fratello di Carlo magno, che li fece‘monaco di monte Cafi'inmdoue 8C fintamente uiiî'e , i? a fimil flrudio molti bai 'roni del medefimo regno deuotamente tra?) fe. Antiocho nnchora Re d Siria eli'endo da R0 mani priuato di tutta la giuriditione che ein ha uea di qua dal monte Tauro,riiîerigr;1tie al Se; nato {ingolari , che da ii grane moleftia liberato l’hauefl'eflerculeio fimilméte 8< Galeno catenu taronfi di darfi totalméte all’agricultura 8t abzî donare la preminenza qual hauezmofopm gli al. cri hnomini. Deh perche non fu femprc quella mod‘eflia nel cuor de Principi Èperche non fi sfot zano ÈfiloÎofi de nomi tépi di sbar'bare da per}

ti- quefla infinita cupidigia del regnare! la qualeg

non d’altronde pero‘ nafce,che da pefi'imn uOll-Îa m,Ou-unque fignoreggiano gli huomini de domi vnii bramofi , {empi-e ui fitroua poca giufiitin , e ricchi conculcanoe‘ poueri,8( e‘ nobili oltraggia "no gli ignobili. Ho‘ io fpeH’e uolte detto,d_ifide4 rare grandi menti fi {'erualî'e una uecchia ufanzà dell’ifola di Taprobnne, oueil piu unlorofo 8€ piufludiofo di commodi di {oggetti principe E eleggeuzr 86 il medemo p arbitrio del popolofi'e per auétnra piegato liauefi'e dal diritto camino) ii deponeunr .E Tempio non molto difl‘imile par c’hoggi di s’oil'erui_i Boemia,8( in Dacia, bÉchÎe [p. 30r modifica]'n da: DE 'PARADOSSL' w 22 “fina fi procacci d’hauer lempre lo miglioramenti èhe chi ci hauefi'e ad efi'er principe,ui fufi'e p ui; xua forza trattomon {'uccedefi'e p heredita, ne da vfe fiefi'oo‘ c6 arme 6 con frode s’ingerifi'eme ero dafi alcuno cheqfia mia uolfita d’altròde nafca «che d all’bauer conofcium molti {ignoti ingiuitì fcelemti,8( de lor uafalli nemici capitali. H6 ue; duro Principi nò hauer altro péfiero che di uitu pcrar hor qrhw hor quell’altra fanciulla 8C ha wuer difpofio à‘ ciò è lor ruffiani,cl') a‘ guifa de bra chi 0‘ de {egufi andefi'ero p ogni lato cercandone uefiigii. Hailòzzicani,€ qfia la forma del go; tuernar unlÎilli infegnata da maggiori nofiriz’è q; «fio il modo che-s’ufaua ne tépi antiebiffente ella 'tjfl’a nuoua foggia pi'ito dalChriflianefimo! fo fermaméte che no,altriméti il buon Homero n6 haurebbe mai chiamato e‘ principi fotto nome de pafioriperciò che qflo né È pafcere,ma egli e“ bene un confumare 8L eternalméte difiruggere. ‘Ho‘conofciuto principi piu d‘ogn’alrra cofa cui riofifiimi inuefiigatori dichi hauea le borfe ben tirate , 8€ per rubbarli , fiibornare chi defi‘elor briga 8: chi gli prouocafi'e all’arma , 8€ primi poi,querela facefi'ero di fpargimento di fangne, accioche tofio condannati rimanefi'cro de lo: beni ignudi.O‘crudelta degna di querele tra; .giche,0 inbumunica perfecolo alcuno ,non piu udita r Ho conofciuto in Lombardia un baro; ne delle piu illufiri cale ,ìlqual ridendo , tutto [p. 30v modifica]m H. PRIMO LIBRO W

pieno di fefla,mi raccontati a hauere filttqfacheg‘ giare il granaio ad un fuo uafallu , per che egli n tra ito alla caccia,quantunq; pur di lontano “€4 duro non hauefie ne lepre , ne di lepre uefiigio, 8( facena ,pfefi'ione di huom‘oeuigelico, 6 Chri fio; pur gride la tua fofi'erenza , ben l'ei tu detd tocòragione PA TIENS 8C LONCANI M I S. P01 che [offri fipatientemÈtefi fiilla terra quelli crudeli 8€ inefi'orabili mofiri , nati per di} uornre l’humilifi'ima tua plebei Ho conofciuto nel Reame di Napoli Principi che haueano ani; mo di lupo,anzi che d’huomo , non raccontare piu de fatti particolari,8l còtato ne habbia, per cheil dolore chene fento, tutto m’indebolifce, 8€ fammi diuenire le mani al fcriuer tarde 8C lente, non fono guefii porramenti arti 8L foffij cienti a prouocnre Iddio a {degno 8Cfar che g! fiati per longa fiiccefiione de tempi pofi'eduti,ali troue finalmente fi traportinorfi fono certo. Cre deremo noi che fe li principi uolefi'ero far l’uffi; tio loro,che tanti {è ne trouafi'ero chi cercafi'ero

d’efi'er fignorir ò uero chi {i dolefi' ero eH‘endone primati 3 Credo meramente di no. Niuno adunfi

que fi dolga le perde il fiato , anzi ralegrifi ,co;

me ralegrar fifuole chiunque e‘ di graue foma

fcaricaro, meglio è meramente di perderlo che

tanto indugiare ch’egli lor polcia perda 8t di;

(fruga. [p. 31r modifica]

ESSER MIGLIOR L'IM

briachezza, che la Sobrita.


PARADOSSO. VII.


IO mostraro primieramente et quanto più potrò con brievi parole, di quanta eccellentia sia il vino, et poi per conseguente chiunque piu l'ama, et piu ne gode, dover esser in maggior istima tenuto, ma a voler ciò mostrare con tanta caristia di parole quanta mi sento havere, parmi toppo laboriosa, impresa,pur diro quel che ne posso per hora dirvi, se il divino furore che operar alle volte suole ne cervelli nostri cose maravigliose mi soccorresse, sperarei potere in qualche parte sodisfare alla espettatione che forse di me s'have. Da molti trovo io esser stata conosciuta la potenza del vino, ispetialmente dal dotto Asclepiade, che fece la sua virtu, uguale à quella, delli Dei, ne maraviglia ad alcuno parerne deve, conciosia che anche dalle sacre scritture s'affermi, ch'egli sia un dono d'Iddio, dato à mortali per alegrare et ragioire i cuori da longhi travagli afflitti et sbattuti, dalla qual opinione non si scosta punto Homero nel suo divinissimo' Poema, ma volete voi meglio vedere quanta fu la grandezza et [p. 31v modifica] eccellentia del vino, quinci'vi prego consideratelo, poi che la verita cosa tanto nobile, vi fa dentro sua stanza, Noto penso a ciascuno sia il proverbio de Greci IN VINO VERITAS. la verita sta nel vino, erro adunque Democrito dicendo, che la si stava nel profundo del pozzo, et io co Greci arditamente sostengo star ella nel vino, del qual parere, fu anchora Horatio (si come ne suoi versi dal medesimo vino aitati) et chiaramente et con diffuso sermone si dimostra. Vuole similmente il divino Platone, ch'egli fosse un vero fomento dell'ingegno per virtu del quale, forse che esso ritrovo le idee et i numeri, scrisse le leggi, scrisse d'amore, et institui si ben ordinata Republica, vuole anchora Platone che le muse sentissero odore di vino, et di qui avenire che chi non ne beve, non possa ne anche versi comporre alti et numerosi, ma lasciamo andare il comporre de uersi, che po far di buono colui che vino non beve? in prima non e ben atto al generare, e privo di ardire et di forze, ha la vertu concottrice debile et inferma et presto muore. Venne gia non so che strana fantasia a Timoteo essendo giovinetto di non voler bere vino, il che risapendo Paulo apostolo, et considerato e pericoli, ne quali, l'imprudente giovane si metteva privandosi di cosi santo beveraggio, subito gli scrisse, che per ogni modo non mancasse di berne, se non per altro almeno, per aiutare, il stomaco, et soccorrere al [p. 32r modifica]•ir*{’DE PARADOSSI. 3^ ^4 fe molte 84 fpelTeinfirmita che patirlbkua* che dirano qui e beuitori d’acqua ’quello non fu già’ cófilio di Cifti fornaiotodi Nouello Tricongiof ma fu di Paulo uafe di «lettione,maeftro de Gen tili(di quel Paulo dico )che fu rapito al terzere Jo,84 uidde i gran fegreti d’lddio,tra quali, per auentura apprefecbeiluinofuflè fopra tutte k cofe deimondo da iftimate Secato tenere,ma fe forfèqualchemifcredentefacelTe poco cafo’del teftimonio di Paulo,cólidri quel che,fcritton’hò trouato in Galeno 84 in Oiibalìo,il umo giouare à nerui,rifanaregli occbiCil che forfè patera lira no a chi letto nó ha gli aforifmi d’Hippocrate )re uocare appetito a’fuogliati,donare akgrezza a contriftati.fcacciare il freddo da corpi,prouo care Purina,rafrenareil uomim, conciliar ilfon no, 84 fare chele erudita quafi repentinamente fi cuochino,e buono anchora fecondo Galeno p mitigare l’acerba natura de rabbiofi uecchi,Pani mo per lui di più,gradiméti eccita,il corpop lui tuttofi ricrea,84i (piriti pigliano uigore.Benco nobbe tata uirtu Hecuba apreflbdi Homero,ef fortado Hetoreil figliuolo a ricrearli col bere,da duri trauagli nella battaglia foftenuti,cofi l’ha/ iieffe Pindaro conofciuta, ch’egli nó hauerebbe mai cominciato ilfuo bel poema con dir ch’otti ma cofa fulTe l’acqua,certo che detto haurebbe ottima cofa effer iluino,lacui efficacia, fu tal mcntene tempi paffati conofciuta,che molti [p. 32v modifica]mi TL PRIMO LIBRO 5^ grauiffimi’hiiomini àquello in tuttofi donar/ no.Noèin prima,piantò la uite, 84 al benigno li quote d’indi ne nenne,fu deditiffimo,di cui non furono già pero meno amici, Agamenone, Ho* mero,M,Antonio,L.Cotta,Demetrio, Tiberio, Claudio,Bonofo,imperadore,Alcibiade,Catonè Pacuuiocofro,Ennio,Filippo,Eraclide,84ilfigli nolo di Tiberio,ne pero alcuno de quelli fu perii uino men faggio 84 uirtuofo, Furono del uino auidiffimj è Tartari,ma più di loro e Perfiani,ec fra capacilTimi bichieri di colè importanti fouen te confultauano,i! che fu anchora folito faffi da Tedefchi(feil uero afferma Tacito nella defcrit* tione de lor coftumi )Furono li M acedoni del ui no fopra gli altri huomini’ uaghi 84 A lelTandro nobil conflitto conllitiii del bere, detteli ài uino l’opra modo Mitridatc,perde egli per quello di modoil ceruelloche xxxx anniuirilmente c6 tra Romani non combatteffe ( Certamente mi doglio di non hauer parole atte ad ifprimere le lingolari uirtu che feco porta,ch’io farei lliipire ogn’uno di marauiglÌ3,non merita egli fomme lodi facendo gli huomini d’afpri 84 difficili, pia ceuoli 84 affabili’de miitoli,facondi? de timidi, fecuri 84 franchi, anchora che foli 84 ignudi fra mille armati fi titroiiino’non ha egli fatto dme nirfamofa Vngaria,Boemia,Francia, Alemagna Polonia,84 tutta finalmente la Gretia/Della Ita iia,mi raporto a Plinio,ilquale ferine,elTerui ftata [p. 33r modifica]mi DE PARADOSSI iW ftata l’imbriachezza di tal maniera, che non fo/ «lamentetrapafTaiiailuoniito, ma checoftrigne uano.anchorae giumenti all’immoderato bere concludendo poi,chein uertinà parte del mon doreftauafi di uedere la fanta imbriachezza, la qliale(per quanto fi uede nelle ftorie)era uenuta a tanca reputatione, chechinon s’imbriacaua non era galant’huomo tenuto. Cirro pertan to,( dico il più giouane )fe, del Reame degno reputaua,perchepoteiia bere maggior copia di uino 64fenza tedio fmaltirlo. Nota Plutarco ne la uita di Licurgo che appretto de Spartani, è fanciulli fi lauafléro col uino per fargli uigorofi pieni difpirito,fani84con la pellepiu loda, o’ po tenza infinita in quanti modi ti moftri e fcuopri ti à mortali’ben ti potcua baftareche con la tuauirtu potelTiamorzar 84 totalmente eftinguere la mortifera ciciita.Trouafi,che ne anche difpia/ ceflTe l’imbriachezza ad Efiodo,poi che comma doche per XX giorni alianti il nafcimento della canicula,etxx dopoi.l’huomo largamétebeiief fe lenza mefcolarci pur una gocciuola d’acqua, ilche, feolTeruato haueflè Ligurgio di Tratia, egli non farebbe futo da Bacconel mareprec/pi ta:to per hauer porto dell’acqua nel uino.Cornel lioCelfo medico più d’ognaltro eccellente,loda, nelregimento della fallita che almeno una uol. ta al mefe l’huomo beuendodifordini, quana utili mcdicamenH; quante falutifere lauande( [p. 33v modifica]. IfoPiLlMO LIBRO- 3^ qùiEe gioueuoIiformétationicòl uinólì fannia^ Gli Hircani làuaii ano e corpi de morti col uino. per purificargli o forfè penfando potergli reftitui re la uità.Lodafi da fa ui la legge che ne conuitilofoferuauanoi Greci A V T fi I B a;t auf H A BEAT eòe pili prefto alcuno nell’hOtadel ma giare ftgpprerei«aua,coftrigneuanlooal bere, ò al partirfi.il qual coftume hoggi parche da Tc delchife nó i tùttojalmèno in bu ona parte fi fer UÌ84 ufi.Preterraétrèroio di raccontare comeil nino folo haueffe già auttorita di por Parme nel le mani a Sennoni 84 farle hauer utttorie degne de tutti gli annaIi,pretermetteroiodi raccontar comènelPanno dellafondationedi,R.oma,c c c X V i i i.fuffe m "idato contra Sartnati Lucio Pio 84 fol col nino acquiftolli 84 fecegli al popolo Romanofoggetti.Era ne migliori tempi in tan/ tarepiitationeiluinocheMezentio foccorfei Ru tuli contra Latini, indutto fol che per mercede gli ne fuffer date non fo che miftiref fi come fm* ue vafrone)pafferomela iócon filentio che tato al noftro Redentor piaceffe.che Pacqua( come co fa men biiona)ln prétlofo iiinotramiitaffe, 84 al fine di fua uita chiedeffe berefColuino fano l’im piagato Sainari tano.col uino uol le che fi faceffe la Reuerenda memoria delfuo fupplitio 84 al/ trefiuuollecheH ibraamo cortefe offertane faceffe,84 fe il nino al noftro fignor fi mirabilmen

K piacque,84 la fua madre tanta cura prefenelle [p. 34r modifica]
nozze di Galilea perche non vene mancasse, ma ravegliarenci noi con ragione se anche stremamente sia stato a molti di nostri tempi grato? de quali più oltre con esempi ragionarei, et con infinite altre ragioni procederei più che di buon'animo, perche godo infinitamente di cotai

discorsi, ma perche fuggo volentieri l'odiosa prolissita,

qui faro il fine essortando ogn'uno

ad abbracciar l'imbriachezza,

et schiviar la sobrieta, la

qual fa gli huomini

maninconici, intro

nati, et pusilla

nimi.




MEGLIO È D'HAVER LA

moglie sterile, che feconda

PARADOSSO. VIII.

[p. 34v modifica] IO non so veramente come dir si possi in alcun modo rea cosa la sterilità della moglie, essendo cagione di farla doventare di ritrosa et bizarra, benigna, humile, et pronta più all'ubidienza del suo consorte, la onde, la moglie feconda, si vede sempre d'ifinito ardire et orgoglio piena ne maraviglia è, se veggendo tanti cari figliuoletti che dal suo imperio dependeno, et i suoi cenni con tanta riverentia osservano, ella si fattamente gonfi, che gli paia d'esser non sol moglie, ma vera, et assoluta signora della casa. Essendo una fiata in Milano, et famigliarmente (come si suole in quella città) ragionando con una gentildonna, d'una molto peregrina foggia di veste che s'havea fatto una sua vicina, sospirando, mi disse, non havere altra cosa più nell'animo fitta, che di havere una simil veste, io, che conosceva il marito possente per adempirgli tal desiderio, dimandai perche tanto non vezeggiasse il consorte quando ambidui stanno sotto coperta. ch'impetrasse et simil veste et altro che piu le fusse piacciuto, risposemi che mai non oserebbe chiedergli cosa alcuna, non havendogli anchora fatto figliuoli, ma che se Iddio ne gli faceva mai gratia, voleva molto maggior cosa d'una veste, avenne [p. 35r modifica]
finalmente che ingravido et partori dui figliuoli in un parto, belli come agnoli, et divenne tanto altiera et sdegnosa, che il marito non havea mai pace se non quando era fuor di casa, et quelli sono de frutti che ne da la tanto desiderata fecondita, ma quanti vantaggi naschino dall'odiata sterilita, non gli saprei già io tutti annoverare, tanti et tanti sono, Primieramente se la moglie sara sterile non converra ne anche pascergli altrui figluioli, non s'udira fsridare quando da dolori di parto repentinamente fsara affaglita, non s'udira chi pianga nella culla quando s'havra voglia di dormire, non sentirassi l'aspra molestia delle troppo litigosi nudrici, ne finalmente proveransi le crudeli doglie che per la morte loro si sentono, Mi soviene d'haver letto che andando Solone per visitar Talete che all'hora filosofando habitava non guari lontano dalla citta di Mileto, essersi maravigliato molto et quasi havernelo ripreso che si pigliasse si poca cura d'haver figliuoli, d'indi à pochi giorni Talete haver astutamente introdotte un giovane, il qual dicesse venirsene di Atene, fu costui diligentemente dimandato da Solone, se in Atene fusse accaduto cosa veruna di nuovo, à cui rispose non esserci altro che la morte d'un getilissimo giovanetto, la quale havea contristato tutta la citta per esser figliuolo d'un cittadino sopra ogn'altro valoroso et istimato, il cui nome gli era caduto dalla memoria, [p. 35v modifica]^ f«t IL PR IMO LIBRO IfJ ^fuenturatopadje diffe alihora Solone già tut1*; tointenerito,S4apoto,a’pocona(cédolinelI’ani, ■’ mo il fofpetto,dimado’ s’egli p aùétura haueffe nome Solonep:ifpofe che Solone hauea nome, il che udito pcoffep gra fdegno del capo il muro, Sf rimafe p fouerchio dolore di tal maniera af/ flirto che poco gli maco non diueniffe del tutto pazzo. All’hora Talete quafi forridédo diffegli, qfte fono le cofe òSolone che mi fpauétano 84 ifbigotifcono dal generar figliuoli, pofcia chete huó fi forte 84 d’aio fi coftate poffono tanto ageoolméte conturbare 84 diellia’ uedere effer fiata una fittione ritrouata p dimoflrargli onde nafcef fela poca uoluta de hauer figliuoli, ma dicami un poco chiu^j tato brama la dona feconda,che faeglifinalmete di chefortegli partorifcefe fieri le nó fuffe’Certa cofa e’che nó haurebbe l’impe rio romano có tanto gra danno fofferito fi borri biliraoflricomefurono Caio,Caligula, Neróe, Còmodo 84 Baffiano,feM. Antonino,feDomitio,54 Septimio Seuero ò non haueffero hauuto mogIie,o almeno fterili ftate fuffero, Soleua dir AugiifloDio uoleffecl? prefa moglie mai nómi fuffero nati figliuoli,84 fpeffo chiamaua la figlia 84 la nipote dui cancherichelo flriigeuano con eflremo fuo dolore, il medemo fu detto dal pa/ dre di TolomeoFilopatro loqual non folouccifeilproprio padre, ma uccife anche il fratello, la mogliere,84 la madre che none raefi nel uétre [p. 36r modifica](*{ DE paradossi ^ iportollo 84 tante uoltein collo teneraméte leuoT felo,ilfimile credo anche diceffe Agripina madre del crudele 84 fpiatato Nerone, lo medemo affermo il padre di Fraate re de Parthi, poi che uidde li crudelmente ilfigliuol fuo amazzar tré ta fratelli,84 poi finalmétecétra del uccchio padre ftringere fenza niuno rimordiméto di cófcié» tia il fuo micidial coltello.Hoio già letto che Epaminuda huomo d’altisfimo intelletto 84 di generofisfimo fpirito iiiiieffe longamente fenza préder moglie & effendogli rinfacciato da Pelo pida che iniquaméte faceffe nó procurado d’hauer figliuoli pagiutto della già inchinata republica,hauerprontamenterifpofl:o, guardachetu molto di me peggio nó facci,lafciado feme di fi mala natura come tu lafci. Era il figliuolo di P^ lopida giouaneinfame,84 per la fcelerata 84 cof jrotta uita.al tutto diperdutafperanza, ma che diròdi Mitridate,ilquale,p defiderio di fignoreg giare nó potédogli fuccedere leifidiecótra il pa/ drefuodinafcofto teffute afprisfima guerra apertaméteglimoffe.Chedirodi Lotario figli/ uolodi Liidouico,ilqual,fofpettàdo che piudi lui amato fuffe carolo il fratei minore, puofè il padre in prigióefchefi dira di C.Turanio.di An/ tipatro,di Gallienofiglio di valeriano impera/ doref84 aitritati micidiali 84 cótta del padre lo ’ roingratisfimi’Maciocbe ho detto intorno a ftofatto,fiami p nulla, rifpetto àqllo chefonp [p. 36v modifica]’ rm IL PRIMO LIBRO 3^ dire.Non ha predetto Ciefu Crifto nelfuo fanto Vangelo che beate faranno le fterili femine.’a che. dolerli adunque 8C per uili ftimare quellecofe,aI le quali Pinefehil bontà del Redentore promet te eterna felicitacCredamifiindubitataméte che la fterilita e un fingularerimedio de matrimonia li incommodijii quali per miglior uia fchiuare non fipolTono.Credamifi percertOjchela fterili ta e un’ottima 84util medicina contra lamalua gita defigliuoli/aluofenon fi haueffe quell’her ba detta Hermetia della quale,chiunque ne man gia(le il uero dice Democrito)non folo genera fi gliuoli buoni,honefti,accoftumati,ma anche bel li 84 gratiofi,ma qual diligente 84 ^tto herbo// laio conobbe mai fi miracolofa cofa f qual ma/ no efercitata di prudente hortolano coltiuollat fcriffene mai Diofcoride.’parlonc mai Crefcentio o il Plateario de fpetialiia noftritempi no crede IO già io che ftata fia da uerun padre conofciuta, di modo uego i giouani di noftra età, fatti difu/ bidienti,amazzatori.tauernieri,metidorideda/ dijbiaftemiatorid’iddio 84defuoifanti,84finaIniente d’ogni uirtu capitai nemici,credo ferma/ niente che Democnto fe la fognaffe, o nero la ue deffe,poi che tratti fi fu per meglio filofofare. gli occhi dal capo. Dicciamo pur tutti ad una ’ gliofiad’’ • uoce,che meglio fia d hauer la donna fterile che feconda,necurianci più d’hauer figliuoli, poi elle fi male riufcite fanno. Io per me, fon ftato [p. 37r modifica]mi de PARADOSSI. longamente in cotal defiderio, ma totalmente mi s’e fpento,ueggendo ch’altro non fia il gene/ rarne,chefar uafalli a principi.Ri cordoni i d’efif fergia capitato in alcune fterili montagne,d’on de ufcirfuoleinfimtacopiadefachiin buratini, uenditori di latte 8C altri fimili,de quali,ii:finite fchierefi uegono a Vinegia, doue hannounpro/ uerbiofcomealcun nafce)di dire,egli e nato una fino a Vinitiani,non uoglio parlar delle confolattoni che ne cauiamo, quando fanno briga 8C alle cafe ci tornano col capo rotto 8C conlebrac eia fpezzate,non parlerò quando ne uien rifferito ch’elTi perfurto.oper homicidiocifiano impefi,o nelle galere polli, ne quando rubbano le cafe,battendo fpefle uolte padre,madre,& le fi/ rocchie.Sentomi abondar d’infinito numero de trauagli che da quelli nafcono, ma perfchiuare faftidio,non folo a chi leggera,ma a me, che fi mal uolentieri ferino,faro qui il fine. MEGLIO E’vi VERE MAN dato in efiglio,che nella patria longamente dimorare. ni ricordo in tuttol mio uiuente Idi hauer letto, che gli huomini forti I uirtiiofi temeffero mai d’elTerman ^ dati in efiglio, ma fomiicmmi bene, [p. 37v modifica]mi IL primo libro J*; 11l’che già fuffe detto àDiogene che li Sinopei l’h-i iieffero bandito, 8f come cofa ignominiofà gli rinfacctaffero l’efiglio, 84 effo hauergli a tameneerifpofto,84 io rinfaccio loro, la tro mai partire paiómi in tutto limili alle cóchilie, che ftanno del continuo apiccate alle pietruzze. Ben doueano quelli tali hauer puoco cuore, ben moftrauano di non fapere,quati bei priuilegi ha ueffero è fuor ufciti,gliracconterò io brieueme/ te,accio’che alcuno nó fi marauigli, le molti 84 fpontaneaméte elegeffero l’eliglio 84 altri pacic temente ilfupportaffero. Primieramente non dano attrni materia di peccar d’inuidia, 84 men tredura tltépo delbandoniuno ardifcechieder gli danari in preftanza nó effendo chi nó fappia che a’ fu or ufciti mancano fempre e danari, p il che poffono fenza cófcientia hauere, o’ fentir pel uiforoffore,chiedere,importunare, 84 altrui affrontare,conciofia che fotto colore del effer fuor di cafa loro,84 in fontanopaefe, 84 con e’ beni al fifcodeputati,poffono fenza rifpetto,chiedere ogn’uno di foccorfo, non e’anche il fuor ufcito ubrigatoa’farhanchetti,aloggiarforaftieri,fon/ tiiofamente iieftire,armeggiare,84 fefteggiare,af fermare potendo che quàdo egli era nella fua pa tria,metteffe tauola,gioftraffe, fplendidamente ueftiffe,84 uita menaffe ueramrte da cnuaeliere, non e uergogna a’ chi uiue in bando, fe egli a tq [p. 38r modifica]DE PARADOSSI. 3^» pi determinati nó refponde.ST mantiene le pròttieffefatte,concioria che alTai Ibdisfaccinotingranando dericeuiitipiaceri,84 cóla buona uo lunta di cópire fe mai auiene che nell’amata pa tria faccia ritorno.poffono andar foli. o’ uero c5 unoòduiferuidori (fi come a’ioro piupiace)dcl qualpriuileggio credo molti fenetrouino,che uolentieri godetehbono per auanzar le fpefe, SC cofi leuarebbonfi dall’animo molti grani difpia ceri,non fono di più tenuti a’mantenerli la cafa ben guernita, à ftarfi con la moglie, della qual g»ati a molti fo io,che nell a citta noftra fi ritroua no,che uolentieri uferebbono, non potendo fof/ ferir con patientia la mala conditione della moglie,e’ trilli portamenti de figlioli, SC i latrocinii deferuidorùConofcédo Anafandrida Spartano non effere per li Ibpradetti priuilegi mala cofa l’efiglio/criffe ad un fuo amico,ilquale, di ma/ lisfimo animo fopportaua d’effer mandato fuo ri della patria,Nóti dolere di abadonare la cit/ ta,ma dogliati più tofto di abadonar la giuftitia laqii ale effer deurebbeguida&T norma delle tue attiói,d come po’ effer cofa difpiaceuole il lafcia= re la patria,poi che fimilméte lafcianfi infiniti di fpiaceri che feco fuole portatfifmeno moleftc ci fono lecalamita.che a’ quella auégono, ne tanto accerbamecE cuoce l’udir che morto o’ferito fia alcuno de noftri amici òbeniiogliéti. Siamo Iota ni dalle difcordie ciuili, nó tenuti alle grauezze [p. 38v modifica](IH IL PRIMO LIBRO cjttadinefche,non diandarinconfilio, non che gli uffitiali ben miniftrino 8C dell’amminiftratio, ne rendano a fuperiori buona ragione,non s’o// dono le differenze de confini,non ii teme più Pi ra del principe 6 e fdegni de uicini, mafpenfiera taméte uiuefi,ritrouando fpeffe uolte gratiffime uéture,moki n’hoioconofciuti,li quali più agia tamente uiffero fuor di cafa che nella propria patrin,fenza hauer pero mai detto il Paternoftr» di fanto Giuliano,nel uero e troppo gran cofa la tenerezza,c’hanno le iiedouelle a fuor ufciti, fo quel che dico,ne penfi alcuno ch’io mi fogni,, o uaneggi.Ricordomi d’hauer letto,che effendo ri tornato Tenero dalla Troiana efpeditione,e uo/ lendolo il padre Telamone mandare in bando, non fene curo’ punto,anzi faggiamente rifpofe, la Patria,padremio,e douuncp l’huomo e ben raccoko.Veramente fe l’eliglio fuffe da faui giù dicato li mala cofafcome moki fciocchi per ma camento de propofiti alle uolte diuifano)non li firebbono ritrouati tanti che fpontaneamente Phaueffero abracciato fi come fece jVletelloNumidico 34 altri molti.Hauendo gli Ateniefidatv bando e’ Calillrato,S4 oprando fenza farnelocó fapeuole alcuni fuoi amici,per che egli fuffe ri/ meffojinterdiffe có molte preghiere fi amorciio le uffitio,84 fuor della patria fua( quantunque copiofo de beni ìuolétieri fini e fuoi giorni.R icor domi anchora d’hauer Ietto che effendo badito [p. 39r modifica]DE PARADOSSI.Demetrio(il Falereo)S4 habitandoin Tibeitmi i ftraua molto d’hauer a fchifo la conuerfatione di Crates Tebano, percioche fecundoil coftu* me di Cinicifptezzatiflimamenti uiuea.non ri, mafe psrcio Crates di uifitarlo,24 un giorno fra, gli altribenignamentefalutatolo,diffetante bel lecofeincommédationeddl>erigIio,cheDeme/ trio fi reco a gloria d’hauer bandojSi a fuoi doi medici,riuolto malediflè il fuo iuditio obliqua & imolti negotiiche talmére l’haueano tenuta occupato,ch’egIi non haueffe potuto per auatì conofeereun fi eccellentefilofofo.Trouo iopo, chi huomini di ualore hauer campato tal fortu na(anzi per dirmeglio)parmi che folarnétegli huomini iiittuofi fido da lor fignorifattieffuli» Banditofu Annibaleda Cartaginefi doppo l’ha uer foftenuto infiniti trauagIi,doppo l’hauei ta to fudato in feruigio della fua ingrata Republicaro comedi rado uien famofochemai efcede termini di fuaterra.non po acquiftar prudentia ne po hauer molta ifperienza chi mai non efce della patria.GliAteniéfi anchora, ptiuarnode| l’amata citta il buon Teleo.che tate cofe opero degnedefempiternelodi,84 peruirtu delquale, aplioffi infinitamente quella patria,da medelì«mi fu anche tacciato Solone dator de leggi 8£ coftretto finir fua uita neli’ifoladi Cipri.Fuanchora dato efiglioal uirtuofo Milciade.per opra delquale fi uiddero ammazzare con tata gioì» [p. 39v modifica]mt IL Primo libro trecéto fnilliaPerftani.CamillofattoelTule, fa alla patria di gra gìouaméto.era in bando Tra, < iano(ilgiufto)qu5dofu fatto impadore Eflule fu il giufto Ariftide,edule fi uidde Temiftocle et coftretto rifuggirfene a Zerfe effulefu Alcibia de, uiffe fimilmente con bado il buono Ermodo ro,non hauendo gli Efefi riguardo alcuno alla fua bontà,ne tal fortuna (chiuar puote R utilio, molto menoilmio.M.Tullio,non fo pero fe ciò fuffe per ricópenfa d’hauer cóferuato la Repu, blica chea terran5 cadeffe,64 fattogli inniimera bili bentficii. E’ chi e che non defideraffe có li bella 84 honoreuolcfquadra d’hauerc perpetuo bado.’Sonofi forfemétouatihuomini fenza co rezfenza forze/o féza cólìglio/lo difidro di buó cuore bado almeno di dieceanniaunmio ami co,come la propria anima caro perchè indubita taméte fpero che dado fuori delle morbidezze della fua patria eglihabbfo diuenirpiu mafueto,84 affai mi rincrelce nó fia dalla necelfita co ftrettoa prouarecomefappi difaleil pan d’al, trui,perchè nefperarei maggiorprofittodi quel che per hora uego del fuo efiglio. Potrei ancho, ra ( fe io uoleffi effer alquanto più proliffo ) in molti modi moftrare non effer nell’efiglio pento di maIe,o dishonore,malafciarollodifare non tantop fchiuare moleftia a delicati lettori quanto perchè mi fouiene che il faconJiffimo meffer Gioan Eccaccio,fcriuédo ad un fuo ami [p. 40r modifica]m-i DE tPARADOSSi. 3^ 49 «0 Fiórentino trattaffe già cotdto argomento. condiffufoferraone, per tanto faro qui fine al Paradoflb,a lui rimettendoiii,chefii nel ftriuere più d’ognakro di fua età 84 accorto et eloquéte MEGLIO E L’ESSER DE bole 84 mal fanojche robufto 84gagliardo.?ARAb0S$0. }d. I O trouo per il parere de tut/ I tiepiufaui,ch’akrononfuf I femaila debolezza 84 mala II compleffione de corpi noftri J che una perpetua effortatri/ ce allafanta parfimonia, et dica pur chi uuole il contra; rio,cb’effa fu fempre affidua fconfortatrice de ua nipiaceri,84 ringoiare maeftra-d’humilta 84 di modelli a.O quante uolte hareifatto di gran bri ghe,qiiante uolte mi farei azuffatocon alcuni fatieuoli 84temerari,fe la debolezza delle miei méhra ritirato nóm’hauueffe,34 fattomi diueni re al miO difpetto piaceuole,84 humile.Eglie be he uero ch’ella ci pare nel,cornicia méto di ninna foauka,èt di niuna dolceza,ma certo eh l’e una fedél cÓpagna,laqI,fpeffo(fenza ararci li orecchi [p. 40v modifica]3A> IL PRIMOLIBRO 3^ h’atnmonifcc della noftra fragil conditione, «C ci fa ridure amemoiia la gra miferia della mor i tahta noftra. Per tanto, folea dir Stilbone filofo fo,che gli huomini malfani erano fimili a quelli che fonoreteniiti nelle fracide prigioni,donde fi fpera poterne ageuolmente ufcire per la rouina che da ognilato appare,cofi parmi habbino que fti altri fperaza di lafciar tofto il mortai carcere, poiché da catarri,ftomachi,fiànchi,8i gotte fi ue de aperto.Certa cofa e che fi come in unrotto fo derodimuorafpeirc fiate un coltello di buono acciaio 84di perfetta tempra, coli in un fragil Corpo dimuora fpeffo una mence nobile,un’ani mo prndente,54 un fpirito magnifico 84 generofo,attoconladebilta,non.folo a’ tentare, ma a’ condnre anche a’ fine ogni bella 84 honorataim/ prefa. Nronu^ggiamonoichenellegalerealpia forte tocca m!neggiareilremo,84 il più debole (che fempre fuole effere il più prudente ) ha fh!/ la cura del temone.Non inuecchiarno anche più tofto le forze di Milone,di Aiace,84di Hercole, che quelle di Socrate,di Neftore,di Catone,o’di Solonef quefto noftro corpo del qual noi tata fti mail più delle uolte facciamo, alcronon epero che la cafa delPanimo,l3 quale,febene e fragile, che imporra effendo hofpite de pochi giorni’ ■Mamiferinoi,chemai Tappiamo ciò che ueramentcfiadadifiderare,biaÌ5mamofempre 84 fi dolcmojde ciiorpi nial fani,li quali,fono anche (per [p. 41r modifica]mi DE PARADOSSI IM> 4«{perdtriltiitto)fpeire,fiatederobufti piufermi, 84 più durabili. Ho io ued.uto alcune uolte nel.* le noftre contrade rompere i coperchi delle torte,84 poi ricucirli, accio che meglio n’euapo/ rafle il cibo che dentro ui fi ci cuoceua, 84 dura uano affai più che gli intieri et fani.Si che,pa renami ueramente, che da quella rottura acqui ftaflero una certa eternità’, il fimile, fenza dub bio accade’a’ noi oltre che i corpi fani 84 de teftu ra folta,puteno più degli altri, conciofia.,che nó uifiefalino lefuperfluita cofi ageuolmente co me fi fa in quelli che di rara fono, 84 di qui nafte, che muoiono anche piufouente di morte fubita na.Annouera Plinio nella fua naturai iftoria in finite infirmita ch’infeftare ne fogliono,84 noi fia modifipicciolaleuatura cheper unduoldica po,ò per un termine difebre, fi uogliamoincon tanentc sbattezare.Si dolemo alle uolte della quartana, della quale, o rallegrarci, ò al// meno non fi doneremo tanto acerbamente dolere effendone fol per un giorno matregna 84 per dui benigna madre,84 chiunque ne guari fce (fi come molti antichi medici affermano)ui ue pofcia perpetuamente fano. Deh che faremo noi fe ci accadeflTe che dal corpo noftro iiftiflè in numerabil copia deferpenci, il che a Ferecidefi lofofoaiienne,ouei’o,che pertre anni intieri gli occhi noftri non uedelfero fonno come al buon Mecenate accade(ouerofuffimo da perpetua fe [p. 41v modifica]IL PRIMO LIBRO 3^ breoccupati,fi comene tépi paffiti molti fener fono ritrouati’So che ci adiraremo di buona for te contra il cielo, fo che biaftemeremo Iddio, 84 Ij { malediremotuttalafuacorte,Doueremop cer f toralegrarfi,84n5triftarri.dell’ifirmita, poiché ir l’Apoftolodice,d’eflTer piuforte quandoeglie j i pili infermo,nóemail’infermogófiatodallafu perbia,nc cóbattuto dalla luiruria,nó lo molefta mai l’auaritia,nó laff lige l’inuidia,nó lo fa alte rato l’ira, nó lo foggioga la gola,non lo ritarda dal bé oprare l’accidia,ne lopuge l’abitióe. Deh uolefle Iddiochetali fu(Timofani,quaIi promet tiamod’effere quado infermi fiamo, Legefi,che pereirerilbeatilTimofancoBafiliodebole 84 in tutto mal fano,egli apprédeffe ne fcrittori di me dicina tato,che fi poteua aguagliare a qualuque più dotto fifico di quella età, il che ho io anche ueduto ne miei tépi a più d’un paio effere acca/ duto,tacero e nomi di quelli,p nó potergli méto lènza qualche parte di mia gloria.Hol a.Ho letto, <he effendo piatone di natura fana et robufta,ek geffe un luogo paludofo,un’aria torbida, 84 un celo di folta nebbia ftapato p diuenire infermo, 84 cofi rafrenare i ftraboccheuoli empiti della carne,dalla quale fi fentiua troppo {limolare,nó po iicraméte in alcuno,fiorir l’ingegno,fela c; ló sfiorifce 84 fpolpi’fi.Io per me, tutte le uol he mi ricordo della debolezz: te che mi ricordo della debolezza del filo,a cui, fi attiene quefta doléte 84 mifera n [p. 42r modifica] tutto certo mi ragioisco, et sentomi per alegrezza saltar il cuor nel petto, all'hora fra me stesso dico tanto più presto mene volaro al cielo, donde già ne riportai questa anima. Si che vegasi de quanti beni cagione sia l'inferma nostra complessione, percio che, se tosto morir bramiamo, ogni minimo disordine, ci cava subito d'impacio, ma se anche siamo volunterosi di longa vita, credasi a me, che molto più longamente capiamo, conciosia che cotai persone guardinsi sempre più diligentemente da disordini et più sobriamente vivino, che non fanno gli robusti et ben gagliardi, li quali della lor sanita et robustezza troppo fidandosi tentano ogni duro picolo. mangiano qualunque vitioso cibo, dormeno al sereno, et stanno senza riguardo havere sotto e piovosi tetti, gli induce anchora la robustezza a ferir huomini, a spogliare viandanti, a oltraggiare gli impotenti, et finalmente a terminare con biasimo et dishonore i giorni loro.

NON ESSERE COSA DETESTA

bile ne odiosa, la moglie dishonesta.

PARADOSSO.   XI.


QUanto sia pazzo il mondo che sempre si duole di quello ch'ei si dovrebbe meritamente ralegrare penso che pochi lo conoschino, imperoche l'ignorantia [p. 42v modifica] nostra che n'acceca, non ci lascia apertamente vedere quello che più fora mestieri d'intendere, et come che molte cose celate ne sieno ,questo in prima pare che nascofto ci sia che la pudicitia delle moglie faccia, che elle sieno troppo imperiose, troppo ardite, et che de mariti non habbino verun timore, perla qual cosa ralegrare ci doveremo molto più tosto di haverle dishoneste che pudiche, perchè l'haveremo similmente meno insolenti, meno moleste et orgogliose. Io mi ricorda che essendo in Lione nel M. D. xxxiiii. fummi da non buono marito detto, haver per chiaro inditio la moglie havergli all'hora fatto le fusa torte, se piu dell'usato lo vezeggiava et affabile se gli dimostrava, ma oltre le prefate commodità, queste altre vi sono di più, che per l'impudicitia della moglie ne acquistamo de molti amici, sonoci havuti infiniti rispetti, et gli disagi cotanto odiosi, non osano si famigliarmente di accostarsi al limitare delle case nostre, procuransi da principi et gran signori honoratissimi uffitii, acquistansi delle grasse badie, de ricchi vescovati. et ottime propositure, et chil credesse mai, che in Italia, anzi per tutta Europa fussero de molti buoni feudi introdotti nelle case sol per l'impudicitia o delle moglie, o delle sirocchie et tall'hor per opra delle proprie figlie? et pur e vero, et io n'addurei testimoni pieni di fede et di religione, se non temessi dispiacere altrui, mostrarei anche forse [p. 43r modifica]■fi DE PARADOSSI 3A» 4^ con poca fatica,quinci hauere hauuto fondamé/, to non folo molte famiglie illuftri, ma anchora moke belle 8C ampie giuriditioni. Certamente che al mio poco giuditioin quefto rifoluere fi do urebbe pgn’uno,che fe noi fi abattemo a moglie beliamo effere punto da marauigliarfene feella fia men che honefta,84 fen’abattiamo ad alcuna bnitta,non effere da curarfene.Mi ricordo hauer letto(nóeanchor gran tempo) d’un filofofo, il quale,haiiendo brutisfima donna per moglie,84 ritrouandola amorofamenteabracciata con un gentilisfimo giouane della medefima citta, a co lui riuokochefiilficofi ritrouaua,miferote, gli diffe,che dura necesfita t’ha qui condotto {non fi curo punto dell’adukerio commeffo,non del/ l’ingiuria a lui fatta,nó della fede rotta, ma più tofto hebbe di colui pietà che fi fuffe có fi brutta femina carnalmente cógiunto,nófapeua il fcioc cofilofofo(fi eòe l’aftutogiouane)effere lebrut/ te femine per fegrete cagioni fpeffe uolte più da prezzare chele belle nÓ fono. E pero certa cofa, che noi fiamo molto iniqui giudici, uogliamo uerfo delli appetiti noftri,ufare tutta quella pia ceuollezza cb’ufare fi poffa, ma uerlò le pouefe èc fragili femine,uog]iamo effere l’ifteffa feuerita dal naturai ritratta. Nonfeiiffero eiaifaiii della migliorfcuola che l’adulterio era quell’u na cofa che ragioneuolmétc nó fi poteua ne per/ metteremeprohibirei’percio che l’uno il uietaua [p. 43v modifica]mi li PRIMO LIBRO ^ Phonefta del mondo,84 l’altro la tiranide della noftra libidine oftinataméte lo prohibiua,84 che, cio’fia iiero,noi ueggiamo apertaméte 84 alli po tentisfimi Re,84 alli ferocisfimi tiranni di rado elTer accaduto la poffesfione de cafti matrimoni,legali un poco i’iftoria di Arcturcfquantunqj fauoloft ■ ’ ■ oTofa ci paia) legafi di Olimpiade, che tante uolte,84 fi cautaméte puofe la diadema delmótone fiilcapodi Filippo re diMacedonia. legali de Cleopatra,Ia qualein Egitto effendo,fpinta, nó d a premio(come hoggidi lì fa) ma fol da paC fione amorofa,con fi leggiadra 84 inufitata maniera à Ccfare,fi códuceua,legafi di Clitenneftra 84 di Elena,che alla prefentia delli ambafciatorì Greci hauendo ritrouato molto migliori giacciture in Troia che in Gretia,non fi ucrgogno di di re che uolentieri,84 nó sforzatamente haueffe fe guito l’adultero Troiano, legafi parimenti diFe dra,di Meffalina moglie di Claudio 84 amante di Si1io,diPafife,diSimiamira madre di Elioga baio 84di Antonio Caracalla fi fuocofamente inamorata,legafi dìBeronice, di Medea, di Saffia,84 di Popullia,la quale, effendo adimidata da un fuo famigliare,p qual cagione, le beftie, fe no à determinati tépi ammetteffero il coito, ri/ fpofe perciò lo f anno p che beftie fono, legafi di molte altre,quali io taccio,p nó effer proliffo.Io mi raméto anchora hauer udito dire che l’impii dicicia delle moglie,era quella cofa, che ci appi» J [p. 44r modifica]mi DE paradossi 44 Jtecchiaua il primo grado alla uita più libera, 84, per cófequente più lieta 84 più traquilla, dando/ • ci occafione di fare diiiortii,84 di dare libelli di repudio fenza por mano a ueneni, o’a’coltelli, ò fingolar beneficio come farefte tu,fefusfi ben ccnofciiito,’ degno d’ogni bella ricompenfa, ma dimmi un poco per cortefia tu,che tato ti la/ gni,che la dóni tua faccia altrui copia di fe ftef/ fa,84 hai ripofto l’honore 84 la reputatione nelle gambe d’una feminuccia,parendoti che l’hauere un paio di corna fui capo, fia più graue pefo che l’hauerci il mòte di Etna,d di Vefiiuio? credi, tu forfeche dall’altrui fallo nafcere ti polTa infa miafftolto fei fe Io credi. CófelTobenechetene posfinoageuolméte nafcere faftidi,dani,84 cordogli,fi eòe anchora dell’altrui uirtu, te ne può uenire a!egrezza,ma non già gloria alcuna.Pifi/ ftrato fu(per quato ho letto)de]Ii Ateniefi Tira/ no molto fauio 84 accortojhora coftui,intenden* dojche la raadrefuaardeua p amore che porta= ua ad un uezofo giouanetto di Atene,col quale, p nó hauere che in uecchiezza rimprouerare al/ le carni fouétefi traftullaua,qiiel,tutto timido, 84 isbigotitop la eófcientiache lo rimordeua, c5 lieto iiokoa’ cenare có effo luiinuitò,84dopoi le nate le tauoIe,gIi dimandòcome ben cenato ha ueffe, rifpofe ilgiouane riuerentemente 84 con ’ la noce fioca, effereftato di quella maniera che fi fuole alle tauole de gran principi, foggiunfe [p. 44v modifica]mi IL PRIMO LIBRO all’horàii Tiranno 84 cofi auerfatti dell’altre fia £e,fe perfeiierarai di compiacere alla madre mia, égli non penfo già che dall’infamia di fua ma/ dré,nafcerègh potefle uergogna,aItrimenti fatto n’hauerebbequella dimoftratione, checonuene uole partita lefulTe-VolelTe iddio che tal fenno fuffe ftato li giorni pafsati nell’animo d’un arai co mio ch’egli ne me,ne fe fteffo,ne altrui haureb he de faftidi riempiti, ma cofi auiene peruoler parer troppo fauio,84 per non fiiper ben difcerne re l’honore dalla uergogna.Ho io udito raccon tare da huomo,chc non fa mentire, che efsendo rifferito a un gran principe,che uno de fuoi caua glieri,fi daua piacere con l’amata fua, qual più che fe fteffo amaua,hauergli ri fpofto, bé effergli caro,che le cofe che piaceuano a fe, piacefsero anche ad altrui.percioche inditio farebbe al mó do che del tutto nó mancaffe di giuditio. Ho fi milmente udito raccontare,che effendo detto al fignor Profpero Colónna da un frate minore,più di malignita,che d’innocentia pieno,ch’una rito naca fua ftretta parente,era ftata la notte paffata con il guardiano,hauere fauiamente rifpofto, fe Santo Francefco com porta fi patiétemente le cor na,ben lepoffo anch’iofopportare, andatene pa dre,che di fimil cofa nó prendo io eura.orifpofta degna di fi gra capitano,et inditio chiaro d’hauer notitia delia frateka iniquità.Gli antichi noftri, di noi, pili faui 84 aueduti, trouarno dui [p. 45r modifica]DE PARADO SSr. 37 bei modi di uendicaree fcorni dalle moglie lor, fatti TACENDO 84FVGGENDO,ma perchè a noftri tempi ci pare di uedere molto più di Argo,habbiamo giudicato elTere cofa d’ani mo troppo uile.84 troppo rimeftb il fuggire,et il tacere,84 perciò aggiuntogli habbiamo ferri, ue neni.et lacci,cofa neluero fopramodocrudele,et inhumana;anzi tutta aliena da Ila tenerezza 84 pieta,che Ciefu Chrifto,noftro uerace maeftro, n’infegrto,mentre có effo noi,riempiendoci fem pre d’ottimi effempii conuerfo.Trouanfi ancho/ ra alcuni litteratifcrittori,che p util auifo ifcrit/ to ci lafciarno,emédarfi l’impudica uita delle fe mine,con l’età matura,con e fpeffi parti,con l’af fidile fatiche,con l’hauere l’animo di cótinuo tra uagliato,84 con la pouetta,la qual cifa ufcire e grilli del capo per baldazofo ch’egli fifia,laon de,credo,indutto ne fuffe Cratesfil tebano)a dire che l’amore con la fame et coldifagio frrafrenaf fe.ma io per me, tutte le uolte che mi ua p la me moria la focofa libidine d’una femina della citta noftra,il cui nome’uoglio per hora taccere, non poffoperfuadermi checonfi lieueriparorafrena re fi poffa una paffione tanto rabiofa,alla quale, come poche fi trouino,che foggette non le fiano, chiaro puote apparire da ciò che fi legge in Ero doto,il quale,diffiifamente narra.che effendo il Re Ferone priuato della luce, fu ffe dall’oracolo configliato che fi lauaffe gli occhi con urina dife [p. 45v modifica]mi IL PRIMO LIBRO 3a> mina checó altro huomo che col proprio mari/ togiacciutanófi fuffejchecolì ricuperarebbe il, uedere. Incomincio Ferone difiderofodi fanita, dalla propria moglie,& poi da infinite altre ne mai perciò ricuperadola,fecele tutte ardere.D’u napouerafeminella trouo’ finalmente Purina fi gioueuolcjch’egli ne rihebbe il uedere,84 quella per ricópenfa tolfe per fua moglie. Vna fimile ftoriafbéche alquatodiuerfa) narra anchora Dio doro,diccdo,che Sofis figliuolo deke d’Egitto hauendo per non fo qual accidente, perduto la uifta doppo’] fpatio di diece anni,fu, dormédo, auifato cercaffe primieraméte di placare il Dio che nella citta di Eliopoli fi adoraua, 8C poi afifii faffe gli occhi nella faccia d’una femina ch’altro huomoche il ppriomarito ifperimétato nó hauefle 84cofi dalla ppria dónaincominciando,di moke ne fece la prona 84 ninna fedele ritrouandone,doppo lógocercare,una trouonne moglie d’un’hortolano,84 qlla prefe p fua dóna hauendo tutte l’altre fatto ardere,nÓ fenza gra ftupo» re 84 marauiglia dichiprima^fidato s’era nella feminii fede,la quale (per quato intendo) da chi n’ha ibuente fatto l’ifperienza, che da me fteiTo nól’ofereip la p. •’*’ ]e,84 debole, che molto più rififtenza fi tru oua nel giuco,o’nel uetro,à che triftarfi aduque fe la moglie non e’ honefta { ueraméte fe ralegrare nó ci uogliamo pie fopradette córaoditaf nóci do [p. 46r modifica]gliàmo almeno della comune sciagura, anzi sopportiamo pacienteméte quel che schifare p molta industria & arte nó potemo, ricordandoli anchora, che il signor nostro códennar non uuolle l’adultera, nó uoglio pero dir io, che molte caste dóne non fi trouino.conie detto hano alcuni al mordere la donnefca honefta troppo inchinati, perchè fo bene di quato cordoglio nella mia più giouenile età ftato mi fia cagione l’incredibii ho» nella della dona mia.laquale.ne per lóga 84 fer uenteferuitu.neper ifmifuratoamore ch’iogli portasli,mai,fi uolle piegare a’miei defiderii.ten g J però per cofa certa.che fi come in uirtu 84 nó f i bilta d’ani mo e’ fingolare.cofi fuffe unica in que j, •: fta parte 84 rarisfime all’eta noftra ritrouarfi qV le che di liia mente fieno. MEGLIO E’ DI PIAN/ ■gere, che ridere.. PARAbOSSO. Jtir. On diremo noi ( 84 con gran ragione) che miglior fia il pia tocheilrifopoiche Solomo nefcritto n’ha’ lafciato nelle fue fagratisiime catte,che me glio fia di girfene alla cafa delpiàto,che delPalegrezza’ [p. 46v modifica]mi IL PRIMO LIBRO Pel rifo,molte anime da lorcorpi fi partirno có infinito dolore de fuoi congiunti, 8C per il piato, niuna)ch’io fappia)fene difciolfe giamai. Il rifo fempre abondò nelle bocche de pazzi,& dal fen noufeiti,nefi legge che il saluatore noftro ridef feg;iamai,m3 d’haiiere bene più d’una uolta lagrìmato,fasfi d a fedeli fcrittori piena 84 intiera fede,per tanto promife eg]i,a’chiunq? piagneua felicita eterna, 84a’ridenti minacciò di morte. Il pianto è fegno di penitenza 84 compuntione, 84 al fpeffo l3grimare,n’elTortano inftantemete le noci de fanti Profeti,84 il rifo defcorni fouéte fu cagione;84 di temerità inditio aperto. Q^uati fdegni,quali furori ha una fol lagrimetta amor zati(quanti amori ha riiiniti,quanti feroci cuo/ ri inteneriti’84 quanta mercede s’è già pelmezó delle lagrime impetrata/tutteleforze humane infieme raccolte,rion haurebbono potuto impe/ trare quel che una lagrima ha fouente ottenuto. Fu fempre molto da più {limato Heraclito per/ che piafe,che Democrito p hauer rifo, 84 Graffo che dal non hauere mai rifo fu detto Agelafto, opro’ moltislìme cofe degne di eterna lode. li piptoe’ cagione che i noftri corpi quado fonte/ nei-elli fi aumentino,S4perdo molti non fi cura/ nodi rachetareipiangenti bambini nelle culle, acciocheperilpianto lemeilibra fidilatino, 84 à riguardeuol mifuracrefchino. Strine anchora Hippocrate che leinfirmita colrifo congiunte. [p. 47r modifica]’r^ DE PARADOSSI 47 fono dell’altre piii difficili à rifanare, lafciamo adunque il ridere da canto poi che non ha del graue,84 in tate calamitoferouine luogo alcuno non fi uede al ridere atto 84 opportuno. ESSERE MIGLIOR LA careftia, chel’abondanza. Il Vtti gli huomini aueduti li/ 1 beramente concederno fem i pre,chel’abondanza fuffe I madre de uitii, nemica delJ la modeffia, 84 pertinace I auerfanadella fobrieta,84 il) che ciò fia uero,ricordomi che effendo l’anno del M. D. X L111. in Picar dia dietro la corte, hauer udito una femina, la quale agrcméte fi doleua che all’hora fuffe una gra cariftia di uio,84 foueneuale che qdo uen’cra maggior abondaza.fuffe del continuo col rima néte della fua famiglia imbriaca. Certisfimaco fa e che quando minorcopia di uettouaglie fi ri/ troua,tato menor effere l’infoienti a degli huo/ mini,84 all’hora nófdegnarfi alli altrui feruigi, la onde al tcpo dell’abondanza ftentafi ftremamente per hauer un difutilisfimo feruidore. No e ueramente altro l’abondanza del prefente an/ [p. 47v modifica]mi IL PRIMO LIBRO 3*> tio,dcllaquale noi pazzamente tato firalegriamojche un’arra 8i un pegno della feguente cari fti3,et fu già da curiofi feritori oflTcruatOjchetut te le regioni copiofe di uettouaglie, fulTero an/che fempre copiofe de maluagi huomini. Inco/ minciamò un poco dalla Hircania,oue(feil uero ci referifconoe’ dotti iftorici/ciafcuna uiteprodu ce una gran metreta di uino,8C ciafciin’albero de fichi quarata moggia oltre che il formcto caden do dalle fue fpiche,fenza induftria di cultura ri/ nafccjiui anchora l’ape fanno fu gli arberi ilme lc,che poi dalle fiondi con larga uena diftilla,8C gli huomini fono anchora più degli altri fieri,tri fti,beftiali,&: orgogliofi-In India hanno due le/ menti,l’una l’eftate SC l’altra il uerno,84gli habitatori di que paefi,lbno fopra modo bizarri,bugiqrdi,84 frodolenti.ln Babilonia ogni gra nello di fermento ne partorifce ducéto,oltre,che il miglio Se ilfifamo per la fecondità del terreno che ui emarauigliofa, crefce alla gra ndezza di giufto SC perfetto albero,84 è paefani fono anche più degli altri fecondi in tutte lefcelerate opera tioni.ln Tacape città dell’Affrica uedefi una in finita abondanza di qualunq; cofa al uiuerehn; mano opportuna,S4 euui anche una moftruof i, abódaza di triftitie,di latrocinii,di adulterii, di perfidie,84 dislealtà. D i 1l’altro canto, conlidri ■ fi attentamente che le regioni fterili,fono tutte in dulhiofe,amichedi uirtu,84 di trauagli foffn’éU [p. 48r modifica]em DE PARADOSSI. Vz) 49 ti.G enoua in prima capo di Liguria per effere di ^ ficata fopra d’un fcoglio fa gli huomini peri’ac quifto d’ogni picciola cofa ardi ti a’ tutti e difagi piaceuoli,accoftumati,84 uigilanti,dotti nell’ar te marinerefca, SC quafi ad ogni cofa deliri. Firenze fimilmente di Tofcana metropoli,per che patedifettodi uettouaglie ha gli hominifopra gli altri faui,accorti,ben parlanti, inueftigatori di tutte le fottigliezze’ne trouafi hormai luogo firimotojoue la Fiorentina prudéza penetrata nó fia. Vinegia anchora per effere nell’acquefal/ fe fondata tra capane de miferi pefcatori, uolto gl’ingegni 8C Parti a gli acquifti leuantini don/de ne diuenne in picciolo tempo SC gagliarda et per tutti e uicini liti tremenda. La Republica di Lucca per la cariftia del territoro, diuenuta e di modo induftriofa, che detta ne pcrcommun prouerbio la Republica delle formiche, SC i cittadini di quella fono fenii d’honore, amici di uirtu, pieni dileaka Si religiofi fenza al/ cuna fuperftitione,nefia chi mi opponga il uol to Barbuto di Lucca, percioche di tal cofa hoggimai raueduti,gli dano a punto tanto di ri// uerentia quanto fe gli conuiene, 84 non più, lafciaro il fauellare dell’altre fterili regioni, per non effere troppo rincrefceuole. Certif-/ fima cofa e’ che fe copiofamente produranno e noftri campi, hauercnio anchora da pafce re maggior copia di caualette, di grue, 84 [p. 48v modifica]il; 5^ IL PRIMOLIBRO altri ingordi animalacci, 84 nel granaio conue/ racci nudrire de molti topi, occuparci nel fpe/ ^ gnere de uermi, 84 prima più fatica hauere nel ’ sbarbare illollio che tra grani fouente nafce, bi/ fognerà di più eflere fchiauo di chilo miete, di -chi lo ricog]ie,84 di chi lo batte in fu l’aia 84 per conchìudeilain pocheparole, l’anfieta che fra molti compartir fi fuole, fara quafi impoflTibi^ le adelTer da un folo ( quantunque fofficicn te) retta; conueracci guardare con map-gior diligenza che le chiarii del granaio non cj fie/ no da feruidori contrafatte, oltre che poi, mille altri penfieri ne ueranno per la mente 84 muri tratto di arrichire, 84 di guardarlo per molti anninellefolTe, doue non infracidifcafi come fpelTo auiene ) 84 tanti altri duri incom// modi dall’abondanza nafcono, che mi confondo poterne raccontare la menoma parte. -^ Lafciaro’ per tanto contemplate il reftante à chi leggerà e’ noftri ParadolTi, a’ quali, fe piace/ ra’di uolere anche in luogo dell’Hircania, del/ l’India, 84 altri fimili luoghi,confiderare il fta/ to di Terra di Lauoro, di Puglia, della jViarca,84 di JVHlano,troueralli certamente per la gralfezza più degli akrifeditiofi,amijri natoti,carnalac/ ■ ci, 84 licen/ tiofi.,.. Meglio [p. 49r modifica]mi DE PARADOSSI 49 MEGLIO E’ MORIREjCHE longamente campare. ficuriffimo de ilAntae hoggidi la miferia 1 dellecofehumane, che ben I potrebbeliberaméte ogn’u 1 no confeffaremieglio^efe I il morirebbe logaméteca/ ^ pare,effendo la morte mini -a lira nera di giuftitia, porto imo cietrauagl!,etcertiffimauia difalu ictisiiia.veramete,qiuiao mai altroin beneficio de mortali non opaffe, ella e almeno cagione,di farci rimanere dall’offendere fi ftranamétecome facciamo il magno Iddio, effa anchora ne caua di mille ftenti, ne libera dall’ingordigia de più potéri, 84 dalle mani rapaci de crudeli tirani,et p nó annouerare di uno in uno e benefici, che p lei di có tinuoriceuiamo,dico,cbe d’infinitoimpac ciò ne trahe.Certo,fe non era la morte, erauamo raiferabilmétea pene eterne códennati,erauamo da una ifinita caligine total méte oppreffi.Si che paruto m’e fempre un grade ignorante, quel ba buaffo di Ariftotele(che tanto pero fi loda 84 da fciocchi fi amm ira) affermado ne fiioi Iibri,che lamoitefuffe l’ultimo de tuttele terribili cofe, ben pare,ch’egli non udiffe giamai l’oracolo de GioaniApo{lolo,forrecheiparato haurebbe nó -effere ne doléti,ne niiferi,ma beati e morti.Mol/ C [p. 49v modifica]IL Secondo LiBRr?.’^ ti faui ne primi fecoli uoluntaria morteelelTero, moki conofcédo ninno male,anzi infinito bene, ^ i qlla ftate nafcofto,fe ftesfi hor col ferro,hor col ueneno, 84 tall’hora colprecipitarfi da qualche akarocchia amazzarno.Fasfi métióe appreffo de fcrittori Greci d’un giouinetto d’A mbraccia, ilqle,leggédoe’ dialogidiPlatóe fcritti dell’im mortalità,quato più tofto puote,fi procuro la di fiata morte,84 a noftri tépi,Marco Cauallo leg/ gendo i dotti cóponiméti de meffer Nicolo Leo/ nico faftidito della prefente uita, delibero fenza molto tempo interporui di uoler morire, leggefi anchora che hauédo in Sicilia dui giouani fatto uerfo la madre loro piatofisfimo uffitio,effa,Id dio,p ricópenfa di tata beniuoghéza,caldaméte pregaffe,84 la feguente notte effer ftati ritrouati morti,diIche,fortemcte dolédofi la mifera femi/ nella,fugli dall’oracolo rifpofto, che miglior co fa della morte nó fe gli poteua dare.Eragia anti cha ufanza nella Tratia di fare dirotti pianti, 84 moftrare gra cordogli,pe! nafciméto de figliuoli. 84 nella morte loro.riderfi,farfi giuochi, 84 cele brartriunfi.conofcendodigra longa miglior la morte che la uita,84 fe unabarbaranatióepriua di filofofia hebbe già tata cognitióe del uero che la morte li dol(*méte amaffe, nó fi uergognare mo noi di effere del uiuere tato bramofi/nó diffe il gerii poeta Tofcano che l’era fin d’una prigióe ofciira a gli animi gentili i Paulo apoftolochefu ueramete uafé della mifericordia di lddio,nó de [p. 50r modifica]<Wi DE PARADOSSI 3*> 50’ fideraua egli morire, per elTere con Giefu Chri>, fto(84 noi per commettere mille eccesli, per ag• giugnere ftrapre colpe a’ colpe, diuerremo della mortai uita tutta uia più uolunteroli’Ezechia defiderauala morte, per godere delle bellezze del cielo,84 noi pazzi la uita bramaremo p aui/ luparfi tutta uia nelle briitezze del mondo l Simeone anchora (quel gin fto 84 fanto uecchio) di buon cuore bramolla, 84 noi cechi, fenza giuditio,priui in tutto di difcorfo,l’odiaremo 84 mal ne diremo (Non mi penfo già io che fenza cagione da^ Romani fu ffe detta L E T V M, an/ zi perciòcredo chedetta nefulTe.perchè lieti, 84 contenti ne fa, benché alcuni affiimatigram maticuccidichino effere per antifra,fi, o’ignoran ti noi, poi che nonconofciamo benefitii tanto ringoiati. Eh che alegrezza 4 che confolatione habbiamo noi in quefta mifera uita > qualunque più longamente campa non uede egli 84 fente fempre cofe di affanno, più tofto che di gioiaf non e’ la uecchiezza l’ifteffomorbo (non fono e’ uecchi uiui cadaueri con e’ fuoi catarri i Effor tandocila fcrittura diuina al fpeffo ramemorarel’hora del morire.fe dalle male opre,84 fcon rifatti, guardare ciuogliamo.Horda uoi ftef/ lì penfar potete chefela fola memoria ne fa fi certo 84 util beneficio che fare debba laifteffa morte.’Sottogiugnero uolétieri le formate paro le della fcrittura,accio che altrioó penfi che me lefogni M EMORARE NOVISSIMA [p. 50v modifica]mi IL SECONDO LIBR03AI Tva et in aeternvm non P E C C A B 1S.Simil fententia lego anchora ne, pagani fcrittoriàl che ha’ fatto hoggimai, che nó ne rimanga più in‘dubbio,anzi in quefto rifolii/ tomi fla,che chiunque habbia paura della mor/ te(in qual lì uoglia profe(rione)nó poffa mai fa/ re cofa degna d’honore,84 per quefto fuffe da fi/ lolbfi fi diligéteméte inculcato nelle noftre orec/ chie il difpregio di quella,84 da migliori fcrittori lodarli alcune barbare nationi,Ie quali,alla mor te correno có quella prótezza d’animo,che fi farebbe a publichi triunfi.0 ad altri giocondiffimi fpettacoli,84 come diffe il Poeta,aIzando ildito có la morte fcherzano.La natione Alemana pai tro nó e già crefciuta in fi gra reputatione, faluo che p effere della uita pdiga,84 della morte auida,nep altro itrodutta fu ne gli efferciti la mufi ca de le tróbe,de ciuftbli,dctàborri,et della cetra (héche al pfente lacetra più nó s’ufi che per fare teftimoniaza che il gir alla morte fia eòe gire al fonte et al colmo di tutte le cófolatiói,meglio e’adilq; morire che tato capare.etpiu beata dicia mola morte che ogni cofa adegua etfenza alcfi deletto hauere,foprad’ogn’unohafuo imperio che la uita,nefenza ragióe crediamo che adima dato unfilofofo che cofa fuffe morte, rifpódeffe eérun dolcefono eterno et un cafo ineuitabile, alquale.ne con lagrimcmecó preghiere, ne con fofpiri fi poteua in alcun modo riparare, ic fine del Primo libro.