Parlamento subalpino - Atti parlamentari, 1848/Discorso della Corona per l'apertura del Parlamento
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DISCORSO DELLA CORONA
per l'apertura del Parlamento
8 maggio 1848
signori senatori, signori deputati,
Vengo in nome del Re ad aprire la prima sessionc del Parlamento Nazionale.
La Provvidenza ci chiama ad inaugurare nella Nostra Patria il regime rappresentativo in una delle epoche più memo rande per l’Italia e per l’Europa.
Circondati da un fosco orizzonte noi uniti da mutuo amore, da mutua confidenza tra popolo e Principe, avemmo in pace dalla saviezza del Re le riforme e le instituzioni che assicurano al paese la forza e la libertà.
Turbata poi la nostra felicità interna dal duolo di fratelli Italiani che lo straniero conculcava, la Nazione sorse sdegnata e si strinse al suo Capo per sostenere l’onore e l’indipendenza d’Italia.
Iddio ha finora benedette le nostre Armi; l’Esercito ammirabile non meno per la disciplina, che pel valore, aggiunge nuova gloria all’antica sua fama; la Croce di Savoia innestata al Vessillo dell’Unione Italiana sventola sulle rive dell’Adige.
La nostra Armata di mare ha salpato da Genova. Se ella in contrasse nemici, ho ferma e personale fiducia che ella si mostrerà degna del nostro glorioso Re, del nostro glorioso Esercito.
Al campo l’ardore dei nostri soldati in mezzo ai disagi della guerra: nell’interno il rapido attivarsi, ed il nobil contegno della Milizia comunale: da ogni parte l’accordo delle opinioni e delle volontà dimostrano quanto sia vivo l’amor patrio in tutta la Nazione, quanto essa sia forte e matura pei suoi alti destini.
La Sardegna; rigettato il funesto retaggio di antichi privilegii, volle essere unita con più stretti vincoli alla Terraferma, e fu accolta dalle altre Provincie come diletta sorella.
La Savoia, cagione di momentaneo dolore, fu tosto causa di verace consolazione. I savoiardi si mostrarono degni figli della Patria, saldo baluardo d’Italia.
La Liguria a queste contrade subalpine più di fresco unita, a loro con vieppiù tenaci nodi ogni giorno si stringe; nuovo argomento alla salute d’Italia.
All’estero le potenze che hanno con noi comuni le forme di governo, e quelle in cui il popolo stesso regge lo Stato, ci danno prove delle loro simpatie.
Si sono riannodate le relazioni diplomatiche col Governo Costituzionale di Spagna un tempo sospese.
In Italia le disgiunte parti tendono ogni giorno ad avvicinarsi, e quindi vi è ferma speranza, che un comune accordo leghi i Popoli, che la natura destinò a formare una sola Nazione. (Altissimi applausi)
Signori, il Governo del Re comprende la gravità della missione, a cui è chiamato in tempi cotanto difficili, ma pieni d’av venire. Come ebbe il coraggio d’assumerla, cosi avrà quello di proseguirla.
Voi gli presterete il vostro concorso per consolidare, e compiere l’opera di rigenerazione, a cui egli si è accinto. L’Europa, che ha gli occhi sopra di Noi ci vedrà vincere difficoltà inseparabili dai primordii d’una vita novella, mercè una potenza sempre invincibile, quella dell’Unione.
Il Ministero vi presenterà il bilancio per l’anno 1849 e vi proporrà ad un tempo i provvedimenti indispensabili per far fronte alle gravi spese necessitate dalle attuali circostanze, e dalla riduzione dell’imposta sul sale.
La riforma della patria legislazione, che fu la prima cura del Re nel salire al Trono verrà condotta a termine, mercè di un Codice di procedura civile e dell’ordinamento d’istituzioni giudiziarie conformate rigorosamente al sistema costituzionale.
Vi sarà presentato un progetto di legge sul Consiglio di Stato, che statuisca le attribuzioni consultive di questo Corpo. Un altro se ne prepara, che metta le istituzioni municipali e provinciali in armonia coi nostri ordini politici.
L’organizzazione della pubblica istruzione, sulla quale si fondano le più belle speranze della Patria, verrà sottoposta al Vostro esame. Altri progetti vi saranno pur rassegnati per la revisione delle leggi sui boschi, sulle acque e sulle strade, non che per migliorare altri rami d’amministrazione e coordinare le leggi attuali colla nuova forma del Governo, acciò il principio di libertà e di progresso che lo anima, si diffonda per ogni dove a vivificare tutte le parti del Corpo sociale e a benefizio morale ed economico specialmente delle classi più numerose.
Se avviene che la desiderata fusione con altre parti della Penisola si compia, si promuoveranno quelle mutazioni nella legge che valgano a far grandeggiare i destini Nostri, a farci aggiungere quel grado di potenza, a cui pel bene d’Italia ci vuole la Provvidenza condurre. (Altissimi applausi)
Signori, il Re commettendomi l’alto incarico di rappresentarlo in mezzo a Voi, mi ha ordinato di esprimervi il suo affetto, di assicurarvi della profonda confidenza che ripone nei
vostri lumi, nella vostra devozione alla Patria. Voi, ben comprendete quanto dolce sarebbe stata al suo cuore la consolazione d’iniziare in persona l’era novella apertaci dal magnanimo suo senno.
Le necessità della guerra gliene impongono il sacrifizio.
Conceda Iddio un pronto e vittorioso ritorno a quello che io tengo in luogo di padre, ed a cui la nazione è debitrice di tanti benefizi.