Pastorale 18 agosto 1871 (Ghilardi)/Pastorale 18 agosto 1871 (Ghilardi)

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Lettera pastorale al clero della diocesi di Mondovì

../Enciclica "Saepe Venerabiles" (Pio IX) IncludiIntestazione 4 gennaio 2012 100% Cristianesimo

Enciclica "Saepe Venerabiles" (Pio IX)

[p. 1 modifica]

Fr. GIO. TOMMASO GHILARDI

DELL’ORDINE DE’ PREDICATORI

PER GRAZIA DI DIO E DELLA SANTA SEDE APOSTOLICA

VESCOVO DI MONDOVÌ E CONTE

PRELATO DOMESTICO DI S. S.

ASSISTENTE AL SOGLIO PONTIFICIO

ABATE COMMENDATARIO PERPETUO DI S. DALMAZZO


Ai Molto Reverendi Signori Parrochi
e Rettori delle Soccorsali della Diocesi
Salute e benedizione.




Iddio, che è bontà per essenza, non permette mai il male se non a soddisfazione di sua giustizia, e per ricavarne qualche bene; e mentre purga nel crogiuolo i suoi eletti, non lascia mancare loro gli aiuti di cui possano aver bisogno, per tollerare con merito i mali stessi, e volgerli in grandissimo loro vantaggio. Una prova luculentissima di questa consolante verità noi l’avemmo, V. F., recentemente nel maraviglioso movimento cattolico spiegatosi in ogni parte del mondo, per festeggiare lo straordinario ed unico avvenimento del Giubileo Pontificale del Sommo Pio IX: movimento che tanto confortò il S. Padre, e [p. 2 modifica]sì vivamente lo commosse da fargli scrivere una lettera, in cui versò tutto il paterno suo cuore nel ringraziare Iddio, e nello esternare la sua gratitudine verso li suoi figli, che cercarono di alleviare in tante e sì affettuose maniere i suoi dolori.

Ora però che il gran Pio nell’imminente ventesimo terzo giorno di questo mese sta per raggiungere non solamente gli anni, ma i giorni del Pontificato di S. Pietro in Roma nulla più dovranno fare i figli avventurati di tanto padre?

A Noi pare, che se, ogni cosa considerala, e attesa la tristezza dei tempi che corrono, non convenisse per avventura di rinnovare i festeggiamenti che anche in questa Nostra Diocesi ebbero luogo dal 16 al 21 giugno p. p., e superarono ogni Nostra aspettazione, nessuno potrà esimersi almeno dall’obbligo sia di ringraziar solennemente la divina Provvidenza per questo che dir si potrebbe portentum omnium saeculorum, sia di implorare ancor più lunga vita al medesimo Santo Padre, onde possa vedere il trionfo della Chiesa.

Affinchè però le preghiere siano degne di essere esaudite, è necessario che le anime si pongano in grazia di Dio, col sacramento di riconciliazione. Quindi è che il più sentito rallegramento che far si possa alla Santità di Nostro Signore per lo enunciato faustissimo avvenimento, quello è sicuramente di poterlo accertare che i fedeli in siffatti auspicatissimi giorni sonosi accostati ai santi Sacramenti, e con lui si sono uniti in ispirito nell’assistere al grande Sacrificio che egli promise di offerire a Dio in ringraziamento del benefizio affatto singolare che ha ricevuto, e di cui partecipano tutti quanti i figli della Chiesa.

Lasciando poi alla pietà, al fervore, allo slancio religioso la scelta fra i tanti mezzi, con cui i fedeli di altre diocesi si adoprano a segnalare un fatto così straordinario ed inaudito nella serie dei Romani Pontefici, Noi commendiamo assai l’appello che il [p. 3 modifica]benemerito Circolo della gioventù cattolica di Bologna fece agli italiani, invitandoli a concorrere con un’offerta qualunque perchè nel giorno 23 corrente venga presentata umilmente al S. Padre l’elemosina di una Messa, colla preghiera alla Santità Sua che si degni di celebrarla per la pace e salvezza d’Italia.

Per parte Nostra però, mentre contribuiremo con tutte le Nostre forze a questo santo divisamento, non osiamo farvi alcuna istanza su di ciò, paghi abbastanza del modo con cui siete sempre concorsi, in un co’ vostri parrocchiani, a sovvenire principalmente in quest’anno gli estremi bisogni del Vicario di G. Cristo.

Raccomandiamo invece caldamente che nel giorno 23 sia celebrata, coll’aggiunta alle altre Collette di quella pro gratiarum actione, una Messa a comodo del popolo, preceduta dal suono a festa delle campane per un discreto tempo, ed inculchiamo ai fedeli d’intervenirvi, formando intenzione di assistere a quella che celebrerà in Roma il S. Padre nel mattino stesso.

E siccome in detto giorno sarebbe difficile ai fedeli l’accostarsi ai SS. Sacramenti, Noi perciò determiniamo di fissare per questo uopo la domenica successiva (27), ordinando:

1. Che alla sera antecedente si suonino a festa le campane.

2. Che dai M. Rev. Parrochi e dal Clero si faccia di tutto perchè possa aver luogo una Comunione generale accompagnata dal solito canto delle lodi, anche a manifestazione della comune esultanza.

3. Che allo stesso fine si canti ad ora conveniente, colla maggior solennità possibile, la santa Messa, e si aggiunga la Colletta pro gratiarum actione.

4. Che finalmente alla sera abbia luogo il canto dell’Inno di ringraziamento prima della benedizione e venga preparato il popolo mediante analogo discorso.

Non sarà difficile ai sigg. Parrochi tessere questo discorso secondo la capacità delle rispettive popolazioni, tanto più che [p. 4 modifica]potranno ricavarne abbondante materia dall’Enciclica del S. Padre che terrà dietro a questa Nostra Pastorale, non che dalla Nostra Notificanza e lettera Pastorale pel Giubileo pontificale (*).

I motivi più pressanti per indurre e Clero e popolo a corrispondere al Nostro appello, Ci pare che s’abbiano a desumere:

1. Dall’eccelsa qualifica di Vicario di Gesù Cristo, e dalla sublime dignità, e supremo potere, di cui per autorità divina il Papa è investito.

2. Dall’aver egli il Supremo Gerarca corrisposto perfettamente alla sua provvidenziale elezione, sostenendo decorosamente una tanta dignità, ed esercitando con nobile fermezza il suo così sublime potere.

3. Dal vero mistico martirio, che continuamente ed eroicamente soffrì per mantenersi fedele all’alta sua missione.

[p. 5 modifica]

4. Dal prodigio diuturno e permanente oprato in lui da Dio, nella conservazione della preziosissima sua salute, fra mille e gravi ragioni in cui trovossi di perderla, e di abbreviarsi la vita.

5. Da un altro prodigio oprato dallo stesso Sommo Pio colla sua mirabil parola pronunciata con tanta frequenza in tutto il corso del laboriosissimo ed altrettanto glorioso suo Pontificato, a pascolo salutare del Sacro Collegio dei Cardinali, dei Vescovi, dei suoi sudditi e della Chiesa universale, da meritarsi l’appellativo di unico fra tutti i 256 Pontefici che lo precedettero. — Parola pronunciata con tanta eloquenza, con tanta dottrina, con tanta opportunità, che, propagata rapidamente in ogni angolo della terra, può ben dirsi avere dato una nuova vitalità al corpo mistico della Chiesa: di modo che, siccome nel corpo fisico dell’uomo il sangue, partendo dal cuore, si diffonde in tutte le membra del corpo stesso, e poi ritorna a cuore, così la parola del gran Pio, che è parola di Dio, parola di vera carità, uscita dal suo labbro, si fece sentire in ogni parte anche rimotissima della cristianità, e ripetuta da tutti i buoni cattolici eccitò dappertutto incendii di fuoco divino, ed operò frutti sì ammirabili, che i fedeli d’ogni nazione s’indirizzarono al Santo Padre, e pigliando occasione da ciò stesso che fu detto da lui, gli arrecarono tutto quel conforto di cui può esser capace il cuore del migliore dei padri, del più augusto sovrano, del più virtuoso e santo Pontefice. — Parola portentosa nel far conoscere in faccia ai più fieri nemici della Chiesa la forza indestruttibile della unità cattolica, presentando uno spettacolo mai più veduto nella comunione delle membra col capo, e di questo con quelle: spettacolo che non sono capaci di dare tutte le sètte, le religioni e tutti insieme i sovrani dell’universo. — Parola tremenda che profligava tutti gli errori, che furono messi in campo dagli eretici e da’ settarii dei nostri tempi, e scomunicava tutti gli usurpatori de’ sacri diritti, delle giurisdizioni e delle temporalità della Chiesa.

[p. 6 modifica]

6. Finalmente un possente motivo per indurre i fedeli a corrispondere alle Nostre intenzioni nel modo sovraenunciato, voi lo potrete dedurre, V. Fr., dall’odierno movimento cattolico per cui i fedeli di varie nazioni fanno pellegrinaggi di 20 e 30 migliaia di persone ai più celebri Santuarii del mondo. Altri fino a Roma, portando indirizzi con firme innumerevoli, somme egregie e doni preziosissimi, per cui direste le grandi sale del Vaticano convertite in un emporio di oggetti svariati di belle arti, in cui sfoggiarono i primi ingegni della nostra età.

Efficacissimo a parer Nostro debbe tornare sulla vostra lingua, o V. F., anche questo motivo, perocchè dicendoci l’Apostolo aemulamini carismata meliora, non è possibile che i Nostri Diocesani amatissimi, i quali, la Dio mercè, nell’immensa maggioranza sono ricchi di fede, non abbiano a sentirsi eccitati grandemente dall’esempio che in questi casi ci danno altre popolazioni, siccome sperimentammo sempre ogni volta che si fecero da Noi consimili appelli, e in ispecie ultimamente pel Giubileo pontificale. Oh! sì, V. F., non potremo Noi esprimervi mai abbastanza la consolazione che provammo per lo zelo spiegatosi in quella giocondissima occorrenza dal Clero e dal popolo, per cui le feste riuscirono veramente meravigliose, sì in città che nella Diocesi, non tanto per le solenni sacre funzioni di chiesa, quanto per le svariate esterne manifestazioni di gioia, così che non possiamo a meno di congratularci vivamente coi Nostri diocesani amatissimi, che, posposto ogni umano rispetto, esternarono in faccia al mondo, a Dio ed agli uomini la loro fede. Non dubitiamo quindi che saranno anche questa volta pienamente assecondate le Nostre premure, e ciò mediante Ci sarà dato di poter fare al Nostro S. Padre una tale relazione, da recargli grande consolazione e conforto, e convincerlo ad un tempo che la Diocesi di S. Pio V, se per la sua povertà di beni di fortuna non può gareggiare con quelle che gli offrono ricchi tesori, [p. 7 modifica]nella venerazione però, nell’amore e nell’ubbidîenza che devesi al Vicario di Gesù Cristo, nell’attaccamento inviolabile che professa all’augusta sua persona, non è seconda ad alcuna.

In tale ferma persuasione, e pieni di fiducia nel Signore, nella protezione di S. Giuseppe, nell’eccessiva carità de’ SS. Cuori di Gesù e di Maria, ai quali è consecrata l’intiera Diocesi, Ci raccomandiamo alle vostre orazioni, e vi compartiamo, colla più viva effusione del cuore la pastorale benedizione.


D.S. Noi dettammo alla meglio questa Nostra lettera dal letto di una breve infermità a cui andammo soggetti negli ora scorsi giorni. Saremo obbligati al Nostro venerando Clero ed amatissimo popolo, se reciteranno un Pater ed unAve in ringraziamento a Dio Signore, che, pregato da tante anime buone, si è degnato di restituirci la salute, la quale impiegheremo sempre alla maggior sua gloria ed al bene de’ Nostri figliuoli, che portiamo in mezzo al cuore e pei quali siamo sempre pronti a dare la vita.


Mondovì, 18 agosto 1871.


Pastorale 18 agosto 1871 (Ghilardi) - Cross.jpg Fr. GIOVANNI TOMMASO Vescovo.

C. G. Martini Segretario.



Note

(*) Non possiamo trattenerci dallo spiegare un pensiero, che per sè solo potrebbe bastare a dar materia ad un discorso sulla eccelsa dignità, grandezza ed importanza somma del Papato; ed è che il Papa, qual Vicario di Gesù Cristo può dire in senso accomodatizio con lui: Ego sum via, veritas et vita.

Via, perchè come capo visibile della Chiesa ha il sublime incarico di segnare la via del cielo, e di tutti guidare i fedeli al porto della salute: e chiunque non è col Papa è perduto: Qui non est mecum contra me est; et qui non congregat mecum, dispargit (*).

Verità, perchè il Papa è sulla terra il solo uomo infallibile nell’insegnamento di ciò che si deve credere ed operare al conseguimento della eterna salute; e questo è ora dogma di fede definito dal Vaticano Concilio.

Può dirsi finalmente essere il Papa la vita, inquantochè è la fonte della giurisdizione sul corpo mistico della Chiesa e sul corpo reale di Gesù Cristo; dimodochè cessando di esservi il Papa non vi sarebbero più Vescovi che solo da lui sono creati, cessando i Vescovi non vi sarebbero più sacerdoti, nè vi sarebbe più Gesù Cristo sui nostri altari, ed avrebbe così finito di sussistere la Chiesa; ed è perciò che il gran dottore S. Ambrogio ebbe a dire: Ubi Petrus, ibi Ecclesia.

(*) Matt. 12, 30.