Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1010

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[p. 336 modifica] antiche, si deve credere ch’io lo dica solamente in vista della greca e della latina, ma di tutte; ed alcune (come la varietà, ricchezza ec.) delle colte massimamente. Esse qualità infatti sono state notate nella lingua celtica (vedi p. 994), nella sascrita [p. 337 modifica](vedi Annali di scienze e lettere, Milano, gennaio 1811, n° 13, p. 54, fine-55), lingue cóltissime, benché sieno diversissime dalle nostrali; e cosí in tante altre. Né bisognano esempi e prove di fatto a chi sa che le dette e simili qualità derivano immancabilmente dalla natura, maestra e norma e signora e governatrice degli antichi e delle cose loro (2 maggio 1821).


*    Della lingua volgare latina antica vedi Andrés, Dell’origine d’ogni letteratura ec., parte I, c. 11, edizione veneta del Vitto, t. II, p. 256-257, nota (*). La qual nota è del Loschi. Che però egli s’inganni, lo mostrano le mie osservazioni sopra la lingua di Celso, scrittore non dell’antica e mal formata, ma della perfetta ed aurea latinità (4 maggio 1821).


*    Se i tedeschi oggidí hanno tanto a cuore e stimano cosí utile l’investigare e il conoscere fondatamente le origini della loro lingua, e se il Morofio (Polyhist., lib. IV, cap. 4) si lagnava che al suo tempo i suoi tedeschi fossero trascurati nello studiare le dette origini, Dolendum ec., vedi Andrés, luogo cit. qui sopra, p. 249, quanto piú dobbiamo noi italiani studiare e mettere a profitto la lingua latina (che sono le nostre origini), lingua cosí suscettibile di perfetta